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Bottiglie parlanti

Il vino racconta storie


Molto spesso mi raccontano o mi risvegliano dei ricordi, siano esse vuote o piene, specialmente quando le incontro da solo in cantina. Sono le bottiglie dei vini con la loro storia che mi hanno provocato emozioni nel tempo. Paiono silenziose, invece sono un vero e proprio diario, con impresse le date, i piatti con i quali si sono accompagnate forse per una sola cena, i luoghi di quell’incontro, i commensali di quel momento, quando hanno fatto la loro apparizione sui tavoli.

Così succede di fronte all’ultima bottiglia rimasta sullo scaffale della cantina: il Barolo Poderi di Bussia 1978 di Aldo Conterno, un rosso straordinario che mi ha stregato, a suo tempo, e convertito al Barolo per sempre. L’incontro fatale con questo mitico vino è stato durante un Premio Nonino, sempre di grande livello. A cena, a casa di Gianola e Benito, famosi produttori di grappa, con dei piatti altrettanto magici, cucinati dagli stupendi Guido e Lidia Alciati di Costigliole d’Asti: agnolotti al sugo di stinco, anatra tartufata, stracotto di vitello al barolo.

Chissà perché c’è un'altra bottiglia di Barolo che mi sussurra piacevoli ricordi: Bricco Rocche 1982 dei fratelli Bruno e Marcello Ceretto. Questo rosso è stato presentato durante un pranzo “Barolo e tartufo”, nel settembre 1986, che ha segnato la storia delle langhe perché è stato l’inizio del rilancio internazionale di quel territorio. La cucina per i cento invitati da tutto il mondo, venne affidata a cinque chef, allora ai vertici mondiali: Gualtiero Marchesi, Roger Vergè, Heinz Winkler, Sirio Maccioni, Angelo Paracucchi che servirono tutti i piatti a base tartufo bianco d’Alba. Nello scrivere mi viene ancora l’acquolina in bocca.

Non posso fare a meno di sorridere divertito davanti alle bottiglie di “Ancestrale” (ovverosia Lambrusco alla vecchia maniera, allora prodotto da Sandro Cavicchioli e Christian Bellei) per uno degli episodi più bizzarri mai più successi. Metti una sera a cena nel maggio 2004, all’Hosteria Giusti di Modena, nel retrobottega, allestito, come sempre in maniera elegante, noto che in uno dei calici Riedl, disposti per ciascun commensale, il geniale patron Nano (Adriano Morandi) ha alloggiato un ospite inaspettato: un pesciolino rosso. Ho subito pensato: “Nano non vorrà farci mangiare pesce crudo al posto della sua straordinaria pasta e fagioli fritta, servita appunto con il superbo Ancestrale”. Tutta l’allegra brigata, una volta seduta, è perplessa, qualcuno azzarda delle ipotesi, poi finalmente l’arcano viene scoperto, quel pesciolino rosso nel calice, riservato all’acqua, informa che durante la cena è permesso bere solo vino. Così è stato. All’Ancestrale sono seguiti alcuni magnum di Krug, alla cui vista in cantina (ahimè ne conto uno solo) subito ricordo il pesciolino rosso.

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