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L'identità ai fornelli

La Festa Nazionale della gastronomia in Francia rilancia l'orgoglio e i prodotti francesi


Applausi o critiche? Sicuramente un bravo al ministro della cultura francese Frideric Mitterand che ha istituito la Festa Nazionale (ripeto Nazionale) della gastronomia, il 23 settembre e, per celebrarla al meglio, ha accettato di esibirsi ai fornelli in diretta televisiva con “un diner presque parfait”.

I francesi sono notoriamente sciovinisti in cucina e in cantina ma, a differenza degli altri paesi, ritengono a ragione il cibo un’espressione culturale. È da sempre il Presidente della Repubblica, in persona, che assegna alte onorificenze agli chef e agli artigiani del cibo. In Italia, ma altrove, invece la cultura materiale è messa in un angolo, sdegnata dagli intellettuali (o presunti tali) con la puzza sotto il naso. L’iniziativa francese dovrebbe far riflettere soprattutto perché i nostri cugini hanno voluto svegliare l’orgoglio gastronomico, a seguito del successo di cucine di altri paesi (Spagna) e delle sempre più evidenti (e inevitabili) contaminazioni in cucina dalle immigrazioni.


Ma cosa celebra questa Festa Nazionale?. Udite, udite “il pasto gastronomico francese, elemento essenziale dell’identità nazionale”, definito: “rituale destinato a celebrare i momenti più importanti della vita degli individui e dei gruppi “. Ebbene quel “pasto” ha ottenuto il riconoscimento, da parte dell’Unesco, di bene immateriale dell’umanità. Insomma un qualcosa che unisce tutti i francesi, mentre l’Italia si è dovuta accontentare di far parte di quel discutibile gruppo di Paesi che hanno ottenuto insieme il riconoscimento della dieta mediterranea, ovverosia di un qualcosa di evanescente che non riporta di certo all’identità, così come sarà per la candidatura della pizza. Di certo un piatto straordinario, ma ormai divenuto apolide, come il cous cous, il kebab che non esprime l’identità nazionale.


Con le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia si è persa una grande occasione di “promuovere” le cucine (e non la cucina) del Buon Paese; si è limitato qua e là a celebrare Pellegrino Artusi, di cui ricorreva l’anniversario, ma questo illuminato scrittore di cucina, non può rappresentare l’identità culinaria, in primis perché conosceva le ricette di pochi territori, in secondo luogo perché, a differenza della francese, la cucina made in Italia non è nazionale, centrista, bensì espressione dei tanti e diversi  territori. 



In Francia migliaia di ristoranti stellati, bistro e locali di ogni livello, hanno aperto le cucine ai commensali e proposto un pranzo secondo tradizione francese (circa cinque Portate). Rituale riproposto anche in tante case private. I centri culturali hanno organizzato convegni sul cibo, così come sono stati riproposti i grandi chef del passato, quali Auguste Escoffier e sono stati riaperti luoghi storici per l’occasione. Una grande operazione di risveglio dell’orgoglio gastronomico francese, al tempo stesso un rilancio dei prodotti francesi, da tempo meno protagonisti sulla scena internazionale. 


Sine qua non



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