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Alta Val Taro e Val Ceno, l’autunno fuori rotta profuma di bosco

Da Borgotaro a Bedonia, porcini, tartufo, castagne e torte d’erbe raccontano l’autunno 2026 nell’Appennino parmense meno noto.


 

Alta Val di Taro e Val CenaPorcini, tartufo nero, castagne e torte d’erbe: da settembre a novembre cinque feste portano alla scoperta dell’Appennino parmense, tra piccoli paesi, boschi e una cucina che racconta ancora il luogo da cui proviene.

Il navigatore, a un certo punto, comincia a suggerire strade sempre più strette. È un buon segno. Significa che Parma, l’autostrada e le rotte più frequentate sono rimaste alle spalle e che davanti comincia un altro Appennino: quello dell’Alta Val Taro e della Val Ceno, fatto di boschi, piccoli centri, castelli, torrenti e tavole sulle quali l’autunno arriva prima attraverso il profumo che attraverso il calendario.

Proprio questo ci piace delle cinque feste in programma da settembre a novembre 2026: offrono una ragione gastronomica per raggiungere luoghi nei quali, probabilmente, molti viaggiatori non sarebbero arrivati per caso.

Il fungo porta a Borgo Val di Taro e Albareto, il tartufo nero conduce verso Bedonia, mentre torte d’erbe e castagne spingono ancora più in là, fino a Tarsogno e Santa Maria del Taro. La cucina funziona da bussola, ma il vero viaggio comincia appena ci si allontana dalla tavola.

Alta Val di Taro e Val Cena

Il turismo del bosco

Da queste parti parlare di porcini soltanto come ingrediente sarebbe riduttivo. Il bosco è economia, cultura materiale, conoscenza delle stagioni e persino un diverso modo di misurare il tempo.

Il Fungo di Borgotaro IGP cresce spontaneamente nei boschi di castagno, faggio, quercia e abete e la denominazione comprende quattro specie del genere Boletus: edulis, aereus, aestivalis e pinophilus.

Una geografia gastronomica difficilmente separabile dal paesaggio.

Non sorprende quindi che il calendario autunnale parta proprio da Borgo Val di Taro, dove il 19-20 e 26-27 settembre 2026 torna la Fiera del Fungo di Borgotaro IGP. Sarà la 51ª edizione e il programma porta nel centro storico mercato agricolo, mostra micologica, Street food e gli appuntamenti dell’Officina del Gusto.

La cosa interessante, però, accade anche fuori dagli stand.

Si può arrivare per mangiare un piatto di porcini e ritrovarsi a voler capire perché proprio questi boschi producano Funghi diventati parte dell’identità della valle. È quel passaggio — dal prodotto al territorio — che distingue una buona sagra da un vero strumento di turismo enogastronomico.

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Ad Albareto il porcino diventa comunità

Pochi giorni dopo il testimone passa ad Albareto, dove dal 2 al 4 ottobre 2026 è in programma la 29ª Fiera Nazionale del Fungo Porcino.

Qui vale la pena guardare anche dietro le quinte. La manifestazione nacque nel 1996 e nel tempo è cresciuta attorno a una forte partecipazione locale; l'organizzazione parla oggi di oltre 250 volontari coinvolti nella macchina della festa.

È forse uno degli aspetti più interessanti di questi appuntamenti lontani dai grandi circuiti: il visitatore non incontra soltanto un prodotto da acquistare ma una comunità che, per qualche giorno, mette in piazza il proprio rapporto con esso.

Mostra micologica, escursioni, cucina e attività dedicate alle famiglie diventano così porte d'ingresso al bosco. Non scenografia, ma parte della vita locale.

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Poi arriva il tartufo nero della Val Ceno

Il 17 e 18 ottobre, secondo il programma diffuso per il 2026, il viaggio prosegue a Bedonia con la Fiera del Tartufo.

Il protagonista cambia e cambia anche il profumo.

Qui è il tartufo nero della Val Ceno a diventare il filo del racconto gastronomico. Bedonia lo considera uno dei prodotti caratteristici del territorio e la manifestazione autunnale è ormai uno degli appuntamenti ricorrenti del paese.

Meno mediatico di altri tartufi italiani, forse proprio per questo interessante da incontrare nel luogo in cui viene cercato, raccolto, cucinato e conosciuto.

Alta Val Taro e Val Ceno giocano infatti una partita turistica diversa da quella delle destinazioni già celebri: non devono gestire folle attirate da un nome internazionale, devono convincere il viaggiatore a deviare.

E nel turismo contemporaneo una deviazione ben raccontata può valere parecchio.

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L’8 novembre si sale ancora

Il finale porta verso due piccoli centri quasi contemporaneamente.

L’8 novembre Tarsogno ospita la giornata conclusiva del Festival della Torta d’erbe, mentre a Santa Maria del Taro torna la Festa della Castagna.

La torta d’erbe appartiene a quella cucina appenninica nella quale farina, verdure, gesti domestici e disponibilità stagionale contavano più di qualsiasi ricettario. La castagna racconta invece un pezzo ancora più antico dell'economia di montagna, quando il castagneto era dispensa, reddito e riserva alimentare.

A novembre il turismo gastronomico cambia così scala. Niente grandi prodotti da copertina: una torta, una manciata di castagne arrostite, un paese.

Ed è proprio qui che il viaggio diventa interessante.

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Venire per il porcino, restare per l’Appennino

Il calendario delle feste può essere il pretesto per costruire un fine settimana più ampio. L'offerta turistica delle Valli Taro e Ceno mette insieme trekking, escursioni micologiche, attività nei boschi, visite ai caseifici, percorsi in e-bike e musei dedicati alla cultura del fungo.

Poi ci sono Compiano e Bardi, con i loro castelli, e una costellazione di piccoli paesi nei quali il turismo non ha ancora cancellato completamente i ritmi quotidiani.

È questa, probabilmente, la parte più contemporanea dell'intera proposta.

Mentre molte destinazioni cercano disperatamente il prossimo luogo da trasformare in fenomeno social, l'Alta Val Taro e la Val Ceno possiedono qualcosa di molto più difficile da costruire: una ragione concreta per uscire dalla strada principale.

Il presidente dell'Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno, Francesco Mariani, lo riassume così: «Non organizziamo semplicemente delle sagre: raccontiamo chi siamo. In Alta Val Taro e Val Ceno il bosco non è un paesaggio da cartolina, è un'economia, una comunità, un modo di stare al mondo».

Alta Val di Taro e Val Cena

Forse la questione è tutta qui.

Il porcino, il tartufo, la castagna e la torta d'erbe non sono cinque scuse per organizzare altrettante feste. Sono cinque modi per spiegare perché questi paesi esistono ancora, come si rapportano al bosco e quale posto possono trovare in un turismo che sta tornando a cercare luoghi meno affollati e storie meno prevedibili.

Cinque feste, cinque paesi e una buona ragione per allacciare gli scarponi prima ancora di impugnare la forchetta.

Info: Visit Alta Val Taro e Val Ceno
Tel. 0525 96796
E-mail: info@turismovaltaro.it
Il portale turistico territoriale raccoglie calendario, attività ed esperienze nelle Valli Taro e Ceno.

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