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Che fine ha fatto Gastronauta?

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Dall'olio tunisino alla truffa del 100% italiano

La difesa dell'olio extravergine d'oliva italiano è stata il tema del primo Taste Ring del Gastronauta


Il Parlamento europeo ha dato l’ok all’ingresso senza dazi nell’Unione di 35.000 tonnellate aggiuntive di olio d’oliva tunisino. Il provvedimento ha scatenato la rivolta del settore agricolo, in particolare dei medi produttori olivicoli. Coldiretti ha preso una posizione netta contro una norma che ritiene completamente sbagliata e ha sottolineato il rischio di nuove frodi in un momento delicato per la ripresa dell’olivicoltura nazionale.

E proprio le frodi sull’olio extravergine d’oliva italiano sono state il tema del primo ring del Gastronauta durante l’undicesima edizione di Taste Firenze. Per capirci di più abbiamo chiacchierato con il colonnello Amedeo De Franceschi, comandante del Nucleo Agroalimentare Forestale - NAF.
 

Fino al 2009 il consumatore comprava olio extravergine d’oliva di grandi marchi industriali senza minimamente porsi il problema dell’origine. Il 2009 è una data che ha fatto da spartiacque. Perché? Il colonnello ci illumina a riguardo. Dal 2009 l’Unione europea ha deciso di disciplinare la produzione rendendo obbligatoria in etichetta l’origine dell’olio. secondo la norma è obbligatorio indicare se la provenienza è comunitaria o extracomunitaria, non lo stato. Eppure a partire da questo momento inizia l’ossessione del made in Italy che scatena il parco giochi della contraffazione.

Il ragionamento è questo: se c’è scritto olio italiano in etichetta, il collegamento con il made in Italy è immediato. Ecco che sull’etichetta dei marchi di olio industriale inizia a proliferare l’origine 100% italiano. Grazie alla legge Mongiello “salva olio italiano” che ha reso più trasparente l’etichetta e alle analisi sul dna che risalgono alla provenienza delle varietà di olive usate, molte truffe sono state arginate e molte aziende hanno pagato un’ammenda e tre mesi di reclusione. Tuttavia il settore olivicolo continua a rimanere fragile e poco tutelato. Dovrà scoppiare uno scandalo come quello del vino al metanolo perché anche sull’olio si aprano finalmente gli occhi e vengano tutelate le produzioni oneste e di qualità?

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