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Il vino ai giovani? Prima di versarlo, facciamolo raccontare

Trame di Vite porta i finalisti del Campiello Giovani sulle Colline UNESCO: il Prosecco Superiore diventa paesaggio, cultura e racconto.



Trame di Vite

Con Trame di Vite il Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG sceglie una strada interessante: giovani scrittori sulle Colline UNESCO per scoprire che il vino può essere cultura prima ancora che consumo.

Portare il vino nel mondo dei giovani non significa necessariamente mettere un calice nelle loro mani. A volte può essere molto più interessante consegnare loro un taccuino e portarli a camminare tra le vigne.

È probabilmente questa la parte più contemporanea di Trame di Vite, il progetto promosso dal Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene prosecco DOCG insieme al Premio Campiello, arrivato alla quarta edizione. I giovani scrittori vengono ospitati sulle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Patrimonio UNESCO, incontrano produttori e persone del territorio, percorrono le Rive, entrano nelle cantine e poi fanno ciò che sanno fare meglio: trasformano quello che hanno visto, ascoltato e vissuto in letteratura.

È un modo diverso, e forse più maturo, di costruire il rapporto tra nuove generazioni e cultura del vino. Senza inseguire linguaggi giovanilistici, senza trasformare necessariamente il prodotto nel protagonista e soprattutto senza confondere la conoscenza con il consumo.

Trame di Vite

Prima viene il territorio, poi eventualmente il bicchiere

La discussione sul rapporto fra vino e nuove generazioni finisce spesso per concentrarsi su quanto bevono, cosa bevono e perché bevono meno. Trame di Vite sposta la domanda: che cosa può rappresentare il vino per un giovane?

Può essere paesaggio, agricoltura, lavoro, storia familiare, economia di una comunità, letteratura. Persino geologia.

Nelle Colline di Conegliano Valdobbiadene, tra i 15 comuni della Denominazione, questa lettura assume un significato particolare. Qui la viticoltura ha contribuito a modellare il paesaggio e la relazione tra uomo e pendii è diventata uno degli elementi attraverso i quali il territorio viene riconosciuto nel mondo.

Dal 2022 Trame di Vite porta gli autori dentro questo sistema prima di chiedere loro di raccontarlo. Passeggiate sulle Rive, incontri con i viticoltori, cantine, paesi e persone diventano così materiale narrativo.

Non una lezione sul vino, dunque, ma un'esperienza del suo territorio.

Ed è una distinzione tutt'altro che marginale.

Trame di Vite

Cinque ragazzi, cinque modi di vedere Conegliano Valdobbiadene

Il quarto volume raccoglie i testi inediti di Valeria Arieti, Giacomo Bonato, Giacomo Masut, Chiara Miscali e Aurora Vannucci, finalisti del Premio Campiello Giovani 2025.

Cinque autori guardano le stesse colline e vedono cose differenti.

In Sui bordi di Arieti emergono l'attaccamento alle radici e la guerra; Bonato, con I pitochi va in Merica, attraversa l'emigrazione ottocentesca; Masut affida a VĪTIS il rapporto tra rinascita e cura della vite; Miscali intreccia in Tra mare e dolomia la formazione geologica delle colline e la memoria familiare; Vannucci porta invece il dialogo tra padre e figlio dentro i filari della vendemmia in Quella volta che mi hai portato a vedere il cielo.

Il risultato racconta qualcosa che riguarda anche chi comunica il vino: un territorio non possiede una sola storia.

Lo stesso vigneto cambia a seconda degli occhi che lo attraversano. Ed è proprio questa pluralità di sguardi a permettere a una denominazione conosciuta nel mondo come Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG di andare oltre il racconto strettamente enologico.

Trame di Vite

Quando una denominazione diventa materia narrativa

È probabilmente qui che Trame di Vite assume il significato più interessante.

La promozione dei territori del vino sta progressivamente allargando i propri confini. Raccontare una denominazione non significa più soltanto spiegare vitigni, disciplinari, tecniche produttive e caratteristiche organolettiche. Significa mettere in relazione il vino con il paesaggio dal quale nasce, le comunità che lo producono e le persone che quel territorio possono attraversare.

La letteratura aggiunge un ulteriore livello.

Non descrive semplicemente le Colline di Conegliano e Valdobbiadene: permette a qualcuno che arriva da fuori di interpretarle.

Per il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG significa affidare per qualche giorno il proprio territorio a cinque giovani e accettare che siano loro a scegliere che cosa merita di diventare racconto.

Una forma di promozione meno prevedibile, proprio perché non controlla completamente il punto di vista.

Trame di Vite

Trame di Vite arriva in libreria

La quarta edizione segna inoltre un passaggio importante. Per la prima volta Trame di Vite diventa un volume distribuito anche commercialmente, pubblicato da Antiga Edizioni.

Accanto al PDF scaricabile dal sito del Consorzio, il libro entra nelle principali librerie del territorio trevigiano e può essere acquistato attraverso la casa editrice e le principali piattaforme librarie online.

Non è soltanto una questione distributiva.

Portare Conegliano Valdobbiadene in libreria significa far uscire il racconto della Denominazione dai canali abituali del vino. Il territorio può così incontrare anche un lettore che non stava cercando una bottiglia, una degustazione o una cantina.

Ed è probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell'intero progetto.

Il quinto volume sta già cominciando

Mentre arrivano in libreria i racconti della quarta edizione, sulle colline è già iniziato il percorso successivo.

Matteo D'Angelo, Ofelia Fioretti, Matteo Ghisleri, Vincenzo Carlo Savoca e Mattia Schifaudo, finalisti dell'edizione 2026 del Campiello Giovani, hanno incontrato produttori e personalità locali, percorso le Rive e visitato le cantine.

Da ciò che hanno visto nasceranno i racconti destinati al quinto volume.

Il meccanismo di Trame di Vite riparte quindi ogni anno dallo stesso gesto: portare nuovi occhi dentro un territorio conosciuto e aspettare di scoprire che cosa hanno visto.

Trame di Vite

Forse il vino può cominciare proprio da qui

Per anni il settore si è chiesto come conquistare i giovani. La domanda rischia però di essere sbagliata se viene tradotta semplicemente nella ricerca di nuovi consumatori.

Una generazione consapevole non ha bisogno che qualcuno le insegni a bere vino. Ha bisogno degli strumenti per comprenderne il valore culturale, agricolo, economico e umano e, quando sarà il momento, scegliere autonomamente quale rapporto avere con esso.

Da questo punto di vista Trame di Vite suggerisce una strada che merita attenzione anche oltre Conegliano Valdobbiadene: non semplificare il vino per renderlo giovane, ma allargare ciò che il vino può raccontare.

Un ragazzo può attraversare una Riva, parlare con chi la coltiva, osservare una vendemmia, conoscere una famiglia, capire perché quelle colline hanno quella forma e trasformare tutto questo in una storia.

E magari ricordarsi di quel territorio per molti anni.

Il calice, per una volta, può aspettare.

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