Malga Pozof, dove le donne hanno scelto di vivere la montagna
Luisa Adami e le figlie Serena e Giada raccontano la vita a Malga Pozof, tra formaggi di malga, cucina carnica e turismo sullo Zoncolan.
- Sullo zoncolan, in carnia, luisa adami e le figlie serena e giada hanno trasformato una storia di famiglia in una scelta di vita. tra animali, formaggi e cucina, il racconto di una malga che ha trovato nelle donne la propria forza.
- Luisa, il mestiere imparato da eneo
- Serena, dalla cucina della nonna alla propria malga
- Il formaggio, il fuoco e le mani di luisa
- Una malga che non vuole essere soltanto un rifugio
- Tre donne, tre modi di interpretare la montagna
- Da pieltinis a pozof, la famiglia continua a salire
- Formandi, le persone dietro i formaggi
Sullo Zoncolan, in Carnia, Luisa Adami e le figlie Serena e Giada hanno trasformato una storia di famiglia in una scelta di vita. Tra animali, formaggi e cucina, il racconto di una malga che ha trovato nelle donne la propria forza.
La prima cosa che colpisce a Malga Pozof è il silenzio. Quello dei prati che circondano gli edifici, delle montagne che si alzano oltre i pascoli, di una Carnia che da quassù sembra lontanissima dalla fretta della pianura. Poi arrivano i campanacci, qualche capra curiosa che si avvicina, il rumore degli attrezzi nel caseificio. E il silenzio lascia spazio al lavoro.
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A 1.583 metri di quota, sulle pendici dello Zoncolan, la giornata comincia presto. Le vacche devono essere recuperate dal pascolo e munte, il latte portato in lavorazione. Poi ci sono i formaggi da seguire, la cucina da preparare, gli ospiti da accogliere. Ogni attività dipende dall'altra, ogni ritardo rischia di trascinarsi fino a sera.
A tenere insieme tutto questo sono soprattutto tre donne: Luisa Adami e le figlie Serena e Giada.
Pozof è la loro malga, ma soprattutto è il luogo in cui hanno deciso di costruire qualcosa insieme. Una scelta che ha richiesto coraggio, perché vivere la montagna è molto diverso dal frequentarla per qualche ora.

Luisa, il mestiere imparato da Eneo
Per conoscere Luisa bisogna tornare indietro, a una famiglia nella quale il lavoro con gli animali ha attraversato più generazioni.
Suo padre era Eneo Adami, il malgaro al quale abbiamo dedicato parte del racconto di Malga Pieltinis. Un uomo che aveva trascorso la vita tra pascoli e formaggi, lasciando ai figli e ai nipoti una conoscenza della montagna che non si impara sui libri.
Luisa è cresciuta seguendolo. Ha conosciuto gli animali prima ancora di pensare che potessero diventare il suo lavoro. Ha imparato a osservare il latte, a riconoscere le esigenze della mandria, a convivere con giornate nelle quali la fatica non concede scorciatoie.
Poi la vita ha preso altre direzioni, senza però allontanarla davvero da quel mondo. Il lavoro in latteria, la scelta di ricominciare con alcuni animali propri, il desiderio di tornare a produrre formaggio in alpeggio.

Nel 2025 è arrivata l'occasione di Malga Pozof, rimasta inattiva per una stagione.
Luisa ha deciso di ripartire da lì. Non per riprodurre esattamente la vita del padre, ma per costruirne una propria, insieme alle figlie.
Ed è questo il particolare più interessante: il mestiere ricevuto da Eneo non è rimasto confinato alla generazione successiva. Ha continuato a muoversi dentro la famiglia, trovando nuove persone e nuove interpretazioni.

Serena, dalla cucina della nonna alla propria malga
Se Luisa rappresenta la memoria del mestiere, Serena è il volto di una montagna che cerca di costruirsi anche un futuro economico.
Ha studiato all'alberghiero di Tolmezzo, lavorato nella ristorazione carnica e coltivato una passione nata osservando la nonna ai fornelli.
Quando è arrivata l'opportunità di Pozof, ha deciso di mettersi in gioco. Non soltanto come cuoca: è lei la titolare dell'attività, con tutte le responsabilità che comporta gestire un agriturismo di montagna.
La sua cucina non cerca effetti speciali. Parte dai prodotti della malga e dai piatti che appartengono alla cultura alimentare carnica: il frico, la polenta, i cjarsons, i formaggi prodotti poco distante.

Sono preparazioni che hanno un significato particolare quando vengono servite nello stesso luogo in cui nasce parte della materia prima.
Il formaggio non arriva da un fornitore sconosciuto. È il risultato del lavoro della madre, degli animali che pascolano attorno alla malga, delle erbe raccolte durante un'estate in quota.
E anche la cucina della nonna, in fondo, è un'altra forma di eredità familiare.
A Pozof le due storie si incontrano: quella del latte e quella dei fornelli.

