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Vini naturali a Bergamo, le Driadi

Le Driadi: la slow farm che produce vini naturali in provincia di Bergamo



È ancora una bellissima storia che ho ascoltato, vissuto e ora vi racconto.
Una storia d’amore, quella di Luciano e Gabriella, che ti emoziona e coinvolge sin dalla prima pagina di questo nuovo capitolo che hanno incominciato a scrivere insieme nel 2014, da compagni di vita e di lavoro.

Prendo appuntamento per entrare in questo loro sogno. Ricevo le coordinate con l’invito ad anticipare l’orario per mangiare qualcosa insieme. Arrivo nel luogo stabilito, lascio la mia macchina, salgo sulla loro e gli occhi si chiudono per aprirsi a una nuova realtà.

La storia delle Driadi

Ottocento metri di sterrato per varcare la soglia di un paradiso, che li ha conquistati sin da primo momento e li ha travolti in questa pazzia. Già perché nessuno avrebbe scommesso su di loro, neofiti in questo settore, e sul luogo, con vecchie vigne abbandonate, rovi e bosco. Ma loro hanno guardato oltre, dipingendo il loro sogno sopra quello scarabocchio da rifare da capo, ma con un una bozza sotto incancellabile: il territorio.

Dopo aver comprato il vigneto, 1 ettaro di Merlot, si sono chiesti “e ora cosa facciamo?”. Iniziano a lavorare affiancati da un agronomo che però sbaglia con una parola, diserbo, che non accettano.

Da qui, e da un cane, il cambiamento. È gravemente malato, non c’è veterinario che riesca a curarlo. Solo l’antroposofia e il metodo steineriano lo salvano. E questo li porta a seguire questa strada anche nel loro lavoro, come fosse un destino tracciato.
I vini dell'Azienda Agricola Le Driadi
Il primo passo è un viaggio per capire come si fa il vino, il Merlot, e come farlo in modo davvero naturale. Dove? Ovviamente in Francia.

“Una notte ho guardato per caso se c’era un volo per Bordeaux. L’ho trovato a 14€ e sono partito con mio figlio. Avevo ormai la consapevolezza di quello che volevo per la mia azienda, ma bisognava conoscere e imparare da chi lo faceva e con esperienza.”

Rientrati, arriva un nuovo agronomo e tutto comincia a prendere la forma che vogliono loro.
Sono 5000 le prime bottiglie prodotte, con un solo intento: fare un vino per nulla costruito, di facile beva, fresco e con passaggio solo in acciaio.

In seguito prendono in gestione altri terreni, piantano nuovi vigneti e adottano le vigne dei nonni, una scommessa anche questa di recupero che ora sta già dando i suoi frutti.

Tutto per dare sostenibilità all’azienda e arrivare a una produzione di 7000 bottiglie.

Come vengono prodotti questi vini?

Mentre ascolto, osservo il panorama ed è inevitabile sentirsi parte di una magia, proprio come succede ogni volta a Gabriella che, da esoterica, ascolta le energie che le trasmette la natura.

E qui, sin dal primo istante, ne avverte di forti e positive. Non arriva a sedersi in mezzo al vigneto per sentire cosa le dicono le viti, ma quello che fa è passeggiare, guardare, osservare e conoscere, perché “il concime più utile sono i passi del contadino nel campo”.

“Io pianifico e lei boicotta tutto!”, dice sorridendo l’ingegnere Luciano alla biologa Gabriella, che per questo sogno hanno fatto un passo indietro, cambiando e rallentando la loro vita, da qui Slow Farm. Il nome invece arriva dalla bellissima quercia che domina sulla cantina, tutta costruita da loro con pietre locali. E dalla mitologia: le driadi sono le ninfe delle querce.
I vini dell'azienda agricola le Driadi di Palazzago
Ma cosa nutre le vigne e come si traduce nella pratica questa loro filosofia?
Con i macerati. Di ortica, come insetticida e repellente, di equiseto, per rafforzare le difese immunitarie della pianta e stimolarne la crescita, e di salice, corroborante per la vite e di aiuto alle radici per sviluppare le micorizie.

