San Zeno di Montagna, tra castagni secolari e vini d'altura
Sul Monte Baldo il Garda cambia volto: castagni monumentali, borghi, cucina e vini d'altura. Dal 16 ottobre torna la Festa del Marrone DOP.
- Tra castagni secolari, antiche contrade, cucina del territorio e vini di montagna, un viaggio alla scoperta del marrone di san zeno dop. dal 16 ottobre al 1° novembre torna la festa dedicata a uno dei prodotti simbolo del monte baldo.
- Il marrone di san zeno dop, un frutto che nasce tra lago e montagna
- Tra castagni monumentali e borghi dimenticati dal tempo
- Il marrone incontra la cucina: l'esperienza alla taverna kus
- Vigneti vinessa, il vino che nasce dal vento
- La festa del marrone, un invito a scoprire san zeno
Tra castagni secolari, antiche contrade, cucina del territorio e vini di montagna, un viaggio alla scoperta del Marrone di San Zeno DOP. Dal 16 ottobre al 1° novembre torna la festa dedicata a uno dei prodotti simbolo del Monte Baldo.
C'è un altro modo di vivere il Lago di Garda, lontano dalle spiagge e dalle località più frequentate. Basta salire lungo le pendici del Monte Baldo, dove il paesaggio cambia, gli ulivi lasciano progressivamente spazio ai castagni e lo sguardo continua a incontrare, tra un bosco e una contrada, l'azzurro del lago.
È qui, a San Zeno di Montagna, che l'autunno ha il profumo dei marroni appena raccolti. Un prodotto che racconta la storia di queste montagne, il lavoro di generazioni di castanicoltori e un rapporto con la natura che ancora oggi scandisce la vita del territorio.
Abbiamo avuto l'occasione di scoprirlo durante un press tour organizzato in occasione della presentazione della 23ª Festa del Marrone di San Zeno DOP e della 54ª Festa delle castagne, in programma dal 16 ottobre al 1° novembre. Una giornata tra paesaggi, incontri e degustazioni, che ha restituito il ritratto di un territorio capace di esprimere la propria identità attraverso i suoi prodotti.

Il Marrone di San Zeno DOP, un frutto che nasce tra lago e montagna
Il protagonista è naturalmente lui, il Marrone di San Zeno, che dal 2003 si fregia della Denominazione di Origine Protetta. A renderlo particolare è anche il microclima di questo versante del Monte Baldo, dove l'influenza mitigatrice del Garda incontra le temperature più fresche della montagna.
I castagneti si estendono su circa 200 ettari, tra i 250 e i 900 metri di altitudine. Qui la castanicoltura è una tradizione antica, oggi portata avanti da produttori che hanno saputo coniugare il rispetto delle pratiche tramandate con l'attenzione alla qualità e alla certificazione biologica.
Interessante anche il lavoro che segue la raccolta. Dopo essere stati liberati dai ricci, i marroni vengono immersi in acqua per nove giorni, secondo una pratica tradizionale chiamata novena. È una fase che favorisce la maturazione e la conservazione del frutto, prima dell'asciugatura, della selezione e del confezionamento.

Tra castagni monumentali e borghi dimenticati dal tempo
Ma per comprendere davvero il valore di questo prodotto bisogna entrare nei luoghi in cui nasce.
Il percorso alla scoperta del territorio ci ha portato nella zona di Lumini, tra boschi e piccoli nuclei rurali che conservano un fascino particolare. Qui si incontrano alberi che sono autentici monumenti naturali, testimoni silenziosi di una storia lunga secoli.
Come il grande castagno conosciuto come Madonna del Castagnar, un esemplare di oltre duecento anni, alto 24 metri, che custodisce nel tronco, spaccato da un fulmine, una piccola immagine della Madonna. Poco distante si trova un altro castagno monumentale, la cui età è stimata intorno ai cinquecento anni.
Sono presenze che raccontano quanto il castagno abbia rappresentato per queste comunità non soltanto una risorsa alimentare, ma anche un elemento del paesaggio, della cultura e della vita quotidiana.
Il viaggio prosegue idealmente verso Fintanorbole, minuscolo borgo immerso nei castagneti, raggiungibile a piedi attraverso stradine e sentieri. Le case in pietra restaurate, la dimensione raccolta della contrada e la presenza di antichi mestieri restituiscono l'atmosfera di una montagna che ha saputo conservare la propria autenticità.

