Crémant de Bourgogne, le bollicine francesi che conquistano anche l’Italia
Crescono export e interesse italiano per il Crémant: qualità accessibile, nuovi racconti e itinerari enoturistici in Borgogna

L’immagine più conosciuta della Borgogna parla di filari ordinati, silenzi ovattati e bottiglie destinate a pochi. Ma appena si sposta lo sguardo, tra Côte Chalonnaise, Mâconnais e Auxerrois, emerge un’altra storia: quella delle bollicine metodo classico che stanno riscrivendo il rapporto tra territorio, mercato e viaggiatori del vino.
Il Crémant de Bourgogne non nasce oggi. Eppure oggi, più che mai, sembra aver trovato il proprio tempo.
Numeri che spiegano il momento
Il comparto dei Crémant francesi, distribuito su otto denominazioni, supera oggi i 110 milioni di bottiglie annue e si estende su oltre 13.000 ettari vitati, confermandosi tra i segmenti più dinamici del panorama spumantistico europeo. La crescita è trainata soprattutto dai mercati esteri, con una presenza sempre più consolidata in Nord America, Regno Unito, Paesi scandinavi e Giappone, dove queste bollicine intercettano una domanda attenta al rapporto qualità-prezzo e al legame con i territori.
All’interno di questo scenario, la performance del Crémant de Bourgogne appare ancora più significativa.

Negli ultimi anni la crescita è stata costante, quasi silenziosa. Oggi rappresenta circa il 15% della produzione borgognona, con quasi 4.000 ettari dedicati e una soglia che ha superato i 30 milioni di bottiglie annue. Anche in questo caso è l’export a fare la differenza: oltre la metà della produzione viene destinata ai mercati internazionali, con una presenza forte in Stati Uniti e Canada, Scandinavia e Regno Unito, e una crescita interessante anche in Italia, sempre più ricettiva verso le bollicine borgognone.
Una diffusione ampia e diversificata che non solo rafforza la solidità commerciale della denominazione, ma contribuisce a costruire un’immagine più contemporanea della Borgogna, capace di parlare a pubblici diversi senza perdere identità.
Perché piace (sempre di più) anche agli italiani
Il dato interessante è proprio questo: il Crémant de Bourgogne non si limita a crescere all’estero, ma sta entrando con maggiore decisione anche nelle scelte dei consumatori italiani.
Le ragioni sono diverse, e raccontano molto dei cambiamenti in corso:
Il desiderio di uscire dai binari più battuti
Chi beve vino oggi cerca alternative credibili. Il nome Borgogna resta un richiamo forte, ma il Crémant lo rende più accessibile, meno rituale.
Metodo classico, senza sovrastrutture
La seconda fermentazione in bottiglia garantisce profondità e finezza, ma con una maggiore libertà di consumo.
Versatilità reale
aperitivo, cucina di mare, piatti contemporanei: è uno spumante che entra facilmente nella quotidianità.
Rapporto qualità-prezzo e percezione
Nel mercato italiano viene vissuto come una scoperta consapevole: qualità alta, prezzo ancora accessibile, identità chiara.

Una dinamica più ampia
Più che una risposta diretta al prosecco DOC, il successo dei Crémant francesi sembra inserirsi nello stesso cambio di paradigma: quello di un consumo di bollicine più ampio, meno rituale, più quotidiano.
Se il Prosecco DOC ha reso globale questo approccio, aprendo il mercato a una platea molto più vasta, i Crémant intercettano oggi una fascia di pubblico che cerca un passo ulteriore: maggiore struttura, metodo classico, un legame più marcato con il territorio.
In questo equilibrio si legge anche una ridefinizione interna al modello francese: lo champagne resta presidio della fascia premium, mentre i Crémant occupano uno spazio sempre più centrale, capace di dialogare con un pubblico contemporaneo senza perdere identità.

Come viene raccontato in Italia
Ed è proprio sul piano del racconto che si gioca una parte decisiva della crescita.
In Italia il Crémant de Bourgogne non passa quasi mai da un unico canale strutturato: la distribuzione è spesso frammentata, costruita attraverso importatori indipendenti, piattaforme digitali e operatori horeca.
Maison come Veuve Ambal, Bailly-Lapierre e Louis Bouillot sono oggi presenti in modo stabile, ma attraverso reti diversificate. Questo contribuisce a costruire un’immagine meno standardizzata e più dinamica della denominazione.
Il racconto si muove su alcune direttrici precise:
- Borgogna accessibile, senza perdere autorevolezza
- metodo classico come garanzia, non come elemento elitario
- vino da vivere, più che da celebrare
Un linguaggio che funziona perché intercetta un pubblico curioso, meno legato alle gerarchie tradizionali.

