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L'acquacoltura salverà il mare?

Cos'è l'acquacoltura: pesci d'allevamento e selvaggi a confronto



Dicono che ci siamo mangiati l'ultimo pesce d'Europa: il consumo ha superato la capacità di riproduzione dei mari. In Europa si consumano 25,6 kg di pesce all'anno, rispetto alla media mondiale di 16.3 kg. 

L'allarme è stato lanciato dal rapporto "Fish dependence": mentre la popolazione mondiale cresce e cresce il consumo pro capite, i pesci nei mari diminuiscono. Soprattutto le specie di moda, ovvero merluzzo, salmone, pesce spada, tonno. Il ritmo della pesca è troppo veloce rispetto ai tassi di riproduzione.

La soluzione per continuare a mangiar pesce e salvare i nostri mari è volgersi all'acquacoltura?

L'Italia è certamente uno dei Paesi più all'avanguardia in questo settore, nel quale investe da diversi anni. Diverse sono le realtà che si sono distinte nel panorama nazionale: il centro ittico "Bonello" di Porto Tolle (RO), è stato il primo a lavorare sul biologico, proponendo alle tavole il branzino bio.

A Pachino, in Sicilia, è nata acqua Azzurra spa specializzata soprattutto in avannotti, che poi vende in buona parte di Europa e a numerose realtà italiane. Tra queste vi è l'associazione di allevatori di Alberobello. In Sardegna, a Golfo Aranci, esiste uno dei più moderni impianti di maricoltura, seguito dalle Compagni Ittiche Riunite, dove si allevano spigole, saraghi, orate e ombrine.

Scoprite queste e le altre numerose realtà legate all'acquacoltura insieme a Davide Paolini, che con biologici ed esperti del settore, cercherà di capire cosa distingue nutrizionalmente un pesce allevato da uno pescato e come riconoscerli sul banco.

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