Tra ombrelloni e calici: la Romagna che si ignora da sola
Dalla Riviera alle colline, un territorio ricco di vigne, borghi e cantine che può trasformare la vacanza al mare in un’esperienza più completa
Le colline romagnole iniziano dove il mare smette di essere protagonista assoluto. Bastano pochi chilometri alle spalle della Riviera per cambiare ritmo: la sabbia lascia spazio ai filari, il rumore delle onde si trasforma in quello del vento tra le vigne. È qui che prende forma una delle opportunità più interessanti – e ancora in parte inesplorate – dell’enoturismo italiano.
Un’opportunità da vivere, ma prima ancora da raccontare meglio.
L’Emilia-Romagna ha tutti gli elementi per costruire un’esperienza enoturistica completa e riconoscibile. I numeri parlano chiaro: 45 prodotti Dop e Igp, circa 400 specialità tradizionali, un comparto agroalimentare da 37 miliardi di euro e una presenza sempre più forte tra le destinazioni amate dai gourmet. Ma il valore vero sta nella capacità di trasformare questo patrimonio in viaggio.

cantine aperte, ciclovie tra i vigneti, cammini, musei del gusto, eventi diffusi durante tutto l’anno: un sistema già ricco, che trova nel vino una chiave di accesso privilegiata al territorio.
Eppure, proprio dove questo racconto potrebbe diventare ancora più potente, si apre uno spazio di crescita.
La Romagna delle colline – da Faenza a Bertinoro, da Predappio a Modigliana – è oggi uno dei territori più dinamici del vino italiano. Il Sangiovese ha trovato nuove profondità espressive, l’Albana continua a evolversi, le cantine stanno investendo in accoglienza e narrazione. Paesaggi morbidi, borghi autentici, strade che invitano a fermarsi: tutto è pronto.
Manca ancora un passaggio decisivo: mettere davvero in relazione questo mondo con la Riviera.

Ogni anno milioni di persone scelgono Rimini, Riccione, Cesenatico, Milano Marittima. Un pubblico vasto, curioso, sempre più attento alle esperienze. A pochi chilometri da lì esiste un entroterra che potrebbe arricchire quella vacanza in modo naturale, senza stravolgerla: una degustazione al tramonto dopo una giornata in spiaggia, una visita in cantina il giorno dopo, un pranzo tra i filari che racconta il territorio meglio di qualsiasi brochure.
Non si tratta di creare qualcosa di nuovo, ma di far emergere ciò che già esiste.
L’opportunità è tutta qui: trasformare la vicinanza tra costa e colline in un racconto unico, accessibile, immediato. Costruire ponti tra operatori turistici, cantine, strutture ricettive. Rendere semplice per chi è al mare scoprire che, poco più in là, esiste un’altra Romagna.
Una Romagna che non sostituisce la Riviera, ma la completa.

L’Emilia-Romagna ha già dimostrato di saper lavorare in modo integrato: Strade dei Vini e dei Sapori, percorsi ciclabili, cammini, eventi diffusi. Il passo successivo è dare ancora più forza a questa connessione, soprattutto dove il potenziale è più evidente.
Perché il futuro dell’enoturismo non sta solo nei grandi nomi o nei territori già consolidati, ma anche nella capacità di valorizzare queste geografie “vicine ma lontane”.
Le colline romagnole non sono un segreto. Sono un invito.
Sta a chi racconta il territorio – e a chi lo vive – trasformarlo in un’esperienza da scoprire. E soprattutto, da far scoprire.