Con le fasi lunari. “Quando riusciamo. Siccome siamo io e lui, lui e io possiamo sì programmare la vendemmia e potatura in un preciso giorno, ma se poi le condizioni climatiche non sono favorevoli non possiamo aspettare.” Insomma, non solo favola, ma molta concretezza.

Con le api, indispensabili per salvare i grappoli quando sono in fase di maturazione e quindi l’uva ha molto zucchero. Con la grandine gli acini si rompono, è un attimo che tutto il grappolo marcisca. Le api intaccano il chicco rotto, lo asciugano anche grazie a una sostanza che secernono e che funziona da cicatrizzante e salvano il resto. Vespe e calabroni invece aiutano l’uva con i lieviti che contengono nell’intestino e che poi causano la fermentazione alcolica.

I vini dell'azienda

I vini li assaggiamo insieme a tavola, apparecchiata all’aperto, in una giornata quasi primaverile, degustando salumi e formaggi eccellenti e rigorosamente selezionati da produttori come loro.

Tre rossi. Il primo nato, la Driade felice, all’assaggio conferma l’intento con cui è stato fatto.
Poi l’Alto della Poiana, che è la sua evoluzione in barrique, la riserva. Cambia la struttura ed emergono frutti più maturi e le spezie, come la liquirizia, la cannella e una nota di pepe nero, con un’acidità di fondo che le dona freschezza. E appena parli della poiana, lei arriva e canta.
La grappa di merlot dell'azienda agricola le Driadi
Entrambi senza solfiti. Ne aggiungono il minimo indispensabile al Barlinèt, Cabernet Franc in purezza che affina in botti di castagno, perché questo tipo di legno aumenta la formazione delle sostanze aromatiche volatili e quindi bisogna proteggerlo.

“Dobbiamo usare il buon senso. L’obiettivo non è fare vini senza solfiti, ma fare un vino buono”.
Dedicato all’eroe locale, che nel 1848 tenne in scacco gli austriaci armato di sassi e un cannone di cuoio, proprio nelle vigne da cui proviene. Un vitigno di solito molto spigoloso e diretto ma che qui si esprime diversamente e in maniera più morbida ed equilibrata.

Chiudiamo con la grappa, Folèt, una signora grappa di Merlot dedicata al folletto che abita nel bosco, distillata da Zu Plun nelle Dolomiti. Le premesse sono state queste: “mi mandi il vino e, se è buono, lo usiamo per fare la grappa”. Così è stato. Doppia distillazione e diluita con acqua dello Sciliar, poco calcarea, per un risultato davvero eccellente, prodotto in 150 esemplari.

Chiudo con la novità che mi hanno presentato e uscirà a giorni. Un rosato rifermentato, chiamato Rosa fresca aulentissima, ottenuto dalle vigne vecchie dove i nonni avevano piantato Barbera per dare colore, Schiava per avere quantità, Cabernet per dare corpo, Merlot per la morbidezza e la Grisa nera, usata solo per fare l’uva passa da mangiare a Natale.

“Ho fatto la vendemmia con un vecchietto di 75 anni che mi ha spiegato tutto e siccome ora produciamo tanti rossi, ci è venuta l’idea di farlo”. Lo assaggeremo presto così come l’esperimento che c’è ora in anfora, perché la passione è anche questo, non fermarsi mai, divertendosi a fare il proprio lavoro. E qui, credetemi, si percepisce tutto questo anche perché il tempo passa senza accorgersi e quando arriva il momento dei saluti e di risalire in macchina, ti rimane l’energia positiva del luogo e delle persone.
Luciano e Gabriella dell'azienda agricola Le Driadi

Contatti

Azienda Agricola Le Driadi Slow Farm

Località Capietaglio, Palazzago (BG)
392.4739041
agricolaledriadi@gmail.com
ledriadi.wordpress.com

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