Oltrepò Pavese, il Pinot Nero e quelle vendemmie in Vespa a Cigognola
OltreGusto riporta al centro Pinot Nero, Classese e sapori dell’Oltrepò Pavese, territorio storico del Metodo Classico italiano.
- Pinot nero, finalmente senza complessi
- Oltregusto: bere il territorio, ma anche mangiarlo
- Quando arriva sera entra in scena la cucina
- L’oltrepò deve tornare a essere una destinazione

Il 7 e 8 settembre OltreGusto riunisce a Voghera vino, cucina e prodotti del territorio. Un’occasione per tornare in una terra che conosco da ragazzo e che sulle bollicine ha qualcosa da raccontare da oltre 160 anni.
L’Oltrepò Pavese per me ha prima di tutto il rumore di una Vespa.
Da ragazzo partivo per Cigognola nei giorni della vendemmia. Si andava a raccogliere l’uva per mettere insieme qualche soldo e, senza saperlo, si entrava in contatto con uno dei paesaggi viticoli più interessanti d’Italia. Allora il Pinot Nero non rappresentava certo una questione di posizionamento, denominazioni o strategie di comunicazione. Era uva, fatica, cassette, forbici, filari.

Oggi, tornando con la memoria a quelle colline, capisco meglio quanto vino ci fosse già dentro quel paesaggio.
L’Oltrepò è uno di quei territori italiani che sembrano aver avuto per lungo tempo più sostanza che capacità di raccontarla. Colline magnifiche a sud del Po, piccoli paesi, castelli, trattorie, salumi, vigneti e una geografia che comincia quasi in pianura e sale verso l’Appennino.
Soprattutto, Pinot Nero.
Non una presenza recente costruita per seguire il mercato, ma una storia che viene da lontano. Il territorio rivendica la produzione di blanc de noirs e rosé de noirs da Pinot Nero fin dal 1865 e oggi torna a mettere proprio questa radice al centro attraverso il progetto Classese.
La data è interessante anche per un’altra ragione.
Quando nel 1865 in Oltrepò si lavorava già sulla spumantizzazione del Pinot Nero, Antonio Carpenè avrebbe fondato soltanto tre anni dopo, nel 1868, l’azienda destinata a diventare uno dei riferimenti della futura storia del prosecco spumante. Carpenè Malvolti viene infatti indicata dal Consorzio di Conegliano Valdobbiadene come la prima cantina italiana a produrre il Prosecco come vino spumante.
Nessuna gara tra territori, naturalmente.
La storia del vino è molto più bella quando invece di costruire classifiche permette di scoprire percorsi paralleli. Ma resta un fatto: quando oggi pensiamo alle bollicine italiane, sarebbe giusto ricordare più spesso anche queste colline pavesi.

Pinot Nero, finalmente senza complessi
Per anni l’Oltrepò ha prodotto molto, forse raccontandosi poco.
Oggi sembra esserci una volontà diversa: restringere il fuoco, riconoscere il valore del Pinot Nero, spiegare le differenze tra vigne, versanti e comuni e costruire intorno al vino anche una destinazione.
Il Classese va esattamente in questa direzione.
Il nome mette insieme “classico” e “pavese” e recupera una denominazione già utilizzata in passato dai produttori oltrepadani. Il progetto vuole rendere immediatamente riconoscibili i Metodo Classico da Pinot Nero del territorio, facendo emergere una storia spumantistica che supera ormai i 160 anni.
Non è solo una questione di etichetta.
Il Pinot Nero qui trova condizioni particolari tra terreni calcarei e argillosi, altitudini differenti e l’influenza dell’Appennino. È questa varietà di ambienti a rendere interessante un territorio che per troppo tempo abbiamo raccontato semplicemente come una grande area produttiva della Lombardia.
La prospettiva dovrebbe forse essere ribaltata: non “quanto vino produce l’Oltrepò?”, ma che cosa raccontano i suoi Pinot Nero?

