Carloforte, l’isola che cresce senza consegnarsi all’overtourism
Sull’Isola di San Pietro il turismo cresce, ma Carloforte sceglie accessibilità, cultura tabarchina e un rapporto autentico con il territorio.
- Quasi 50 mila presenze tra maggio e settembre 2025, ma la sfida dell’isola di san pietro è un’altra: crescere senza perdere tonno, cultura tabarchina, mare e vita quotidiana. con “carloforte tütti insémme” l’accessibilità diventa parte di un modello turistico che prova a mettere al centro persone e territorio.
Quasi 50 mila presenze tra maggio e settembre 2025, ma la sfida dell’Isola di San Pietro è un’altra: crescere senza perdere tonno, cultura tabarchina, mare e vita quotidiana. Con “CARLOFORTE TÜTTI INSÉMME” l’accessibilità diventa parte di un modello turistico che prova a mettere al centro persone e territorio.
Il traghetto, in fondo, è già una selezione naturale. Per arrivare a Carloforte bisogna attraversare un altro pezzo di mare, lasciare la Sardegna e approdare sull’Isola di San Pietro. Non è complicato. Semplicemente richiede un gesto in più.
Forse anche per questo Carloforte conserva ancora quella sensazione sempre più rara nelle destinazioni mediterranee: essere prima di tutto un posto in cui qualcuno vive e soltanto dopo un posto nel quale andare in vacanza.
La Sardegna dell’overtourism estivo sembra lontana. Qui il mare rimane protagonista, naturalmente, ma intorno ci sono il porto, le case, le botteghe, le barche, il tonno, una lingua che arriva da molto lontano e una comunità che continua a riconoscersi nella propria storia.
Carloforte sta crescendo turisticamente. Tra maggio e settembre 2025 le strutture ricettive hanno registrato quasi 50 mila presenze, il risultato migliore dell’ultimo decennio nello stesso periodo.
Il numero, però, è forse la parte meno interessante della storia.

Il lusso di non assomigliare alle altre isole
La questione è capire come crescere senza trasformarsi.
È uno dei grandi temi del turismo contemporaneo. Molte destinazioni hanno inseguito per anni più arrivi, più voli, più camere, più presenze. Poi alcune hanno cominciato a domandarsi quanto quel successo fosse compatibile con la vita quotidiana dei residenti e con l’identità dei luoghi.
Carloforte parte da una posizione particolare.
La sua storia sembra già scritta apposta per distinguersi. Le famiglie che la fondarono erano originarie di Pegli, in Liguria, ma arrivarono sull’Isola di San Pietro dopo una lunga permanenza a Tabarka, sulla costa tunisina. L’insediamento risale al 1738 e quella geografia mediterranea sopravvive ancora nel tabarchino, varietà ligure parlata dalla comunità.
Poi c’è il tonno.
Non soltanto quello servito nei ristoranti o celebrato durante il Girotonno, ma una cultura del mare che ha segnato economia, cucina e identità dell’isola.
È questo intreccio a rendere Carloforte interessante: Sardegna, Liguria, Tunisia e Mediterraneo dentro pochi chilometri quadrati.

Il tonno racconta molto più di un piatto
Chi arriva per mangiare scopre presto che il tonno qui possiede un vocabolario.
Ventresca, cuore, bottarga, buzzonaglia, musciame. Poi cascà, focacce, piatti e contaminazioni che raccontano secoli di attraversamenti mediterranei.
Il cibo diventa così una maniera estremamente semplice per leggere l’isola.
Ed è probabilmente proprio questa la strada più interessante per Carloforte: non diventare una destinazione costruita per il turista, ma permettere al turista di entrare, con rispetto, dentro una comunità che esiste già.
Una differenza sottile, ma enorme.

Crescere significa anche poter essere vissuta da tutti
Dentro questa prospettiva assume un significato diverso anche “CARLOFORTE TÜTTI INSÉMME”, il progetto con cui il Comune sta lavorando sull’accessibilità insieme a World4All.
Ridurre tutto alle passerelle sulle spiagge sarebbe limitante.
La Caletta, La Bobba, Punta Nera e Il Giunco dispongono già di infrastrutture e ausili pensati per persone con specifiche esigenze di mobilità. Il nuovo percorso prova ad andare oltre, affrontando anche accessibilità sensoriale e cognitiva, informazioni, trasporti e preparazione degli operatori.
Per un’isola è un tema ancora più concreto.
Prima della spiaggia viene il traghetto. Prima del traghetto vengono informazioni, prenotazioni e possibilità di capire se, una volta arrivati, sarà possibile muoversi autonomamente.
L’accessibilità comincia quindi prima della partenza.
World4All realizzerà rilevazioni dei luoghi e metterà a disposizione informazioni georeferenziate sulle loro effettive caratteristiche. Parallelamente è prevista la formazione di personale comunale, operatori turistici e soggetti coinvolti nell’accoglienza.
Non un generico bollino per dichiarare un luogo “accessibile”, dunque, ma informazioni che consentano alle persone di decidere.

Una destinazione migliore anche per chi non è turista
La parte forse più intelligente del progetto emerge quando si smette di parlare di visitatori.
Rendere più semplici gli spostamenti, comprensibili le informazioni e fruibili spiagge, servizi e trasporti significa infatti intervenire anche sulla quotidianità dei carlofortini.
Ed è qui che turismo e territorio finalmente smettono di essere due mondi separati.
Una panchina comoda, un percorso utilizzabile, un’informazione leggibile, un trasporto semplice o un operatore capace di comprendere esigenze differenti servono al turista per una settimana, ma al residente possono servire 365 giorni all’anno.
Forse una destinazione realmente accogliente dovrebbe cominciare proprio da questo.

L’altra Sardegna possibile
Carloforte non deve diventare un luogo segreto. E sarebbe probabilmente ingenuo augurarsi che rimanga immobile mentre aumenta la curiosità dei viaggiatori.
Può però scegliere che tipo di crescita desidera.
Destagionalizzare invece di concentrare. Rendere accessibile invece di standardizzare. Raccontare la propria cucina invece di trasformarla in folklore. Proteggere una lingua senza metterla sotto vetro. Fare del tonno una porta d’ingresso verso la cultura dell’isola e non soltanto una fotografia da pubblicare sui social.
Soprattutto, può continuare a essere un luogo dove il turismo entra nella vita locale senza occuparne tutto lo spazio.
In un Mediterraneo nel quale alcune destinazioni stanno facendo i conti con il peso del proprio successo, la vera esclusività potrebbe essere rimasta proprio questa: poter arrivare in un posto che non ha ancora smesso di appartenere a chi ci abita.
A Carloforte bisogna ancora prendere un traghetto.
Per fortuna.
