L’olio Dop Umbria come racconto di territorio: Trevi e la cucina che parla la lingua dell’olivo
A Villa Fabri una cena oleocentrica racconta l’Umbria attraverso quattro chef, quattro oli Dop e la cucina come chiave di scoperta del territorio.
Trevi, in Umbria, è uno di quei luoghi dove l’olio non accompagna soltanto la cucina: la definisce. Qui l’olivo disegna il paesaggio, scandisce le stagioni, entra nei gesti quotidiani e diventa una grammatica condivisa tra produttori, cuochi e viaggiatori del gusto.

In questa cornice si è inserita la Cena Oleocentrica a otto mani, ospitata nelle sale affrescate della seicentesca Villa Fabri, uno degli appuntamenti centrali della quinta edizione dell’Anteprima Olio e.v.o. Dop Umbria, dedicata alla presentazione dell’annata olearia 2025. Un evento che ha scelto la tavola come strumento narrativo, capace di raccontare l’Umbria attraverso le sue diverse aree olivicole.

Quattro chef umbri, parte del circuito Evoo Ambassador promosso dalla Strada dell’Olio e.v.o. Dop Umbria, hanno costruito un percorso gastronomico in dialogo diretto con quattro oli Dop rappresentativi dei diversi territori regionali. Tra loro anche due cucine stellate, a conferma di quanto l’olio di qualità sia ormai un linguaggio centrale nell’alta ristorazione.
Ad aprire la serata è stato Fabio Cappiello, chef del ristorante Vespasia di Norcia, con un antipasto che parla di Appennino e stagionalità: Luccio in olio cottura, purea di radici e legumi dell’Appennino. Una cucina essenziale, precisa, dove l’olio EVOO Riserva Marfuga Dop Umbria Colli Assisi–Spoleto ha accompagnato e sostenuto la materia prima senza sovrastarla.

Il primo piatto ha portato la firma di Andrea Impero, chef di Elementi Fine Dining al Borgobrufa Spa Resort, che ha scelto un risotto all’olio e.v.o. come dichiarazione d’intenti: Giallo Oro, riso Carnaroli, zafferano, scampi e cognac. L’olio Seven del Frantoio Gaudenzi Dop Umbria Colli del Trasimeno, dal profilo equilibrato e delicato, ha dato struttura e continuità a una mantecatura giocata tutta sull’eleganza.

Con il secondo piatto, Ronald Bukri del ristorante Coro di Orvieto ha riportato al centro il vegetale, lavorando il carciofo in più consistenze: Carciofo all’olio e brace, misto dolce di pane, zuppa di Ranchino. Qui l’olio Poggio Amante del Frantoio Ranchino Eugenio Dop Umbria Colli Orvietani è diventato parte attiva del piatto, servito anche in forma di zuppetta per richiamarne i sentori più verdi.

A chiudere il percorso è stata Alice Caporicci, chef de La Cucina di San Pietro a Pettine, con un dessert che rilegge una merenda contadina umbra: Merangola. Arancia, oliva, olio. L’olio Dop Umbria Colli Martani del Frantoio Decimi si è trasformato in sorbetto, dimostrando come l’extravergine possa dialogare anche con il mondo del dolce senza perdere identità.

Accanto alla cena, un Oil Bar guidato dall’assaggiatore professionista Donato Maria Palancia ha permesso di esplorare le diverse espressioni dell’olio Dop Umbria, mentre il Banco di assaggio ha messo in contatto diretto produttori e ospiti, offrendo una mappa concreta dell’olivicoltura regionale attraverso le voci di frantoi e aziende agricole provenienti da tutta l’Umbria.

Esperienze come questa raccontano bene come l’olio e.v.o. Dop Umbria possa diventare uno strumento di promozione turistica autentico: non un semplice prodotto da degustare, ma un invito a conoscere luoghi, persone e paesaggi. Trevi, in questo senso, si conferma destinazione ideale per chi viaggia seguendo il filo dell’olio, tra cucina d’autore, frantoi da visitare e un territorio che sa farsi leggere con lentezza.
