Wine Paris 2026: dentro l’hub italiano di Area39 by Gate39, dove il vino fa squadra
A Parigi 1.500 mq e oltre 160 aziende unite in un hub che lega vino e cibo. Visita del Ministro Lollobrigida allo stand Italia del Vino.

Wine Paris non è una fiera qualunque. In pochi anni è diventata uno degli appuntamenti centrali del calendario mondiale del vino, capace di riunire a Parigi migliaia di produttori, buyer, importatori e operatori horeca da decine di Paesi. Per tre giorni il Paris Expo Porte de Versailles si trasforma in una piattaforma globale dove si misurano mercati, strategie e posizionamenti internazionali.
Dentro questa dimensione internazionale, l’esperienza vissuta con gli amici di Area39 ha avuto un significato preciso: l’Italia che sceglie di presentarsi compatta.
Non uno stand, ma un hub.

Circa 1.500 metri quadrati complessivi, organizzati come un presidio riconoscibile e funzionale. Uno spazio pensato per facilitare incontri e trattative, per raccontare il vino italiano insieme al cibo di qualità, per dare un’immagine ordinata e forte del sistema.
“Il risultato che portiamo da Wine Paris 2026 è la conferma della fiducia che il comparto vinicolo ripone nel nostro modello”, raccontano.
“Parliamo di un presidio massiccio di circa 1.500 metri quadrati totali, gestiti non come semplici stand, ma come un vero hub di business italiano, che lega il mondo del vino al cibo di qualità”.
E quella fiducia era visibile.

Oltre 160 aziende, quattro aree, una visione
“Abbiamo coordinato la presenza di oltre 160 aziende distribuite in quattro macroaree strategiche”.
Nell’area “General” di Area39 trovavano spazio 42 aziende private e realtà come il Bio Distretto – BioVenezia, interprete di un Veneto biologico sempre più credibile sui mercati esteri.
L’area dedicata ai Consorzi di Tutela riuniva 7 grandi Consorzi con 64 aziende consorziate, tra cui il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, con il progetto delle Pievi che continua ad attirare l’attenzione degli operatori internazionali, e il Consorzio del Montecucco, sempre più centrato sul valore del Sangiovese e sulla riconoscibilità territoriale.
Presenze di peso come Gruppo Italiano Vini e Ferrari rafforzavano ulteriormente il quadro: grandi gruppi e marchi storici che, in un contesto internazionale, rappresentano solidità e visione industriale.
Il Consorzio Italia del Vino, con 13 tra i maggiori player nazionali, ha catalizzato un’attenzione particolare. Proprio in questo spazio si è registrata anche la visita delle Istutuzioni, che hanno voluto portare il proprio saluto alle aziende presenti, riconoscendo il ruolo strategico del vino italiano sui mercati internazionali e il valore di una presenza organizzata e coesa in un appuntamento come Wine Paris.

L’Enoteca Regionale Emilia-Romagna, con 21 espositori, ha raccontato invece una regione capace di spaziare dal Lambrusco ai grandi rossi, fino alle denominazioni romagnole sempre più apprezzate fuori dai confini nazionali.
Un modello che convince
“Siamo molto soddisfatti della nostra proposta. Dopo anni di investimenti, ci vediamo appagati e siamo onorati della fiducia delle molte imprese che hanno sposato il nostro modello di fare fiera”.
Vivendo lo spazio dall’interno si percepiva un’organizzazione solida: incontri programmati, buyer internazionali ben indirizzati, degustazioni mirate. Nessuna dispersione.
In un evento competitivo come Wine Paris, dove ogni Paese prova a imporsi con forza, la differenza la fa la capacità di fare sistema. E quando il vino si presenta insieme al racconto gastronomico, il messaggio diventa ancora più chiaro.

Parigi è una tappa, non un traguardo
Il calendario non concede pause.
“Siamo proiettati alle prossime fiere già nel mese di marzo, ove saremo presenti alla Foodex di Tokyo ed a Prowein a Düsseldorf”.
Wine Paris 2026, vissuta dall’interno dell’hub di Gate39 e Area39, lascia una certezza: l’Italia del vino cresce quando sceglie la collaborazione, quando mette insieme grandi gruppi come Gruppo Italiano Vini e Berlucchi, consorzi come il Nobile di Montepulciano e Montecucco, realtà biologiche come BioVenezia e strutture regionali come l’Enoteca dell’Emilia-Romagna.
Fare squadra, a Parigi, non è stato uno slogan. È stato un fatto concreto.
