Librandi e Rosaneti: la Calabria del vino dove parlano le farfalle
Tra vigneti sani, biodiversità e paesaggi sullo Ionio, Tenuta Rosaneti racconta una Calabria del vino da vivere con occhi curiosi

Quando il vino incontra le farfalle notturne, la Calabria diventa ancora più intrigante. Non soltanto per chi ama bere bene, ma per chi cerca nei territori un racconto più profondo, fatto di paesaggio, agricoltura, ricerca e piccoli segnali che svelano la qualità di un luogo. Alla Tenuta Rosaneti di Librandi, tra Rocca di Neto e Casabona, il vigneto non viene letto solo in termini produttivi: viene osservato come un ecosistema complesso, vivo, capace di restituire indizi preziosi sulla salute della terra. E per chi viaggia con curiosità, questa è una notizia bellissima.
Rosaneti è la tenuta più grande della famiglia Librandi, con circa 155 ettari vitati, 80 ettari di uliveti e una parte restante occupata da macchia mediterranea e querceti. Dall’alto delle colline, durante le visite in azienda, lo sguardo arriva fino allo Ionio e alla Sila, con i paesi disseminati nel mezzo: un colpo d’occhio che da solo basta a spiegare perché questa parte di Calabria abbia tutte le carte in regola per conquistare gli enoturisti più curiosi.

Dentro questo scenario prende forma un lavoro agronomico che merita attenzione. Librandi porta avanti una viticoltura che prova a rispettare la fisiologia della vite, con tagli misurati, attenzione al legno di rispetto e una gestione che punta alla longevità della pianta più che alla rincorsa della massima resa. È un approccio che dialoga apertamente con il tema della resilienza climatica e che si inserisce in un percorso aziendale più ampio, reso anche oggettivo dall’adozione dello standard Equalitas per la sostenibilità.
Uno degli aspetti più affascinanti è il piccolo vigneto sperimentale di Mantonico bianco su viti franche di piede, coltivate cioè senza innesto su portainnesto americano, in un terreno molto sabbioso scelto proprio perché ostile alla fillossera. Rosaneti, del resto, è anche il luogo dove Librandi concentra una parte importante della propria attività di ricerca, dai campi sperimentali al lavoro sul patrimonio varietale calabrese. Il Mantonico, qui, non è soltanto un vitigno recuperato con intelligenza: diventa una chiave per leggere in modo nuovo il rapporto tra suolo, profondità radicale, equilibrio vegetativo e identità territoriale.

Poi arrivano loro, i lepidotteri notturni, e il racconto si fa ancora più potente. Il monitoraggio realizzato da ricercatori del Centro Nazionale di Ricerca Agritech e del CREA, nel contesto dei vigneti di Rosaneti, ha registrato due presenze di rilievo: Anthracia ephialtes, rilevata per la prima volta nell’Italia continentale, ed Eublemma cochylioides, segnalata per la prima volta nell’Italia meridionale. secondo quanto comunicato, entrambe oggi risultano note in Calabria esclusivamente nel sito Librandi. Un risultato che ha attirato attenzione anche in sedi scientifiche internazionali.
Per chi ama il turismo del vino, il punto non è soltanto tecnico. Il punto è che la biodiversità, quando è autentica, si vede. Si misura. Si racconta. E diventa perfino un motivo in più per scegliere una destinazione. Le farfalle notturne, in questo caso, non sono un dettaglio da addetti ai lavori: sono la prova che un paesaggio agricolo può restare produttivo senza smettere di essere ospitale per la vita. E questa idea, oggi, vale moltissimo anche dal punto di vista turistico.

Librandi, che racconta le proprie visite come “un appassionante viaggio eno-sensoriale nel cuore pulsante dell’azienda”, si inserisce perfettamente in una Calabria del vino che chiede di essere vissuta con più tempo e meno superficialità. Il territorio di Cirò, lungo la costa ionica crotonese, viene descritto dalle guide di wine tourism come una delle aree più antiche e affascinanti del vino del Sud Italia, tra colline assolate, mare vicino, piccoli borghi, salumi, pecorini e una cultura del calice che affonda le radici in oltre duemila anni di storia.
In più, il recente riconoscimento della Docg al Cirò Classico ha riportato un faro importante su questa parte di Calabria, rafforzando la percezione di un territorio che non vuole più restare ai margini del grande racconto enologico italiano. Un passaggio che, al di là del valore normativo, aiuta anche chi viaggia a leggere l’area con occhi diversi: non periferia, ma destinazione da mettere in agenda.
Il bello della storia di Rosaneti sta proprio qui. Da una parte il vino, dall’altra il paesaggio. Da una parte la competenza agronomica, dall’altra la meraviglia quasi infantile di scoprire che in un vigneto possono trovare casa specie rarissime. In mezzo, una Calabria che non chiede pietà narrativa né folklore facile, ma attenzione vera. Perché il futuro del turismo enogastronomico passa sempre più da luoghi capaci di offrire bottiglie buone, certo, ma anche senso, profondità, visione e un paesaggio che respira davvero.

Per i wine lover e per i viaggiatori del gusto, Tenuta Rosaneti diventa allora molto più di una cantina da visitare. Diventa una tappa che aiuta a capire come il vino possa essere porta d’ingresso in una terra complessa, luminosa e ancora sorprendentemente poco esplorata. E forse è proprio questo il dettaglio più seducente: in Calabria, a volte, basta seguire il volo discreto di una farfalla notturna per ritrovare la strada verso un grande territorio del vino.