Vitto, a Mestre una fucina del gusto che rende più gentile la città
A Mestre nasce Vitto, enogastronomia con cucina, bottega, corsi e area eventi in via Calle del Sale.

Mestre ha bisogno anche di luoghi così. Spazi capaci di accendere una via, riportare profumo nelle giornate ordinarie, dare un motivo in più per fermarsi invece di attraversare il centro di corsa. La nuova apertura di Vitto – La Fucina del Gusto, al civico 58 di via Calle del Sale, va letta in questa direzione: non soltanto un indirizzo dove comprare qualcosa di buono, ma una piccola casa urbana del mangiare bene, pensata per chi lavora, rientra tardi, cerca un pranzo curato, una cena da portare via o un’occasione per imparare qualcosa in cucina.
L’inaugurazione ufficiale è prevista mercoledì 27 maggio alle 17, con musica live, degustazioni guidate, racconti dei fornitori e un assaggio pensato come biglietto da visita: un tortello artigianale con ripieno “Vitto”. Un modo semplice, e molto concreto, per dire da subito quale sarà l’anima del locale: cucina, bottega, convivialità, rapporto con chi produce.

Dietro il progetto ci sono tre figure che portano competenze diverse. Fabio Cavallarin, già alla guida dell’Osteria alla Torre, conosce bene il passo della ristorazione mestrina e il valore dell’accoglienza di prossimità. Riccardo Riato arriva dal mondo degli eventi e dei format, con uno sguardo orientato alla costruzione di occasioni condivise. In cucina ci sarà Stefano Callegaro, volto noto al grande pubblico per la vittoria della quarta edizione di MasterChef Italia, oggi chiamato a lavorare su una cucina veneta riletta con mano contemporanea. La sua presenza dà al progetto una spinta ulteriore, soprattutto nella parte dedicata ai laboratori e ai corsi.
Vitto nasce come spazio ibrido: gastronomia, piccolo market, selezione di vini e birre, cucina pronta, zona interna per fermarsi a mangiare e area eventi. Una formula adatta ai ritmi di oggi, ma senza cedere all’idea del consumo frettoloso e anonimo. L’obiettivo dichiarato è offrire un pranzo buono e agile, ma anche restare aperti fino alle 21 per chi vuole passare a ritirare la cena prima di tornare a casa. In mezzo, la possibilità di sedersi, assaggiare, scegliere una bottiglia, portare via un prodotto, iscriversi a un corso.

La parte più interessante, almeno per chi guarda al cibo come strumento di relazione con i territori, è proprio questa: Vitto non vuole essere solo un banco, ma un luogo che produce incontri. I corsi di cucina aperti agli appassionati, gli appuntamenti con i fornitori, i momenti pensati per aziende e privati possono trasformare una semplice enogastronomia in un piccolo presidio culturale del gusto.
Mestre, spesso raccontata più per ciò che le manca che per ciò che prova a costruire, trova in aperture come questa un segnale gentile. Una via può cambiare anche grazie a un’insegna luminosa, a una cucina accesa, a persone che tornano a camminare con una borsa della spesa in mano e una cena buona da condividere.
Andremo presto a fare visita a Vitto. Perché alcune aperture non vanno solo annunciate: vanno ascoltate, assaggiate, osservate nel loro primo dialogo con la città