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Mele antiche nel Biellese: le varietà di Marco Maffeo

Nel Biellese, Marco Maffeo della Cascina Bozzola ha salvato e recuperato, nel nome della biodiversità, delle varietà locali di mele antiche dimenticate.



Da dove cominciamo a parlare di mele? Da Adamo ed Eva, naturalmente!

Così è partita la mia lunga conversazione con Marco Maffeo, pomologo e personaggio a tutto tondo. Volevo imparare qualcosa sul recupero delle varietà antiche, di cui Marco è instancabile ricercatore, esperto assoluto e generosissimo divulgatore.

La storia di Marco Maffeo

Marco vive vicino a Biella, nella Cascina Bozzola, che è stata dei nonni prima e dei genitori poi. La sua passione per le piante viene da lontano, ‘dalla Lina’, la signora che accudiva i bambini Maffeo. La Lina e Marco avevano il permesso di coltivare il loro piccolo orto, andavano per erbe spontanee, trapiantavano, facevano talee.

Dalla pratica alla grammatica il passo è stato breve: i primi libri di botanica, le prime ricerche sul campo. Da giovanissimo vice presidente e assessore all’agricoltura della Comunità Montana Bassa Valle Elvo, Marco si dedica, affiancato da un agronomo e un collaboratore, a un progetto regionale per il recupero del germoplasma frutticolo, durato anni.
Marco Maffeo della Cascina Bozzola e le sue mele antiche
Molte specie di mele ormai dimenticate si sono salvate grazie al loro certosino lavoro di detective botanici, documentato anche in un libro (ahimè ormai introvabile) che ho avuto la fortuna di leggere: Pum e pumme - Meli e mele nel Biellese - Biebi editrice.

Il volume si divide in tre parti: un vero e proprio catalogo di ogni specie di melo presente nel territorio Biellese, anche con un solo esemplare, una raccolta di interviste a vecchi frutticoltori che raccontano i loro ricordi e infine una selezione di ricette tradizionali con la mela come principale ingrediente.

Stare ad ascoltare Marco che racconta di meli e mele è un vero piacere. Siamo partiti dalla duttilità del frutto, che può crescere su quasi ogni tipo di terreno a patto che sia drenante e ben orientato. Il melo si adatta a qualsiasi clima, sviluppando varietà locali che sono un patrimonio ineguagliabile di biodiversità.

Ed è proprio la sua duttilità che ne determina la diffusione e lo fa diventare, nell’immaginario collettivo, il frutto della conoscenza di biblica memoria. La nascita dell’agricoltura pare risalga addirittura a 10.000 anni fa, nella cosiddetta “mezzaluna fertile”, in particolare nella Mesopotamia, ma le prime certezze di pianta da frutto coltivata sono state individuate a Babilonia, i cui giardini pensili erano considerati una delle Sette Meraviglie del mondo antico.
Nel biellese le mele antiche di Marco Maffeo della Cascina Bozzola

Il melo, albero antico quanto la vite

Le prime piante arboree coltivate e successivamente diffuse sono state l’ulivo, la vite e il melo. Parlando di meli, le differenti varietà nascono da seme, frutto di impollinazione incrociata e si sviluppano successivamente per innesto. Già gli Etruschi sapevano innestare!

Marco racconta che fino a pochi decenni fa i frutticoltori aspettavano che un melo raggiungesse una certa dimensione prima di innestarlo, in questo modo si manteneva un'importante biodiversità, mentre oggi si tende alla specializzazione. Alcune varietà rimanevano locali, altre conoscevano una diffusione globale. Nell‘800/inizio ‘900 si tenevano le Mostre Pomologiche, soprattutto nei Paesi dell’Europa Centrale, e in Italia c’erano i Comizi Agrari che si occupavano di suggerire agli agricoltori le nuove varietà che man mano venivano prodotte.

‘I Comizi Agrari erano una cosa molto molto seria’, dice Marco. Le varietà consigliate erano poche ed erano assolutamente sicure. Ora ognuno fa ciò che crede, ma possono succedere anche guai grossi!

‘Ti racconto cosa è successo in Trentino con la Pink Lady’. La Pink Lady è un brevetto mondiale, per poterla coltivare ci si deve associare e non si è proprietari delle piante. Si fornisce solo il terreno e la manodopera (quasi come un utero in affitto, dico io).

