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Grappa Trentina, dal bicchiere al territorio: la sfida parte da Roma

Al Roma Bar Show l’Istituto Tutela Grappa del Trentino indica una nuova direzione: consumatore, esperienza, distillerie e territorio.



 

Istituto Grappa del TrentinoAl Roma Bar Show l’Istituto Tutela Grappa del Trentino indica una nuova direzione: parlare al consumatore e trasformare il distillato in esperienza.

Per anni la Grappa ha raccontato soprattutto sé stessa: vinacce, alambicchi, distillazione, regole, famiglie e cultura produttiva. Tutto necessario. Oggi, però, non basta più.
Agli Stati Generali della Grappa, riuniti il 15 settembre durante il Roma Bar Show 2026, l’Istituto Tutela Grappa del Trentino ha portato una riflessione che va oltre la semplice comunicazione di prodotto: capire cosa cerca oggi una persona quando sceglie un grande distillato e perché dovrebbe scegliere proprio una Grappa.
Il punto indicato dal presidente Alessandro Marzadro è netto: spostare il baricentro del racconto dal prodotto al consumatore. Complessità, autenticità, unicità, piacevolezza ed esperienza diventano così le parole con cui la Grappa Trentina può dialogare con un pubblico più ampio, senza perdere identità.
Non significa rinnegare la storia. Significa renderla comprensibile e desiderabile anche per chi oggi sceglie whisky, rum, cognac, tequila o mezcal attratto non soltanto dal gusto, ma dal mondo che quelle bottiglie riescono a costruire intorno a sé.

Istituto Grappa del Trentino

Dalla Grappa al grappaturismo

La riflessione diventa ancora più interessante quando dal bicchiere si passa al Trentino.
La Grappa nasce dalla vinaccia, quindi dal vigneto, dalla vendemmia e dal vino. Dietro ogni distillato possono esserci un vitigno, una valle, una distilleria, una famiglia, un alambicco e un differente modo di interpretare la materia prima.
È un patrimonio produttivo, ma anche un patrimonio turistico.
La grande maggioranza delle distillerie trentine è già aperta al pubblico e molte stanno lavorando sull’accoglienza, sulle visite e sul rapporto diretto con chi arriva sul territorio. Le condizioni per costruire un vero grappaturismo in Trentino esistono quindi già.
Entrare in una distilleria, capire la differenza tra una vinaccia aromatica e una a bacca rossa, osservare un alambicco, incontrare il distillatore e assaggiare la Grappa nel luogo in cui nasce modifica completamente la percezione del prodotto.
La Grappa smette così di essere soltanto il bicchiere di fine pasto e può diventare una delle chiavi attraverso cui scoprire il Trentino, insieme a vino, gastronomia, montagne e ospitalità.

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Più piacevolezza, senza perdere carattere

Il secondo terreno indicato dall’Istituto riguarda il prodotto.
La direzione non è inseguire i distillati internazionali copiandone stili e linguaggi, ma ampliare la piacevolezza della Grappa attraverso equilibrio, qualità sensoriale, affinamenti, ricerca sui legni, selezione delle vinacce e valorizzazione dei vitigni.
La presenza al Roma Bar Show assume in questo senso un significato preciso. Portare la Grappa dentro uno dei principali appuntamenti italiani dedicati alla bar industry significa metterla in relazione con bartender, ristorazione, ospitalità e nuovi consumatori.
La partita futura potrebbe giocarsi proprio qui: allargare le occasioni di consumo senza rendere la Grappa qualcosa che non è.

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Il Trentino ha già un sistema da raccontare

Fondato nel 1960, l’Istituto Tutela Grappa del Trentino riunisce oggi 24 soci e rappresenta quasi tutta la produzione provinciale. Il marchio con il Tridente identifica la Grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino.
Ogni anno il territorio produce circa 7.500 ettanidri di Grappa, equivalenti a circa 2,5 milioni di bottiglie da 70 cl, lavorando intorno a 130 mila quintali di vinaccia. Numeri che collocano il Trentino tra le aree centrali della distillazione italiana.
Il futuro, però, non si giocherà soltanto sulle quantità.
Serviranno continuità, investimenti comuni, capacità di fare sistema e soprattutto un racconto capace di mettere insieme Grappa, territorio, distillerie, persone, ristorazione e ospitalità.

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Il messaggio arrivato da Roma può quindi essere letto come qualcosa di più di una dichiarazione sul futuro della categoria.
Quando Marzadro parla della necessità di rendere la Grappa “più comprensibile e più desiderabile”, indica indirettamente una strada che conduce fuori dalla bottiglia.
Verso le distillerie. Verso i vigneti. Verso le montagne. Verso le tavole e i luoghi nei quali quel distillato acquista finalmente un contesto.
La domanda, allora, potrebbe non essere più soltanto: vuoi assaggiare una Grappa Trentina?
Potrebbe diventare: vuoi vedere dove nasce?

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