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Asti Docg, tra mercati che cambiano e colline che invitano al viaggio

Il 2025 segna un calo globale ma cresce l’Asia. Intanto tra Canelli e le colline UNESCO il vino continua a raccontare un territorio.


asti docg

Le colline tra Asti, Canelli e le prime langhe hanno un modo tutto loro di raccontarsi. Filari ordinati, piccoli paesi arroccati e cantine scavate nella pietra compongono uno dei paesaggi del vino più riconoscibili d’Italia. Da qui nasce l’Asti Docg, denominazione che da oltre un secolo porta nel mondo il Moscato bianco piemontese e che oggi si trova a fare i conti con un mercato internazionale sempre più complesso.

Il 2025, secondo i dati diffusi dal Consorzio Asti Docg su base Nielsen IQ, si è chiuso con una contrazione del 9% delle vendite globali nella grande distribuzione e nel retail, per un totale di circa 75 milioni di bottiglie. Un risultato che riflette il momento delicato del settore ma anche le difficoltà legate a due mercati chiave: gli Stati Uniti, primo sbocco per il Moscato d’Asti, e la Russia, storicamente molto legata all’Asti Spumante.

La flessione non è uniforme tra le due tipologie della denominazione. L’Asti Spumante registra il calo più marcato (-12,4%), fermandosi a 49,3 milioni di bottiglie, mentre il Moscato d’Asti limita la perdita all’1,8% con circa 25 milioni di bottiglie vendute.

Dentro questo quadro non mancano però segnali che meritano attenzione. Nei Paesi asiatici la domanda di Moscato d’Asti cresce dell’11,3% e la Cina segna un incremento del 55%, diventando il terzo mercato mondiale per questa tipologia. Complessivamente l’Asia rappresenta oggi il 18% delle esportazioni della denominazione.

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Numeri che raccontano un cambiamento negli equilibri commerciali ma che, indirettamente, aprono anche una riflessione più ampia. Quando un vino conquista nuovi consumatori, spesso cresce anche la curiosità verso il territorio da cui proviene.

Nel caso dell’Asti Docg si parla di un paesaggio che non è soltanto agricolo. Le colline tra Langhe e Monferrato sono riconosciute dal 2014 come Patrimonio Mondiale UNESCO per il loro valore vitivinicolo e culturale. Qui il Moscato bianco trova da secoli la sua espressione più riconoscibile, dando vita a due vini diversi ma legati dallo stesso vitigno: il Moscato d’Asti, leggero e aromatico, e l’Asti Spumante, versione più festosa e internazionale.

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Tra i luoghi simbolo della denominazione spicca Canelli, spesso indicata come la culla dello spumante italiano. Sotto il centro storico si estende un patrimonio sotterraneo unico: le cosiddette Cattedrali Sotterranee, grandi cantine scavate nel tufo tra Ottocento e Novecento dove per decenni sono state conservate milioni di bottiglie. Le gallerie delle storiche case spumantiere – Bosca, Coppo, Contratto e Gancia – oggi sono visitabili e rappresentano una delle esperienze più suggestive per chi esplora queste colline.

Negli ultimi anni anche il modo di arrivare qui è diventato parte del racconto. In alcune occasioni dell’anno un treno storico parte da Torino Porta Nuova e attraversa lentamente il paesaggio del Moscato fino a Nizza Monferrato e Canelli. Carrozze d’epoca, vigneti che scorrono fuori dal finestrino e soste tra cantine e borghi trasformano il viaggio in una piccola immersione nel territorio.

Tutto questo contribuisce a costruire un mosaico turistico che negli ultimi anni ha trovato sempre più attenzione: strade del vino, agriturismi tra i vigneti, piccoli ristoranti di paese e cantine storiche che aprono le porte ai visitatori.

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Nel frattempo la denominazione continua a lavorare sui mercati internazionali. Dopo la partecipazione al Salone del Vino di Torino, il Consorzio Asti Docg sarà presente alla 58ª edizione di Vinitaly (12-15 aprile a Verona) e ha annunciato investimenti promozionali per circa un milione di euro, destinati soprattutto al mercato statunitense tra degustazioni ed eventi dedicati.

Dietro ai numeri resta però un elemento che raramente compare nelle statistiche: la capacità di un vino di diventare ambasciatore del proprio paesaggio.

Le bottiglie di Asti Docg continuano a viaggiare verso mercati lontani, dalla Cina al Messico. Ma ogni etichetta porta con sé anche una geografia fatta di colline, cantine e paesi dove il Moscato accompagna la vita quotidiana da generazioni.

E non è raro che proprio da quel primo assaggio nasca la curiosità di vedere da vicino il luogo da cui tutto parte. Quando succede, il vino smette di essere soltanto un prodotto.
Diventa una strada che porta dentro un territorio.

 

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