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Italian Sounding: danno o opportunità?

Se ne è parlato ieri nel ring più atteso di Taste n.9


Un unico marchio che raggruppi sotto un solo simbolo e un nome comune i veri prodotti nazionali: è questa la proposta di Oscar Farinetti per combattere i danni dell’italian sounding. E’ da anni, infatti, che il falso gastronomico del made in Italy è sempre più diffuso e spesso il giro d’affari della contraffazione supera quello dell’export. Ieri, sabato 8 marzo, all’argomento è stato dedicato uno dei ring più attesi di Taste n.9 che ha avuto come relatori anche i presidenti dei principali Consorzi agroalimentari e delle associazioni agricole italiane, il giornalista Tom Mueller e il fotografo Oliviero Toscani.



Il patron di Eataly ha evidenziato un deficit a livello di comunicazione sottolineando la necessità di divulgare all’estero la conoscenza dei veri prodotti italiani. L’acquisto di alimenti taroccati è spesso dovuto all’ignoranza di quelli originali, ecco perché secondo Farinetti “noi italiani siamo bravissimi a parlare della grande Biodiversità alimentare nazionale, ma ci dimentichiamo di raccontarla agli altri, per aiutarli a scegliere il vero made in Italy”. La soluzione potrebbe essere quella di raggruppare i prodotti italiani autentici (dall’olio, al salume, al formaggio, al vino) in un “marchio unico Italia” su cui poi fare investimenti pubblicitari, prendendo come esempio gli spot per il riconoscimento della "pura lana vergine" e del "vero cuoio". “Saremmo i primi nel mondo ad avere un brand nazionale tutto nostro – sottolinea Farinetti - immaginate i Francesi, impazzirebbero”.

Proficuo l’intervento del giornalista Tom Mueller che, da straniero e da autore di un libro (Extraverginità. Il sublime e scandaloso mondo dell'olio d'oliva, edito da Edt) sullo scandalo della contraffazione dell’olio italiano, ha esposto una sua soluzione al problema dell’emulazione del made in Italy: selezionare una lista di produttori di olio eccelso e organizzare vivite guidate e degustazioni per far riconoscere la qualità nazionale. Una qualità che, secondo il giornalista, è insita nella diversificazione e nel legame tra territorio, prodotto e produttore. Il valore aggiunto consiste nell’unicità dei prodotti e nella storia di chi li fa, non nell’omologazione. Taste, evidenzia Mueller, rappresenta in piccolo, il modello che dovrebbe seguire l’intera produzione nazionale, quello di un campanilismo positivo che preservi la grande biodiversità.

(foto: Francesco Guazzelli _ Pitti Immagine)

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