La produzione viene completamente ritirata da chi possiede il marchio e viene anche pagata molto bene. In Trentino moltissimi hanno ceduto alla lusinga di una buona rendita, hanno espiantato i meli locali in favore della signora in rosa. Peccato però che questa varietà non fosse testata per la coltura in montagna. Con l’escursione termica non si colora di rosa ma rimane di un bel verde. Buonissima, ma verde. Risultato: hanno dovuto tutti tornare alle vecchie varietà.
Le varietà di mele antiche salvate da Marco Maffeo

Quali varietà di mele antiche sono state salvate?

Parliamo dei frutti antichi che avete ritrovato, Marco. "Oh si, mi devi scusare. Io divago divago, ma poi mi ritrovo sempre". Come tutti i grandi affabulatori.

Dunque, le mele censite sono moltissime. 135 le varietà documentate, alcune autoctone, altre arrivate con vari mezzi da altre zone, soprattutto portate dai lavoranti stagionali che, tornando a casa, portavano le piantine dentro una patata per dar loro nutrimento durante il viaggio.

Nominiamo solo le favorite di Marco, ma ce ne sarebbero davvero molte:

- il PIATLIN era totalmente perso e ora lo coltivano anche nella Val di Non (Marco in questo caso ha fatto le veci del messaggero degli Dei!);

- il CHAMPAGNIN o RENETTA DI champagne, legato a un ricordo adolescenziale. Il grande albero del nonno è stato rifugio di tanti pomeriggi passati a studiare diritto (sic!) e lo ha reso di certo meno noioso;

- il DOSC PIAT (dolce piatto) che si usava anche come sciroppo contro la tosse, era un ottimo lenitivo e cotto al forno è uno spettacolo; 

- l’ARSGIULENTA (Ruggine Reale), buonissima al forno;

- il RIGADIN PIANTASUN, la mela più profumata mai incontrata, dice. Ha una polpa particolare, sembra sia fatta di bicarbonato, è frizzante come le caramelle.

Molte di queste varietà non le coltiva più nessuno.
Il Museo della frutta di Torino

Il Museo della Frutta di Torino

In Piemonte, a Bibiana, la Scuola Malva Arnaldi è un archivio storico all’aria aperta. Ci sono voluta andare per vedere i meleti antichi ed è quasi commovente pensare alla cura con cui la biodiversità viene preservata. Marco ci ha portato le varietà autoctone del Biellese e una volta l'anno va a vedere se crescono bene, se devono essere potate. Come uno zio amorevole che si preoccupa dei nipoti lontani.

Leggendo di mele e biodiversità mi sono imbattuta in un personaggio molto particolare: Francesco Garnier Valletti. Nato nel 1808 a Giaveno è un confettiere che si appassiona a quella disciplina denominata ‘pomologia artificiale’.

Mette a punto una tecnica, ancora segreta, per riprodurre con indubbio talento artistico e assoluta fedeltà, i frutti delle innumerevoli varietà che caratterizzavano i frutteti e i vigneti del suo tempo. Pare che abbia creato 1800 riproduzioni, tutte diverse.

Oggi, una piccola parte della sua collezione è diventata il Museo della frutta, a Torino. Naturalmente sono andata a curiosare e sono rimasta a bocca aperta per tanta sabauda perfezione!

Dopo questa conversazione la mia curiosità sulle mele (antiche e moderne) non si è placata. Diciamo che questa può essere considerata la prima puntata di una 'trilogia della mela' che avrà a che fare con la trasformazione dei frutti. Se avrete le pazienza di seguirmi.

Un enorme ringraziamento va a Marco Maffeo, per la sua ospitalità e per la grande passione che sa trasmettere, perché la conoscenza se non si tramanda è sterile (sono parole sue).

Per chi volesse fare un salto al Museo della Frutta, lo trova a Torino in via Pietro Giuria 15 (tra via Nizza ed il Po) - dal lunedì al sabato 10.00-18.00.
Marco Maffeo della Cascina Bozzola

Contatti

Cascina Bozzola di Marco Maffeo - Recupero e coltivazione delle biodiversità

Via Frassati 13, Occhieppo Inferiore (BI)
338/354 98 24
marco-maffeo@libero.it

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