Importatori che costruiscono cultura
Dietro questa crescita c’è una regia spesso invisibile ma decisiva: quella degli importatori.
Realtà come Pellegrini S.p.A., Les Caves de Pyrene Italia e Sarzi Amadè lavorano da anni sulla selezione e sulla formazione del mercato, creando le condizioni perché anche il Crémant trovi uno spazio coerente.
Non si limitano a distribuire bottiglie:
- costruiscono contesti
- formano ristoratori
- organizzano degustazioni
- traducono territori complessi in esperienze accessibili
In questo equilibrio tra selezione e racconto, il Crémant trova terreno fertile.
Piccoli produttori, identità forti
Accanto alle maison più strutturate, emerge una costellazione di piccoli produttori che rappresentano il lato più autentico del Crémant de Bourgogne.
Accanto alle maison più strutturate, emerge una costellazione di produttori che interpretano il Crémant de Bourgogne in chiave più territoriale e personale. Non sono grandi numeri, ma spesso sono proprio queste realtà a definire lo stile più interessante della denominazione.

Clotilde Davenne (Auxerrois / area Chablis)
Tra i nomi più riconosciuti nel panorama artigianale, Clotilde Davenne produce Crémant de Bourgogne dal 2006, con un approccio preciso e legato alla freschezza dei suoli dello Chablisien. I suoi vini sono citati tra gli esempi più riusciti di piccoli produttori borgognoni, con uno stile teso e minerale. Perfetta per raccontare una Borgogna più nordica, meno opulenta e più verticale.

Domaine Bruno Dangin (Côte-d’Or / area nord Borgogna)
Piccolo domaine familiare specializzato proprio nel Crémant, è uno dei riferimenti qualitativi emergenti della denominazione. Presente nelle guide e nelle selezioni di settore, rappresenta una produzione coerente e centrata sul metodo classico. Qui il Crémant non è un prodotto accessorio, ma il cuore del progetto aziendale.

Domaine Stéphane Aladame (Côte Chalonnaise)
Produttore noto soprattutto per i suoi bianchi, realizza anche Crémant de Bourgogne con un’impostazione molto territoriale. Viene citato tra i produttori di riferimento della denominazione, con uno stile pulito e gastronomico. Un esempio perfetto di come il Crémant nasca anche all’interno di aziende focalizzate sui vini fermi.
Queste realtà funzionano perché rispondono a una domanda crescente: vini con una storia leggibile, produttori riconoscibili, identità chiara.

Un nuovo modo di stare in carta vini
Uno degli elementi più interessanti riguarda la ristorazione.
Sempre più spesso il Crémant viene:
- inserito accanto ai bianchi, non solo tra le bollicine
- proposto in abbinamento a piatti strutturati
- raccontato come vino gastronomico
Un cambio sottile ma decisivo, che lo sposta dall’aperitivo alla tavola.

Viaggiare tra le bollicine: un’altra Borgogna
Il successo commerciale si riflette anche nel modo in cui si visita la regione.
Accanto ai grandi nomi della Côte d’Or, il Crémant apre itinerari diversi, meno affollati e più accessibili:
- Auxerrois, tra vigneti più aperti e cantine storiche
- Côte Chalonnaise, con ritmi più lenti e relazioni dirette
- Mâconnais, dove il paesaggio si fa più morbido
Qui l’esperienza è più immediata: degustazioni informali, incontri diretti, feste locali dedicate alle bollicine.
Per chi scopre queste etichette in Italia, il viaggio diventa una naturale estensione del racconto.

Un equilibrio che funziona
Il punto di forza del Crémant de Bourgogne sta nell’equilibrio: tra notorietà e accessibilità, tra tecnica e leggerezza, tra mercato e territorio.
Non sostituisce lo Champagne, non prova a farlo.
Si muove su un’altra linea: quella di un vino che mantiene una forte identità ma si lascia vivere con più libertà.
Ed è proprio questo, probabilmente, il motivo per cui oggi conquista anche il pubblico italiano: perché riesce a raccontare la Borgogna senza renderla distante.