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Casatella Trevigiana DOP, diciotto anni e una pizza da ricordare

Dopo i 18 anni della DOP, il formaggio trevigiano guarda oltre il Veneto e trova nella pizza il suo racconto più goloso


Casatella Trevigiana DOP

La Casatella Trevigiana DOP ha festeggiato la maggiore età tornando là dove un prodotto così dovrebbe sempre stare: tra le persone, dentro la città, vicino a chi assaggia prima ancora di leggere un disciplinare.

Martedì 2 giugno, sotto la Loggia dei Cavalieri di Treviso, il formaggio fresco della Marca ha celebrato i diciotto anni dal riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta, ottenuto il 2 giugno 2008. La festa è passata, ma ha lasciato una piccola certezza: alcuni prodotti hanno bisogno di essere raccontati di nuovo, con parole più vicine alla vita quotidiana, perché rischiano di essere conosciuti meno di quanto meriterebbero.

La Casatella Trevigiana DOP appartiene a questa categoria gentile. Non alza la voce, non cerca effetti speciali, non si impone con sapori muscolari. Arriva con la freschezza del latte, con una pasta morbida, bianca, fondente, con quella nota appena acidula che pulisce il palato e invita a un altro assaggio. È un formaggio apparentemente semplice, ma proprio per questo difficile da dimenticare quando lo si incontra nel modo giusto.

Casatella Trevigiana DOP

La sua origine racconta molto del territorio trevigiano. Prima di essere una DOP, la Casatella era un gesto domestico, un formaggio fatto in casa nelle famiglie contadine, legato al latte disponibile e alla sapienza quotidiana delle campagne. Il nome richiama la “casàda”, ciò che nasceva in ambito familiare, dentro una casa, in una cucina, in un’economia agricola fatta di latte, mani e tempo.

Oggi quella memoria ha confini precisi. La Casatella Trevigiana DOP si produce con latte vaccino intero proveniente dalla provincia di Treviso e l’intero percorso produttivo resta legato a questa area. È stata il primo formaggio fresco a pasta molle in Italia a ottenere la DOP, un riconoscimento che ha dato forma e tutela a un prodotto fragile, deperibile, profondamente legato alla freschezza.

Durante la festa trevigiana del 2 giugno, il Consorzio ha celebrato questo percorso con il taglio della torta a base di Casatella Trevigiana DOP, il brindisi con prosecco DOC, la mostra mercato, i cooking show e una degustazione di tiramisù preparato con Casatella Trevigiana DOP. Un incontro felice tra due anime golose di Treviso, capace di mostrare quanto questo formaggio possa uscire dal frigorifero di casa e diventare ingrediente di cucina, pasticceria, ristorazione e racconto territoriale.

Casatella Trevigiana DOP

secondo i dati diffusi in occasione dell’anniversario, la produzione 2025 ha raggiunto le 471.000 forme, tra pezzature piccole e grandi. Un numero importante, che racconta una presenza solida, ma anche una domanda: perché un prodotto così piacevole, così versatile, così contemporaneo nella sua freschezza, non dovrebbe viaggiare di più?

Oggi la Casatella Trevigiana DOP resta ancora molto legata al Veneto, dove è conosciuta, usata, riconosciuta. Ed è giusto che il suo cuore resti lì, nella provincia di Treviso, tra latte, caseifici e territorio. Ma il suo consumo meriterebbe una distribuzione più ampia, capace di portarla anche dove il pubblico è curioso, attento, pronto ad accogliere ingredienti con una storia vera.

Casatella Trevigiana DOP

Milano, per esempio, potrebbe volerle bene.

La città che ha imparato a leggere la pizza come un linguaggio gastronomico contemporaneo, tra impasti lunghi, topping misurati, prodotti agricoli selezionati e nuove pizzerie d’autore, potrebbe accogliere la Casatella Trevigiana DOP con entusiasmo. Non come una curiosità veneta da inserire in carta per dovere geografico, ma come un ingrediente capace di dare identità, freschezza e carattere a una pizza ben pensata.

Perché sulla pizza, diciamolo, la Casatella Trevigiana DOP è meravigliosa.

Non deve imitare la mozzarella, non deve filare, non deve fare ciò che fanno altri formaggi. Il suo valore sta altrove: nella cremosità, nella dolcezza del latte, nella capacità di accarezzare l’impasto senza appesantirlo. Usata in uscita, o aggiunta con attenzione negli ultimi momenti di cottura, porta un morso morbido, fresco, quasi vellutato. Sulle verdure di stagione funziona benissimo. Con il radicchio tardivo trova un dialogo naturale. Con asparagi, zucchine, erbe aromatiche, pomodorini confit, acciughe o prosciutto crudo, aggiunge una nota lattica che tiene insieme gli ingredienti senza coprirli.

Casatella Trevigiana DOP

La pizza potrebbe diventare il suo mezzo di viaggio più efficace. Popolare, immediata, amata da tutti, ma sempre più capace di raccontare territori e produttori. Una pizza con Casatella Trevigiana DOP non sarebbe soltanto buona: sarebbe una piccola dichiarazione di geografia del gusto. Treviso arriverebbe al tavolo attraverso un ingrediente fresco, riconoscibile, diverso dal solito, facile da amare già al primo morso.

Anche le pizzerie venete che hanno aderito alle iniziative del Consorzio lo hanno dimostrato: quando la Casatella entra nel mondo dei lievitati, trova una lingua nuova. Da San Vito di Altivole a Bassano del Grappa, da Campodarsego a Padova, da Cavallino Treporti a Motta di Livenza, il formaggio trevigiano ha incontrato impasti, forni e pizzaioli capaci di interpretarlo. Sarebbe bello vedere questa narrazione allargarsi, arrivare a Milano, poi in altre città italiane, senza perdere la sua radice.

Il punto è proprio questo: la Casatella Trevigiana DOP non ha bisogno di essere trasformata in qualcosa che non è. Deve restare fresca, delicata, trevigiana. Ma può essere raccontata meglio e distribuita con più coraggio. Può uscire dal consumo abituale di chi già la conosce e arrivare a chi, magari, non l’ha mai assaggiata perché non l’ha mai trovata.

Casatella Trevigiana DOP

Diciotto anni dopo la DOP, il compleanno è stato un traguardo. Ora potrebbe diventare una partenza. Dal banco dei formaggi alla cucina, dalla cucina alla pizza, dalla pizza alle città che sanno riconoscere un buon ingrediente quando lo incontrano.

La Casatella Trevigiana DOP merita questo passo in più. Merita di essere scoperta fuori dai suoi confini di consumo più naturali, senza perdere il legame con Treviso. Merita una pizza che la racconti bene, un pizzaiolo che la tratti con rispetto, un pubblico disposto ad ascoltare la sua voce bassa, fresca, lattica.

A volte un territorio viaggia così: non con grandi proclami, ma con un morso morbido che resta in memoria.

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