OltreGusto: bere il territorio, ma anche mangiarlo
In questo momento di riposizionamento arriva la sesta edizione di Oltrepò Terra di Pinot Nero, che nel 2026 si unisce a OltreGusto creando un unico appuntamento tra vino e gastronomia.
Il 7 e l’8 settembre Voghera diventerà così un piccolo osservatorio sull’Oltrepò contemporaneo.
La giornata di lunedì 7 settembre partirà dal Teatro Valentino Garavani, dove Alessandro Masnaghetti presenterà il lavoro di studio e mappatura realizzato sul territorio.
La scelta mi sembra particolarmente significativa.
Le mappe servono a un territorio vitivinicolo quando decide di smettere di essere genericamente “una zona del vino” e comincia a spiegare dove nasce ogni bottiglia. Versanti, esposizioni, altitudini e paesi diventano linguaggio.
Dalle 11 alle 17 il racconto si sposterà nel giardino dell’Istituto Gallini di Voghera, scuola agraria attiva dal 1894, con 32 cantine e oltre cento etichette tra Classese, Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese DOCG e Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC.
Scorrere i nomi significa leggere una parte consistente della geografia vitivinicola locale: da Conte Vistarino a Monsupello, da Calatroni a Bruno Verdi, da Tenuta Travaglino a Castello di Cigognola, da Cordero San Giorgio a Tenuta Mazzolino, insieme a molte altre realtà.
E proprio Castello di Cigognola, inevitabilmente, mi riporta alle mie vendemmie in Vespa.

Quando arriva sera entra in scena la cucina
Dal tramonto il vino smetterà però di stare da solo nel bicchiere.
OltreGusto nasce dall’idea, che condividiamo da tempo su Cibovagare, che un territorio turistico del gusto funzioni davvero quando vino, ristorazione, prodotti agricoli e artigiani cominciano a raccontare la stessa storia.
Nelle serate del 7 e dell’8 settembre, dalle 19 alle 24, ai vini dell’Oltrepò si affiancheranno ristoratori, pizzaioli, pasticceri, produttori e chef provenienti anche da fuori regione.
Ogni sera saranno proposti cinque assaggi di vino e nove piatti dei ristoranti oltrepadani, insieme agli showcooking condotti da Carlo Passera di Identità Golose.
Il programma è ampio: Dama, Selvatico, La Locanda dei Beccaria, La Stazione di Salice, Gazebo e Iria nella prima giornata; Villa Naj, Prato Gaio, Osteria del Campanile, Il Desco ed El Teresito, fra gli altri, nella seconda.
Sul palco arriveranno inoltre cuochi come Salvatore Morello, Felice Lo Basso, Giuseppe Biuso, Giacomo Sacchetto e diversi altri ospiti.
Ma forse la parte più interessante è un’altra.
Accanto al vino torneranno prodotti che appartengono direttamente alla geografia gastronomica locale: Salame di Varzi DOP, Peperone di Voghera, cipolla dorata di Voghera, miele, pane, olio dell’Oltrepò, distillati.
Ecco dove un evento dedicato al vino può diventare realmente utile al turismo.
Non basta far assaggiare una grande bottiglia: bisogna far venire voglia di sapere da quale collina arriva, quale strada porta alla cantina, dove fermarsi a pranzo e quale salume ordinare quando ci si siede in trattoria.

L’Oltrepò deve tornare a essere una destinazione
Tra Milano e Genova, poco distante da città con una enorme capacità di spesa e di movimento turistico, l’Oltrepò possiede una posizione geografica quasi sorprendente.
Eppure continua a essere, per molti italiani, una terra attraversata più che visitata.
Potrebbe diventare invece una delle destinazioni enogastronomiche più interessanti del Nord Italia: Pinot Nero, Metodo Classico, salumi, formaggi, ortaggi locali, castelli, piccoli paesi e strade collinari che sembrano fatte apposta per perdersi qualche ora.
Forse servirebbe proprio recuperare quella semplicità con cui lo vivevamo da ragazzi.
Una Vespa, una strada che sale verso Cigognola e nessuna fretta.
Solo che oggi, arrivati in cima, sapremmo finalmente cosa ordinare: una bottiglia di Pinot Nero. E, se ha le bollicine, ricordarci che da queste parti le facevano già nel 1865.