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Il vino comincia prima del bicchiere

A Nals Margreid, in Alto Adige, l’architettura diventa parte dell’esperienza: accompagna il vino, racconta il lavoro e avvicina il territorio.


Nals Margreid

Un vino non si incontra soltanto quando arriva nel calice. A volte comincia prima: nella strada che porta alla cantina, nella luce che entra da una vetrata, nel modo in cui il paesaggio si riflette su un muro, nel silenzio di una barricaia, nel passo più lento con cui si attraversa uno spazio pensato per accogliere.

Il rapporto tra vino e architettura nasce qui, in questa soglia sottile. Il vino è materia viva, tempo, lavoro, attesa. L’architettura può limitarsi a contenerlo, oppure può aiutarci a comprenderlo. Quando accade la seconda cosa, la cantina smette di essere un edificio funzionale e diventa parte dell’esperienza.

Nals Margreid

Nals Margreid, a Nalles, in Alto Adige, offre un esempio molto chiaro di questa relazione. Progettata dall’architetto Markus Scherer e realizzata in più fasi tra il 2011 e il 2020, la cantina nasce per riunire le attività produttive dell’azienda in un’unica sede, ma anche per costruire un dialogo coerente tra lavoro, paesaggio e accoglienza. La trasparenza degli spazi, gli affacci interni e le superfici vetrate permettono al visitatore di entrare in relazione diretta con la produzione, senza separare chi guarda da chi lavora.

Questa è la differenza tra una visita e un’esperienza. In una visita qualcuno spiega. In un’esperienza il luogo partecipa al racconto.

Nals Margreid

L’architettura, quando è pensata con misura, non ruba la scena al vino. Lo prepara. Accompagna lo sguardo verso ciò che normalmente resta nascosto: il percorso dell’uva, la gravità che sostituisce movimenti più invasivi, la precisione dei gesti, la pazienza dell’affinamento. A Nals Margreid il sistema di vinificazione a caduta libera non è soltanto una scelta tecnica: diventa una grammatica dello spazio, perché l’edificio segue il movimento naturale del vino e ne rispetta il ritmo.

Forse dovremmo iniziare a pensare alle cantine non solo come luoghi di produzione o degustazione, ma come paesaggi culturali. Spazi dove il territorio prende forma attraverso materiali, proporzioni e memoria. Il cemento pigmentato con porfido locale richiama le tonalità dell’area tra Bolzano e Merano; il legno e il vetro costruiscono un linguaggio essenziale; il recupero dell’antico maso Ansitz von Campi mantiene vivo il legame con la storia del luogo.

Nals Margreid

Il vino racconta sempre da dove viene. L’architettura può rendere questo racconto visibile.

E allora il bello, in cantina, non è un accessorio. Non serve a decorare l’esperienza, ma a renderla più profonda. Un luogo ben pensato dispone chi entra all’ascolto. Fa rallentare. Toglie rumore. Permette di osservare il lavoro senza invaderlo e di assaggiare un vino sapendo qualcosa in più del paesaggio che lo ha generato.

In questo senso, vino e architettura condividono una stessa responsabilità: dare forma al tempo. Il vino lo custodisce nella bottiglia, l’architettura lo rende abitabile. Quando i due linguaggi si incontrano, la degustazione cambia passo. Non è più soltanto un assaggio, ma un modo per attraversare un territorio con gli occhi, con il corpo e poi, finalmente, con il calice.

Nals Margreid

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