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Le Colture, la vendemmia 2026 e quella cosa che Cesare sa ancora vedere

A Valdobbiadene Cesare Ruggeri e i figli Alberto, Veronica e Silvia affrontano una vendemmia difficile leggendo insieme vigna e clima.



Le Colture

A Santo Stefano di Valdobbiadene la famiglia Ruggeri affronta un’annata difficile affidandosi alla capacità di leggere la vigna. Cesare, 78 anni, osserva. Alberto, Veronica e Silvia raccolgono un sapere che continua a passare da una generazione all’altra.


A 78 anni Cesare Ruggeri continua ad andare in vigna. Guarda le foglie, osserva i grappoli, cerca di capire quanta fatica stiano facendo le piante. Poi decide.
Nella vendemmia 2026 di Le Colture, a Santo Stefano di Valdobbiadene, questo gesto apparentemente semplice racconta molto più di tante parole usate negli ultimi anni per descrivere il rapporto tra vino, clima e territorio.
L’estate è stata difficile. Temperature elevate e lunghi periodi di caldo hanno sottoposto le viti a uno stress importante. Cesare lo aveva intuito presto e ha scelto di intervenire nei momenti decisivi: irrigazione quando serviva e poca defogliazione, per evitare di esporre ulteriormente i grappoli.
Non una ricetta universale, ma quella conoscenza che nasce dopo decine di vendemmie trascorse nello stesso territorio.

Le Colture

Da otto ettari a una famiglia del Prosecco Superiore

Per capire perché questa vendemmia abbia un significato particolare bisogna tornare indietro.
La famiglia Ruggeri coltiva queste terre da generazioni e Le Colture fa risalire la propria storia agricola addirittura al Cinquecento. La svolta contemporanea arriva nel 1983, quando Cesare Ruggeri, insieme alla moglie Biancarosa, decide di trasformare un patrimonio agricolo familiare in un progetto vitivinicolo.
Allora gli ettari erano circa otto e una parte del vino veniva venduta in damigiana. Oggi Le Colture dispone di circa 40-45 ettari, in larga parte coltivati a Glera, distribuiti tra alcune delle aree più importanti del Conegliano Valdobbiadene prosecco Superiore DOCG, dalle Rive al Cartizze.
Nel frattempo alla generazione di Cesare si sono affiancati Alberto, Veronica e Silvia Ruggeri.
Ed è qui che la storia diventa interessante.
Non tre figli semplicemente entrati nell’azienda di famiglia, ma tre persone che hanno scelto di continuare a costruirla insieme, portando sensibilità e responsabilità diverse dentro un progetto comune.
Cesare resta l’uomo della vigna. Alberto, Veronica e Silvia sono il presente dell’azienda. Intorno, però, non c’è una linea netta che separa una generazione dall’altra. C’è piuttosto un continuo passaggio di informazioni, decisioni, ricordi, intuizioni.
Una famiglia che lavora insieme non è mai una fotografia perfetta. È confronto, caratteri diversi, discussioni, scelte condivise. Ed è proprio questo a renderla credibile.

Le Colture

La vendemmia che rimette l’uomo al centro

La viticoltura dispone oggi di strumenti sempre più precisi per conoscere il vigneto, prevedere gli eventi climatici e intervenire sulle piante. Ma un’annata complessa come il 2026 ricorda che possedere informazioni e saperle interpretare non sono la stessa cosa.
Cesare Ruggeri lo racconta con una frase semplice: «La natura comanda lei».
Non significa subirla. Significa conoscerla abbastanza da capire quando intervenire.
Durante l’estate, osservando la sofferenza delle piante, a Le Colture si è deciso di utilizzare l’irrigazione nei passaggi più delicati e di limitare la defogliazione per proteggere i grappoli. Scelte agronomiche che hanno contribuito ad accompagnare le vigne fino alla raccolta mantenendo sane le uve.
Sarà la cantina, nei prossimi mesi, a raccontare fino in fondo la qualità della vendemmia 2026. Le prime indicazioni sono però positive.

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Alberto, Veronica e Silvia: crescere senza perdere il filo

Dentro questa vendemmia c’è qualcosa che riguarda molte aziende familiari del vino italiano.
Il passaggio generazionale viene spesso raccontato come una sostituzione: arriva una nuova generazione e quella precedente lascia spazio. Nelle campagne funziona raramente così.
A Le Colture convivono invece due tempi.
Alberto, Veronica e Silvia hanno accompagnato la crescita dell’azienda e oggi ne rappresentano il presente. Cesare continua a portare dentro quel presente un patrimonio costruito vendemmia dopo vendemmia.
«La sua presenza costante in vigneto, il suo talento nel leggere i segnali delle piante e nel prendere decisioni tempestive rappresentano un patrimonio prezioso per tutta la nostra famiglia e per l’azienda», racconta Alberto Ruggeri.
La parola giusta è proprio patrimonio.
Non soltanto ettari, cantina, bottiglie o vigneti. Anche sapere quando una pianta sta cominciando a soffrire, ricordare cosa accadde durante un’altra estate difficile, conoscere il comportamento di una parcella rispetto a quella distante poche centinaia di metri.
E soprattutto poter condividere tutto questo ogni giorno con i propri figli.
Forse è qui il valore più bello di Le Colture: una famiglia che è cresciuta senza perdere il filo che la tiene insieme.
Cesare continua a leggere la vigna. Alberto, Veronica e Silvia portano avanti l’azienda. Ognuno con il proprio ruolo, ma dentro la stessa storia.

Le Colture

A Valdobbiadene il futuro passa anche dalla famiglia

Le colline di Conegliano e Valdobbiadene sono oggi uno dei territori del vino italiano più conosciuti nel mondo. Dietro la notorietà del Prosecco Superiore rimane però un paesaggio agricolo complesso, fatto di pendenze, esposizioni differenti, piccoli appezzamenti e vigneti che chiedono presenza.
Il clima rende questa lettura ancora più importante.
Per questo la vendemmia 2026 di Le Colture interessa anche oltre il risultato di una singola cantina. Racconta cosa significhi oggi tramandare un mestiere agricolo senza trasformarlo in una reliquia.
Cesare osserva la vigna. Alberto, Veronica e Silvia osservano anche Cesare.
Un giorno saranno loro a riconoscere un segnale sulle foglie, ricordare un’estate particolarmente calda e prendere una decisione qualche giorno prima degli altri.
Non perché abbiano imparato una formula, ma perché qualcuno gliel’ha fatta vedere per anni.
È così che una famiglia diventa anche memoria agricola.
Ed è forse questo, più delle bottiglie prodotte, il raccolto più difficile da misurare.

Le Colture

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