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Istria d’autunno: il viaggio comincia dopo il tartufo

Dalla Foresta di Montona all’Olio Mate di Aleksandra Vekić, un viaggio tra Terrano, prosciutto istriano, gin, grappe e borghi.


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Dalla Foresta di Montona agli uliveti affacciati sull’Adriatico, l’autunno istriano sorprende con Terrano, prosciutto, distillati, gin e birre artigianali.

L’Istria comincia a farsi capire davvero quando l’estate abbassa la voce.

Il mare resta sullo sfondo, ancora luminoso, ma lo sguardo si sposta verso l’interno. Le strade salgono tra vigne, ulivi e campi di terra rossa, i borghi tornano a respirare con un ritmo più naturale e nelle konobe arrivano ingredienti che non hanno bisogno di grandi presentazioni. pane, prosciutto, olio nuovo, vino rosso, Funghi e tartufi dicono già molto del luogo in cui sono nati.

L’autunno è forse il momento migliore per avvicinarsi all’Istria gastronomica, perché consente di superare l’immagine, vera ma incompleta, di una destinazione legata principalmente al mare e al tartufo. La penisola croata possiede infatti un’energia produttiva sorprendente: accanto alle specialità storiche stanno crescendo frantoi di grande livello, cantine, distillerie, birrifici indipendenti e produttori di gin capaci di lavorare con le botaniche mediterranee.

Non una collezione di prodotti da mettere in fila, dunque, ma un paesaggio che si può assaggiare.

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Nella Foresta di Montona, seguendo il naso dei cani

Il tartufo bianco resta il grande segnale d’inizio della stagione. Cresce nei terreni umidi della valle del fiume Mirna, il Quieto, tra boschi ombreggiati e suoli argillosi, nell’area compresa tra Buje, Buzet e Pazin. La Foresta di Montona è il centro simbolico di questo mondo, fatto di silenzi, fiuto e conoscenze tramandate.

Il 5 settembre 2026 l’apertura della stagione permetterà ai visitatori di entrare nel bosco insieme ai tartufai e ai loro cani. L’esperienza comprende la ricerca e la degustazione, ma la parte più interessante arriva forse prima dell’assaggio: osservare un animale fermarsi, cambiare passo e indicare un punto apparentemente identico a tutti gli altri insegna quanto il tartufo dipenda dall’intimità con il territorio.

Apertura della stagione del tartufo bianco
Foresta di Montona, 5 settembre 2026

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L’olio istriano e la storia inattesa di Mate

Tra le scoperte che più raccontano l’Istria contemporanea merita una sosta l’olio extravergine. Gli uliveti si avvicinano al mare, attraversano la terra rossa e restituiscono oli spesso intensi, verdi, vibranti, nei quali il carattere mediterraneo incontra una precisione produttiva ormai riconosciuta ben oltre i confini croati.

La storia di Mate olive Oil, tra Salvore e Daila, sembra scritta apposta per ricordare che non esiste un’età prestabilita per cominciare qualcosa di importante. Mate Vekić piantò il suo primo olivo a 75 anni, alla fine del Novecento, e progettò un frantoio rivolto verso il mare. Da quel gesto nacque un’azienda che oggi conta migliaia di piante e lavora sull’identità delle cultivar e del terroir istriano.

A dare continuità e respiro al progetto è stata la figlia Aleksandra Vekić, la “signora Vekić”, figura centrale nella crescita dell’azienda e nella valorizzazione internazionale dell’olio istriano. Il nome Mate conserva quello del padre, ma il percorso dell’impresa porta con evidenza anche il segno della sua visione: cultura dell’assaggio, attenzione alla qualità e capacità di raccontare l’olio non come semplice condimento, bensì come espressione agricola di un luogo.

Assaggiare questi oli significa incontrare un’Istria diversa da quella delle cartoline balneari. Nel bicchiere emergono erba, carciofo, mandorla, foglia e una piccantezza netta, quasi una scossa. È uno dei prodotti capaci di spiegare meglio la particolare geografia della penisola: il vento, la vicinanza dell’Adriatico, il sole e quella terra rossa che sembra lasciare una traccia in ogni cosa. Il sito aziendale indica per Mate anche il massimo punteggio, 100/100, nell’edizione 2025 della guida internazionale Flos Olei.

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Il prosciutto istriano, appeso come un violino

A Tinjan il prosciutto non è soltanto qualcosa da affettare. È parte del lessico familiare, del lavoro contadino e del modo di accogliere.

Gli istriani lo chiamano vijulin, violino, per la forma che assume quando viene sorretto durante il taglio. Il soprannome contiene affetto e rispetto: il prosciutto istriano richiede tempo, aria, sale e una lavorazione precisa, senza scorciatoie.

Dal 16 al 18 ottobre 2026 Tinjan ospiterà ISAP, la Fiera internazionale del prosciutto, con produttori, degustazioni e incontri dedicati alla salumeria. Il portale turistico istriano sottolinea il legame dell’appuntamento con le rigorose regole di produzione e con la storia culturale e rurale del territorio.

Fiera internazionale del prosciutto ISAP
Tinjan, 16–18 ottobre 2026

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Biska, medica e teranino: l’Istria nel bicchiere piccolo

La grappa istriana ha il carattere delle dispense di campagna, dove erbe, miele e frutti venivano conservati trasformandoli in infusioni e distillati.

