Montalcino chiama Londra, ma il viaggio vero punta verso la Toscana
Benvenuto Brunello London porta 25 aziende a Mayfair e rilancia Montalcino come meta tra vino, paesaggio e cultura in Val d’Orcia

Portare Montalcino a Londra per riportare Londra a Montalcino. Dentro l’edizione inglese di Benvenuto Brunello, in programma il 24 marzo alla Dartmouth House di Mayfair, si legge anche questo: non soltanto un’operazione commerciale, ma un modo preciso di tenere acceso il desiderio verso uno dei territori del vino più riconoscibili d’Italia. L’appuntamento, organizzato dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino, mette insieme 25 aziende in un walk around tasting dedicato a stampa specializzata e trade britannico, con una masterclass sul Brunello di Montalcino 2021 guidata da Gabriele Gorelli MW.

Per chi osserva il vino anche come motore di viaggio, il punto interessante è proprio questo: una denominazione non esporta solo bottiglie, esporta immaginario, paesaggio, curiosità, motivi per partire. Londra, con la sua centralità nei fine wine e la sua funzione di snodo internazionale, diventa allora una vetrina strategica non soltanto per il Brunello, ma per l’intero racconto di Montalcino. Lo ha sottolineato anche il presidente del Consorzio Giacomo Bartolommei, indicando il Regno Unito come mercato di riferimento e piattaforma utile anche verso l’Asia.

Il messaggio che parte da Mayfair può funzionare bene anche in chiave turistica. Montalcino, infatti, non è solo un nome in carta vini: è un borgo dentro il paesaggio della Val d’Orcia, area riconosciuta Patrimonio Mondiale UNESCO, con un tessuto di vigne, strade panoramiche, abbazie, castelli e soste gastronomiche che rendono il viaggio coerente con il calice. Tra i luoghi che aiutano a leggere meglio il territorio ci sono la Fortezza di Montalcino, l’Abbazia di Sant’Antimo e il Tempio del Brunello, spazio immersivo pensato per raccontare vino e territorio in modo esperienziale.

Da questo punto di vista, l’operazione londinese ha un valore che supera la cronaca di settore. Un tasting ben costruito può trasformarsi in anticamera di un soggiorno: prima si assaggia il vino, poi si cerca il nome del borgo, poi si scopre che quel rosso nasce in un comune che conta oltre 4.400 ettari vitati e che il Consorzio riunisce 219 soci, rappresentando il 98,2% della produzione. Numeri importanti, che dicono quanto il vino sia struttura economica ma anche infrastruttura narrativa del territorio.
Nel primo quadrimestre 2026 il Consorzio ha scelto una vera staffetta internazionale, da Wine Paris a New York, dal Texas fino a ProWein, prima del passaggio finale a Vinitaly. Londra si inserisce in questo percorso con una funzione particolarmente interessante: parlare a una città abituata al lusso, alla ristorazione globale e al collezionismo enologico, ma farlo attraverso un vino che, quando viene raccontato bene, finisce quasi sempre per riportare l’attenzione al luogo da cui nasce.
In fondo, l’idea “Montalcino/Londra andata e ritorno” funziona proprio perché tiene insieme due movimenti. Da una parte il territorio va all’estero per consolidare relazioni, mercato e autorevolezza. Dall’altra semina un invito implicito: venite a vedere da vicino colline, pievi, cantine, tavole e orizzonti che stanno dietro a quel nome in etichetta. Quando succede questo, il vino smette di essere soltanto prodotto e torna a essere anche destinazione.