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Crémant francese: boom in Italia e nuove rotte enoturistiche

Vendite in crescita e otto territori da scoprire: il Crémant diventa chiave per viaggi tra vigne, cantine e paesaggi francesi


Les Grands Chais de France

Il Crémant non è più solo un’alternativa accessibile alle grandi bollicine francesi: sta diventando una chiave di lettura per esplorare territori meno battuti, dove il vino si intreccia con paesaggi, comunità e stili di vita. I numeri lo confermano, ma è il modo in cui questi vini raccontano la Francia a renderli interessanti per chi viaggia con curiosità.

Nel primo trimestre del 2026, il mercato italiano registra un +44% per le vendite di Crémant firmate Les Grands Chais de France. Un dato che si inserisce in una crescita più ampia: oltre 100 milioni di bottiglie vendute ogni anno nel mondo e un balzo significativo anche nel nostro Paese, passato in quattro anni da 450 mila a oltre 2,5 milioni di bottiglie.

Les Grands Chais de France

Dietro questa progressione non c’è solo una questione di prezzo o di posizionamento, ma una vera evoluzione culturale del consumatore. Il pubblico italiano, abituato al Metodo Classico, riconosce nel Crémant una pluralità di espressioni che riflettono territori diversi, spesso meno inflazionati rispetto alla champagne. Ed è proprio qui che si apre una prospettiva interessante in chiave enoturistica.

Le otto regioni del Crémant – Alsazia, Borgogna, Loira, Jura, Bordeaux, Savoia, Limoux e Die – compongono una mappa di viaggio sorprendente. Ognuna con una propria identità, ognuna con un ritmo diverso, ognuna con un modo specifico di accogliere.

Les Grands Chais de France

In Alsazia, il Crémant diventa il filo conduttore di itinerari tra villaggi ordinati, vigneti che si allungano ai piedi dei Vosgi e winstub dove la cucina locale dialoga con bollicine fresche e precise. In Borgogna, terra di grandi vini fermi, il Crémant offre una lettura più immediata e conviviale del territorio, perfetta per chi vuole entrare in contatto con le maison senza la formalità dei grandi cru.

La Loira gioca invece sulla varietà: castelli, fiumi e vigneti si alternano in un paesaggio dinamico, dove lo Chenin Blanc regala Crémant tesi e verticali, ideali per accompagnare una cucina di territorio sempre più contemporanea. Più raccolto e quasi intimo è il Jura, dove le produzioni sono limitate e il viaggio assume un carattere più autentico, tra piccoli produttori e degustazioni che sembrano conversazioni.

Scendendo verso sud, Limoux sorprende con una storia antica – qui si producono bollicine da secoli – e con un contesto mediterraneo che cambia completamente il registro dell’esperienza. Tra vigne, uliveti e una luce diversa, il Crémant si fa più solare, più immediato, perfetto per un turismo lento e diffuso.

Les Grands Chais de France

Savoia e Die, meno note al grande pubblico, rappresentano invece una frontiera ancora tutta da esplorare: montagne, vitigni autoctoni e produzioni di nicchia che parlano a viaggiatori attenti, in cerca di autenticità e contatto diretto con i produttori.

In questo scenario, il ruolo di un gruppo come Les Grands Chais de France è centrale anche nella costruzione di una narrazione accessibile: essere presenti in tutte e otto le denominazioni significa offrire una sorta di atlante liquido del Crémant, capace di accompagnare il consumatore – e il viaggiatore – da una regione all’altra.

Les Grands Chais de France

Le parole della Country Manager Romina Romano vanno proprio in questa direzione: l’Italia si conferma un mercato strategico, con consumatori sempre più attenti alla qualità e alla varietà. Un interesse che può facilmente trasformarsi in desiderio di scoperta, spingendo oltre la bottiglia e dentro i territori.

Per chi osserva il fenomeno con uno sguardo legato al turismo del gusto, il Crémant rappresenta una leva interessante: distribuzione capillare, riconoscibilità crescente e una forte connessione con aree meno congestionate rispetto ai grandi poli enoturistici francesi.

Un invito implicito a cambiare rotta. Meno code, più incontri. Meno etichette iconiche, più storie da ascoltare direttamente in cantina.

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