Il formaggio, il fuoco e le mani di Luisa
Il caseificio è uno dei luoghi nei quali Pozof rivela la propria identità.
Le mani lavorano la cagliata, sistemano la pasta negli stampi, controllano le forme. Gesti precisi, che sembrano semplici soltanto a chi non li ha mai provati.
Luisa produce formaggi di malga, caciotte aromatizzate, ricotta fresca e affumicata. Quest'ultima conserva un legame particolarmente suggestivo con il passato.
Nella vecchia casera è ancora presente il locale dedicato all'affumicatura, con il focolare e le griglie sulle quali le ricotte vengono esposte al fumo. Una lavorazione che restituisce al formaggio profumi e caratteristiche molto diversi da quelli della produzione fresca.
È un piccolo mondo nel quale il fuoco continua ad avere un ruolo importante.

Attorno alla malga, intanto, il paesaggio racconta l'altra metà del lavoro. Prati, boschi, pendii ricchi di erbe e fiori. Le vacche al pascolo, qualche capra, gli animali che fanno parte della quotidianità della famiglia.
A Pozof anche il rapporto con gli animali ha qualcosa di molto personale. Non sono soltanto capi da allevare. Hanno comportamenti differenti, richiedono attenzione, spesso cercano il contatto con chi se ne prende cura.
La familiarità con cui vengono avvicinati e accarezzati racconta una confidenza costruita giorno dopo giorno.
Perché il formaggio comincia molto prima della lavorazione del latte. Comincia dalla cura degli animali e dei pascoli.
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Una malga che non vuole essere soltanto un rifugio
Pozof ha una caratteristica particolare: gli edifici, recuperati e organizzati attorno a una corte, restituiscono un'immagine diversa dalla piccola casera isolata che molti associano alla montagna.
Eppure basta avvicinarsi alle stalle, entrare negli spazi di lavorazione o osservare ciò che succede durante la giornata per capire che l'attività agricola rimane centrale.
Gli ospiti arrivano dopo aver percorso le strade dello Zoncolan, magari in bicicletta o in moto, oppure attraverso i sentieri che collegano gli alpeggi.
Trovano una cucina carnica, i prodotti caseari, un panorama aperto sulle montagne. Ma incontrano anche una famiglia impegnata a mantenere viva un'attività agricola.
La differenza è sostanziale.
La malga non è nata per offrire uno scenario ai turisti. Sono i visitatori a entrare, per qualche ora, nel mondo di chi vive e lavora quassù.
E questa è una delle opportunità più interessanti per il turismo enogastronomico della Carnia: trasformare l'incontro con i produttori in un'esperienza, senza trasformare i produttori in comparse.

Tre donne, tre modi di interpretare la montagna
La presenza delle figlie accanto a Luisa racconta anche un cambiamento nel modo di vivere il lavoro agricolo.
Serena ha scelto di investire sulla cucina e sull'accoglienza. Giada, la più giovane, contribuisce alla vita della malga, imparando a conoscere le responsabilità e le soddisfazioni di un'attività familiare.
Gli uomini non sono assenti. Aiutano quando possono, soprattutto nei fine settimana e nei momenti più impegnativi.
Ma l'organizzazione quotidiana ruota attorno alle donne.
E qui la parola indipendenza assume un significato molto concreto.
Significa saper gestire gli animali, produrre formaggio, preparare decine di piatti, accogliere le persone e affrontare gli imprevisti. Significa anche assumersi responsabilità economiche, organizzative e personali.
Non basta amare la montagna per riuscirci. Serve la capacità di farne un mestiere.

Da Pieltinis a Pozof, la famiglia continua a salire
Poco distante, a Malga Pieltinis, lavora Luigi Lucchini, figlio di Luisa e nipote di Eneo. Insieme ad Arduino porta avanti un altro capitolo della stessa storia familiare.
A Pozof ci sono sua madre e le sorelle.
Due malghe, due percorsi distinti, una radice comune.
È affascinante pensare a come il mestiere di Eneo abbia trovato strade differenti all'interno della stessa famiglia. Da una parte Luigi, che ha scelto di lavorare in alpeggio. Dall'altra Luisa, che ha costruito insieme alle figlie una realtà nella quale allevamento, caseificazione e ospitalità convivono.
Non hanno ereditato soltanto la capacità di fare il formaggio.
Hanno ereditato un modo di guardare alla montagna. E ciascuno sta cercando di interpretarlo attraverso le proprie scelte.

ForMandi, le persone dietro i formaggi
Il 18 ottobre a Sutrio, ForMandi riporta al centro dell'attenzione i formaggi delle malghe carniche e le persone che continuano a produrli.
Il nostro viaggio tra gli alpeggi racconta proprio questo: famiglie, giovani, uomini e donne che hanno scelto di dedicare una parte importante della propria vita alla montagna.
Pozof aggiunge una storia particolarmente significativa, perché dimostra che il futuro delle malghe non dipende soltanto dalla capacità di conservare un mestiere, ma anche da quella di renderlo possibile per nuove generazioni.
A Luisa, Serena e Giada non servono etichette celebrative.
Servono pascoli, animali, lavoro, visitatori capaci di riconoscere il valore di ciò che mangiano e condizioni che permettano a una piccola attività di continuare a esistere.

Quando finisce la giornata, i tavoli vengono sparecchiati e gli ultimi ospiti scendono verso valle, Pozof torna alla sua dimensione più autentica.
Restano gli animali da controllare, i formaggi da seguire e le cose da preparare per il mattino successivo.
La montagna delle cartoline può aspettare.
Quella di Luisa, Serena e Giada ricomincia domani, prima delle sei.
