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Aridatece 'a merenda

Il tradizionale spuntino pomeridiano sta scomparendo. Nella speranza che non si estingua, vi proponiamo 5 indimenticabili amarcord



Da tesserata del partito dei diversamente giovani, ammetto il mio debole per il vintage, in tutte le sue declinazioni, dalla musica, all’abbigliamento, al cibo. Data questa premessa, capirete perché nutro particolare simpatia per la merenda che Francesco Guccini cita nel suo nuovo dizionario delle cose perdute. Questa parola per me coincide con un ricordo ben preciso: l’appuntamento fisso a casa di mia nonna con quella che era l’ora più attesa della giornata. La merenda purtroppo nel tempo ha perso la sua connotazione di piccolo pasto ed è stata soppiantata dal suo diminutivo, merendina, coincidente con un veloce e delocalizzato snack. secondo Massimo Montanari, storico dell’alimentazione, il ridimensionamento della merenda a favore della merendina, rappresenta una deritualizzazione. La parola originale, dal latino mereo, cioè meritare, rimandava a una ricompensa, una giusta pausa golosa dal lavoro o dallo studio. L’attuale merendina non ha più questo valore: ridotta a un mero oggetto senza collocazione temporale e spaziale, si è svuotata del suo precedente significato sociale. Torneranno mai i tempi della merenda? Nell’attesa e nella speranza di una risposta affermativa, per i più nostalgici proponiamo un elenco di amarcord.
La merenda con riso e latte

Pane burro e zucchero

Semplice e appetitosa, questa merenda d’antan ha placato la fame di molti. Non richiedeva grosse spese e la si poteva improvvisare anche all’ultimo minuto. Fetta di pane, burro da spalmare e zucchero in superficie. C’era chi amalgamava il burro con lo zucchero prima di porlo sul pane, ma nella versione classica lo zucchero veniva inserito per ultimo. Il pane è stato protagonista di molte merende anche salate: la fettina con l’olio, con il pomodoro o le due fette con salumi e formaggi hanno presenziato i migliori pomeriggi di un tempo.

Riso e latte

Il riso con il latte non poteva mancare nel frigorifero della mia cara nonna. Un dessert semplice e sano che veniva cucinato la sera e proposto per la merenda del giorno successivo. La preparazione è pressoché immediata, consiste nel cuocere il riso nel latte bollente zuccherato finché, cotto, non assume una consistenza cremosa tale da rendere obbligatorio il consumo con il cucchiaio. La versione naturale può essere arricchita con una spolverata di cacao o cannella. La ricetta ha una certa risonanza in Grecia con il nome di Risògalo.

Ricotta con zucchero (o miele)

Un dessert da cucchiaio, che consisteva nell’amalgamare la ricotta con lo zucchero, una deliziosa merenda subito pronta per il consumo. La versione con lo zucchero è quella ufficiale, ma c’era chi la preparava con il miele e chi aggiungeva noci, canditi o scaglie di cioccolato, quasi a voler riproporre il ripieno dei cannoli siciliani.
Spesso questa merenda era associata alla cultura degli avanzi, derivata dal riciclo del latticino della cena precedente. Oltre che da sola, si poteva spalmare su una fetta di pane o di ciambella.

Zabaione

Tuorlo d’uovo, zucchero, Marsala o vino bianco amalgamati, montati e fatti cuocere a bagnomaria. Il risultato è un composto spumoso: lo zabaione che alcuni di noi hanno avuto la fortuna di trovare per merenda in una tazzina. La crema poteva essere gustata calda o fredda arricchita da biscotti secchi, frutta, panna, veniva consumata al cucchiaio. Un dessert delizioso e nutriente capace di gratificare anche le più tristi giornate di pioggia, neve, vento. Una ricetta che le nonne preparavano per i nipoti quando volevano premiarli.

Frittelle

Che fossero di mele o di riso, poco importava. Quello che faceva la differenza era il profumo che si diffondeva per la casa nel primo pomeriggio. Latte, farina, zucchero, uova: già gli ingredienti bastano a evidenziare l’apporto proteico di questa merenda che il surplus della frittura fa balzare nel podio delle più caloriche.
Presenti sia nella versione piatta, sia in quella più gonfia per la quale è prevista l’aggiunta del lievito. La variante con il riso ha un sapore più neutro e rende necessaria la spolverata di zucchero.

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