La biska, legata soprattutto all’area di Hum, nasce dal vischio e da miscele aromatiche custodite spesso come ricette di famiglia. La ruda utilizza la ruta e presenta un profilo erbaceo deciso; la medica, addolcita dal miele, è più morbida e immediata.

Poi arrivano carruba, fico, amarena e le interpretazioni contemporanee al tartufo o all’oliva. Il più identitario è forse il teranino, liquore ottenuto dal Terrano, vino rosso storico della penisola. Servito a fine pasto, racconta bene la capacità istriana di partire da un prodotto agricolo e portarlo in una nuova direzione senza recidere il legame con l’origine.

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Il gin istriano profuma di macchia mediterranea

L’interesse per il gin non è estraneo alla cultura locale. Ginepro, rosmarino, salvia, agrumi e altre botaniche crescono infatti in un ambiente che sembra predisposto alla distillazione aromatica.

Il 23 e 24 ottobre 2026 la vecchia fabbrica del tabacco di Rovigno ospiterà la quinta edizione di GinIstra, con oltre 35 espositori e più di 60 gin e prodotti collegati annunciati dagli organizzatori. Incontri con i distillatori, degustazioni e momenti dedicati alla miscelazione permetteranno di osservare come una bevanda internazionale possa assumere un accento fortemente istriano.

La parte interessante non consiste tanto nel trovare “il gin al tartufo” o la botanica più curiosa. Sta piuttosto nel capire come una nuova generazione di produttori stia imparando a leggere il paesaggio, traducendo profumi già presenti nell’aria in distillati contemporanei.

GinIstra Festival
Rovigno, 23–24 ottobre 2026

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La birra artigianale entra nelle konobe

Anche la birra si è ritagliata un posto nella scena gastronomica istriana. Piccoli produttori indipendenti lavorano su IPA, lager, pale ale e stout, spesso con una libertà che consente di sperimentare ingredienti locali o richiami al mondo del caffè, delle spezie e del tartufo.

Non tutto deve necessariamente parlare del territorio in modo esplicito. A volte basta che una birra sia prodotta bene, servita fresca e bevuta davanti a un piatto di carne, formaggi o pesce azzurro. Il movimento craft istriano è interessante proprio perché aggiunge una nuova possibilità a un territorio conosciuto soprattutto per vino, olio e distillati.

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Buie, quando la vendemmia diventa festa

A settembre l’odore dell’uva accompagna le strade dell’Istria nordoccidentale. A Buje, dal 18 al 20 settembre 2026, la Festa dell’uva raggiungerà la 120ª edizione.

Un anniversario che rivela quanto la viticoltura sia parte della vita collettiva e non soltanto dell’offerta turistica. Per alcuni giorni il centro storico diventa un luogo diffuso di incontri, musica e assaggi. Ma il senso più profondo rimane nei vigneti circostanti, dove la vendemmia continua a essere lavoro, attesa e valutazione dell’annata.

Festa dell’uva
Buie, 18–20 settembre 2026

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Citanova, camminando tra vino e Adriatico

L’autunno istriano non obbliga a scegliere tra costa ed entroterra. A Cittanova il mare rimane parte dell’esperienza, ma cambia la prospettiva.

Il 26 settembre 2026 Wine & Walk by the Sea proporrà una passeggiata enogastronomica tra paesaggio costiero, vini locali e specialità istriane. Il format del cammino ha un pregio: restituisce distanza e geografia ai sapori. Un calice bevuto dopo alcuni chilometri, davanti all’Adriatico, racconta più di molte degustazioni consumate distrattamente al banco.

Wine & Walk by the Sea
Cittanova, 26 settembre 2026

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Terrano e tartufo, incontro senza timidezze

Il Terrano non è un vino accomodante. Ha acidità, colore profondo, energia e un carattere che può apparire spigoloso a chi cerca rossi morbidi e addomesticati. Proprio per questo appartiene pienamente all’Istria.

A Montona il Festival del Terrano e del Tartufo mette nello stesso spazio due prodotti capaci di imporsi con decisione. Il calendario ufficiale del territorio indica l’appuntamento il 18 ottobre 2026. Degustazioni e abbinamenti diventano un modo per comprendere come la freschezza del vino possa sostenere la forza aromatica del tartufo e la ricchezza dei piatti autunnali.

Festival del Terrano e del Tartufo
Montona, 18 ottobre 2026

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L’Istria che rimane addosso

Il fascino dell’Istria nasce anche dalla sua familiarità. Nei nomi bilingui, nei muretti, negli alberi di fico e nei bicchieri di vino si riconoscono frammenti di Adriatico che appartengono a più culture contemporaneamente.

Eppure la penisola non è mai del tutto prevedibile.

Dietro un tornante può apparire un frantoio tecnologicamente avanzato. Dentro un borgo medievale si incontra un giovane distillatore. Accanto a una fetta di prosciutto arriva un olio capace di cambiare il sapore del pane. Nel bosco, un cane si ferma e indica qualcosa che l’occhio umano non avrebbe mai trovato.

L’autunno istriano è tutto qui: nella meraviglia di accorgersi che il tartufo, per quanto prezioso, rappresenta soltanto l’inizio del viaggio.

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