Alta Badia, quando la gastronomia diventa un modo di abitare la montagna
Chef, masi, pane, vini ed esperienze ladine: l’Alta Badia costruisce un modello turistico in cui il cibo diventa racconto del territorio.
- Dall’alta cucina ai masi ladini, dai vini nei prati al pane: a fine estate l’alta badia racconta un modello turistico nel quale mangiare significa entrare nel territorio
Dall’alta cucina ai masi ladini, dai vini nei prati al pane: a fine estate l’Alta Badia racconta un modello turistico nel quale mangiare significa entrare nel territorio
Carlo Cracco arriverà in Alta Badia il 7 settembre per cucinare insieme a Marco Verginer. È certamente il nome capace di attirare immediatamente l’attenzione, ma forse la notizia più interessante è tutto ciò che accade attorno a quel pranzo.
Perché l’Alta Badia sembra avere compreso qualcosa che molte destinazioni italiane stanno ancora cercando di mettere a fuoco: l’enogastronomia non è semplicemente uno dei servizi offerti al turista. Può diventare uno dei modi più efficaci per permettergli di comprendere un territorio.
Così, nello spazio di pochi giorni, si può passare dalla cucina stellata alla raccolta delle uova e del latte nei masi, da una degustazione dei vini dell’Alto Adige davanti alle Dolomiti a una festa dedicata al pane, fino alla preparazione di un piatto ladino insieme a chi quei sapori li custodisce quotidianamente.
Non è soltanto una successione di eventi. È una maniera precisa di costruire una destinazione.
Il cuoco famoso arriva, il territorio rimane
Il pranzo del 7 settembre al ristorante Porcino del Badia Hill Design Hotel mette insieme due linguaggi. Carlo Cracco porta una delle interpretazioni più conosciute della cucina italiana contemporanea; Marco Verginer, chef del Porcino e stella Michelin dal 2025, lavora invece dentro un paesaggio e una cultura gastronomica alpina.
Nel menu compaiono salmerino, capriolo locale e suggestioni mediterranee accanto ai piatti di Cracco. Ma la parte interessante non è stabilire quale delle due cucine prevalga. È esattamente il contrario: utilizzare l’alta cucina per creare una conversazione con il luogo.
Una destinazione gastronomicamente matura non ha bisogno di utilizzare il grande chef per sostituire la propria identità. Può utilizzarlo per amplificarla.

Dal ristorante al maso
Pochi giorni dopo cambia completamente la scena. Con Saus di paurs – Sapori contadini, il 10 settembre si parte da Badia camminando fra prati e aziende agricole. Latte, uova e farina vengono raccolti nei masi lungo il percorso, mentre le erbe spontanee diventano occasione per leggere il paesaggio. Alla fine gli ingredienti arrivano al rifugio L’Tamá, dove vengono utilizzati per preparare insieme un piatto della cucina ladina.
È una piccola esperienza turistica, ma racconta una trasformazione importante. Il visitatore non guarda più semplicemente la montagna. Entra, per qualche ora, nel sistema che la mantiene viva.
Ed è significativo che l’iniziativa sia nata anche dal progetto “Scuola e Turismo” insieme agli studenti locali. Perché parlare del futuro delle destinazioni significa inevitabilmente parlare anche delle persone che continueranno ad abitarle.
Il pane come patrimonio
Dal 4 al 6 settembre arriva invece la Festa dl Pan, nei rifugi dell’area La Crusc-Santa Croce. Pane, farine, gesti e ricette diventano strumenti attraverso i quali raccontare una cultura che precede di molto il turismo contemporaneo.
È forse questa una delle sfide più interessanti per le destinazioni alpine: non trasformare le proprie consuetudini in una rappresentazione costruita per il visitatore, ma permettere al visitatore di comprenderne il significato.
La differenza sembra sottile. In realtà separa il folklore dalla cultura.

Anche il vino esce dalla sala degustazione
Lo stesso principio ritorna con Vins alaleria, gli incontri condotti dal sommelier André Senoner. Il 9 settembre i vini rossi dell’Alto Adige vengono degustati sui prati di Larcenëi, poco sopra La Val, con le Dolomiti sullo sfondo.
Il vino smette così di essere soltanto qualcosa da descrivere attraverso vitigni, annate e tecniche produttive. Diventa parte di un paesaggio.
Ed è probabilmente una delle direzioni più interessanti anche per l’enoturismo: spostare l’attenzione dalla degustazione all’esperienza del luogo nel quale quella degustazione avviene.
Dalla valle alle vette
Dal 13 settembre al 4 ottobre Munts dl altonn – Dalla valle alle vette accompagna infine l’ingresso nell’autunno con esperienze dedicate a vini, erbe, cereali, cucina e formaggi di montagna.
Cambiano i protagonisti e cambiano i linguaggi, ma rimane la stessa idea: fare del territorio qualcosa da vivere prima ancora che qualcosa da fotografare.
È una prospettiva particolarmente interessante per una destinazione alpina, perché permette di allungare la stagione turistica e allo stesso tempo di dare valore a ciò che esiste durante tutto l’anno: agricoltura, allevamento, cucina, produzioni locali, paesaggi e comunità.

La vera alta cucina dell’Alta Badia
L’Alta Badia possiede ristoranti importanti, una storia gastronomica riconosciuta e una capacità ormai consolidata di attrarre viaggiatori interessati al cibo. Ma forse oggi la parte più interessante del suo percorso non sta più solamente nelle stelle Michelin.
Sta nella capacità di mettere nella stessa narrazione il cuoco famoso e il contadino, il sommelier e il maso, il ristorante gastronomico e il rifugio, il vino e il prato nel quale viene bevuto.
È qui che la gastronomia smette di essere una semplice motivazione del viaggio e diventa uno strumento di promozione territoriale.
Perché un piatto può raccontare un luogo. Un prodotto può spiegare un paesaggio. Una ricetta può custodire una lingua, una memoria familiare, un modo di coltivare e perfino un modo di vivere la montagna.
L’Alta Badia sembra lavorare proprio in questa direzione: non limitarsi a offrire buona cucina, ma utilizzare il cibo per accompagnare il visitatore dentro la cultura ladina e dentro il territorio dolomitico.
Ed è forse questo il passaggio più contemporaneo: non chiedere più soltanto al turista dove vuole mangiare, ma quale territorio vuole capire attraverso ciò che mangia.
