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Biancone 2024, il bianco di quota che sorprende nel Chianti Classico

Vecchie Terre di Montefili presenta Biancone 2024: uno Chardonnay d’altura tra freschezza, eleganza e identità territoriale.


Montefili

Tra le colline alte di Panzano, dove il Sangiovese domina il paesaggio vitivinicolo, prende forma un progetto che racconta un volto meno prevedibile del Chianti Classico. Biancone 2024, nuovo vino firmato Vecchie Terre di Montefili, nasce infatti da uno Chardonnay coltivato a circa 500 metri di altitudine in una delle aree più vocate della denominazione.

Non si tratta di una deviazione stilistica né di un’operazione costruita per stupire. Questo vino sembra piuttosto il risultato naturale di un vigneto che, vendemmia dopo vendemmia, ha mostrato un’identità precisa e autonoma. La parcella fu piantata nei primi anni Ottanta su terreni ricchi di alberese e galestro, in una zona dove le escursioni termiche e i venti costanti contribuiscono a preservare acidità e finezza aromatica.

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Il risultato è uno Chardonnay lontano dalle interpretazioni più opulente. Biancone punta su tensione, nitidezza e ritmo gustativo. Al naso emergono richiami di mela croccante, pera fresca, agrumi e fiori bianchi, accompagnati da una componente minerale sottile ma persistente. Il sorso si muove con precisione, sostenuto da una freschezza vibrante e da una chiusura sapida che richiama immediatamente il paesaggio collinare da cui proviene.

La scelta produttiva segue una linea essenziale. Fermentazioni spontanee, affinamento tra acciaio e legno grande, utilizzo calibrato delle fecce fini: ogni passaggio sembra pensato per accompagnare il vino senza alterarne il carattere originario. Anche la produzione limitata — poco più di un migliaio di bottiglie — riflette la volontà di mantenere intatto il profilo del vigneto.

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Montefili, una delle realtà più solide del Chianti Classico contemporaneo

Vecchie Terre di Montefili rappresenta oggi una delle aziende più interessanti della Conca d’Oro di Panzano. Fondata negli anni Settanta, la tenuta ha costruito negli anni una reputazione legata a vini eleganti, territoriali e capaci di evolvere nel tempo.

Il cuore della produzione resta il Sangiovese, interpretato attraverso parcelle poste tra i 450 e i 600 metri di altitudine. Proprio questa posizione elevata distingue Montefili all’interno del Chianti Classico, regalando ai vini una firma giocata più sulla verticalità che sulla potenza.

Negli ultimi anni l’azienda ha consolidato una visione sempre più orientata alla lettura precisa dei singoli vigneti. Il lavoro agronomico segue criteri biologici e pone grande attenzione alla biodiversità, alla vitalità del suolo e alla gestione naturale dell’equilibrio vegetativo.

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Determinante anche il contributo dell’enologa Serena Gusmeri, che ha portato in azienda un approccio tecnico misurato e contemporaneo. Le sue esperienze internazionali hanno contribuito a definire uno stile in cui estrazione, legno e maturità vengono gestiti con equilibrio, lasciando spazio alla riconoscibilità del territorio.

Etichette come Anfiteatro hanno già dimostrato la capacità di Montefili di raccontare il Chianti Classico con profondità e precisione. Biancone aggiunge oggi un tassello differente, ma coerente: un bianco di collina che interpreta la Toscana interna attraverso freschezza, dettaglio e misura.

Più che inseguire modelli internazionali, Montefili sembra voler dimostrare come anche uno Chardonnay possa diventare strumento di lettura del territorio chiantigiano quando vigne, clima e sensibilità produttiva lavorano nella stessa direzione.

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