Il marrone incontra la cucina: l'esperienza alla Taverna Kus
Il racconto del territorio continua naturalmente a tavola. E il pranzo alla Taverna Kus, in Contrada Castello, è stato uno dei momenti più interessanti della giornata.
Il ristorante si trova in un casale del Seicento, a circa 680 metri di altitudine, con una splendida vista sul Lago di Garda. Un luogo in cui la pietra, gli ambienti delle antiche stalle e una cantina ricavata nella vecchia ghiacciaia dialogano con una cucina contemporanea, saldamente legata alla tradizione.
Lo chef Stefano Lorenzi ha proposto un percorso dedicato alla castagna, dimostrando quanto questo ingrediente possa essere versatile e capace di accompagnare preparazioni anche molto diverse.
Ad aprire il menu, un minestrone di castagne, espressione della cucina più autentica e rassicurante. A seguire, un risotto con castagne, aringa e topinambur, in cui la dolcezza del frutto incontra la sapidità del pesce e le note caratteristiche del tubero.
Il piatto principale è stato il coniglio allevato a fieno di Sartori Carni, ripieno di castagne, in sfoglia e accompagnato da una salsa al Marsala. Una preparazione che ha permesso di valorizzare anche un'altra realtà del territorio, quella della famiglia Sartori, impegnata da quasi sessant'anni nella selezione e nell'allevamento di carni di qualità.
A chiudere il percorso, il dessert Castagna in foglia, un ultimo omaggio al frutto protagonista della giornata.
Un menu che ha mostrato come il marrone possa uscire dalla dimensione, pur piacevolissima, delle caldarroste per diventare ingrediente di una cucina articolata, capace di giocare con consistenze, sapidità e contrasti.
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Vigneti Vinessa, il vino che nasce dal vento
A rendere ancora più interessante l'esperienza gastronomica è stata la degustazione dei vini di Vigneti Vinessa, una piccola realtà vitivinicola che merita attenzione.
Siamo a Lumini, a circa 800 metri di altitudine, dove Mauro e Leonardo Bonatti coltivano poco più di due ettari di vigneto su pendii ripidi, tra terreni calcareo-argillosi, importanti escursioni termiche e venti che arrivano dal lago. Proprio al vento, presenza costante e caratterizzante di queste alture, si ispira il nome della cantina.
La scelta produttiva è interessante: viticoltura biologica, basse rese, lavorazioni prevalentemente manuali e utilizzo di vitigni PIWI, varietà resistenti alle principali malattie fungine, che consentono di ridurre sensibilmente gli interventi fitosanitari.
Una forma di viticoltura di montagna che guarda alla sostenibilità senza rinunciare alla ricerca della qualità.
Durante il pranzo abbiamo degustato due etichette che raccontano bene la personalità di questa giovane realtà, il Divento 2023, un Bianco Veneto IGT, che nasce da un assemblaggio di Johanniter e Bronner, vitigni Piwi coltivati tra i 730 e i 760 metri di altitudine, e il Controvento 2025, un passito da uve Muscaris in purezza, coltivate tra i 780 e gli 810 metri. Le uve vengono raccolte prima della completa maturazione per preservarne l'acidità e successivamente lasciate appassire in cassette per circa trenta giorni.
Due vini diversi, accomunati dalla volontà di raccontare un luogo attraverso le sue condizioni naturali, senza cercare di addomesticarne completamente il carattere.

La Festa del Marrone, un invito a scoprire San Zeno
L'occasione per conoscere questo angolo del Monte Baldo è la Festa del Marrone di San Zeno DOP, che torna in Piazza Schena per tre fine settimana, dal 16 ottobre al 1° novembre.
La manifestazione propone la mostra mercato dei marroni, degustazioni, piatti della tradizione, musica, appuntamenti culturali e occasioni per conoscere direttamente i produttori.
Ma il motivo per salire a San Zeno di Montagna va oltre il calendario degli eventi. È la possibilità di scoprire un Garda diverso, dove la montagna incontra il lago, i castagneti custodiscono storie antiche e la gastronomia diventa un modo per conoscere il paesaggio e le persone che lo abitano.
Perché, a volte, per scoprire un territorio basta partire da un frutto. E lasciarsi guidare da tutto quello che ha da raccontare.
