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Dalla botte al binario: Pachino mette il vino in cammino

La Festa della Vendemmia lancia il Cammino del Nero Pachino e lega vino, cucina e mobilità dolce nel Sud-Est della Sicilia.



Nero Pachino

La Festa della Vendemmia 2026 lancia il Cammino del Nero Pachino e prova a trasformare vigne, cucina e mobilità dolce in una nuova idea di viaggio nel Sud-Est della Sicilia.

Lo scriviamo raramente, quasi mai: il Sud-Est è la parte di Sicilia che amiamo di più. Tra Noto, Marzamemi, Scicli e Ragusa Ibla c’è una geografia che continua a sorprenderci. Pietra, mare, campagne, vigne, muretti, carrubi e città che sembrano appartenere allo stesso racconto pur avendo ciascuna un’identità fortissima.
Per questo la notizia che arriva da Pachino ci interessa più della cronaca di una Festa della Vendemmia. Otto chilometri, tre ore e mezza di cammino e persone arrivate dagli Stati Uniti, dal Canada, dal Venezuela, dalla Calabria e da diverse province siciliane. Per capire che cosa abbia lasciato davvero la Festa della Vendemmia 2026 di Pachino, forse conviene partire da qui e non dai calici alzati o dal pubblico arrivato nonostante la pioggia. Perché a Pachino, in provincia di Siracusa, la vendemmia quest’anno ha provato soprattutto a diventare viaggio.

Il Nero Pachino diventa una strada da percorrere

La novità che merita attenzione è il Cammino del Nero Pachino, un percorso nato per collegare vino, paesaggio, contrade, memoria agricola e comunità. Non soltanto un’escursione inserita nel programma della festa, quindi, ma un itinerario pensato per poter essere ripetuto durante l’anno, a piedi e in bicicletta, con l’idea di dialogare in futuro anche con il treno.
Il progetto guarda alle contrade vitivinicole di Buonivini, San Lorenzo, Maccari, Bufalefi, Barracchino, Luperello, Baroni, Vendicari e Burgio, attraversando un territorio nel quale cambiano terreni, esposizioni, venti e vicinanza al Mediterraneo e allo Ionio. Intorno ci sono Marzamemi, Vendicari, l’Isola delle Correnti e Noto: nomi già fortissimi dal punto di vista turistico che il vino può contribuire a collegare in una geografia più ampia.
È questo il passaggio interessante: Pachino non deve inventarsi una destinazione. Deve mettere in relazione ciò che possiede già.

Nero Pachino

Una Sicilia che prova a rallentare

Il presidente di Vivi Vinum Pachino, Walter Guarrasi, durante la festa ha indicato proprio nella mobilità dolce uno dei terreni sui quali costruire il futuro dell’enoturismo siciliano: cammini, bicicletta e ferrovia come modi diversi di entrare nel paesaggio, anziché semplicemente attraversarlo.
Il ragionamento non resta isolato. Nel 2026 la Regione Siciliana ha destinato risorse a progetti di turismo esperienziale comprendendo greenway, percorsi ciclabili e pedonali, cammini e altri strumenti legati alla mobilità dolce.
E poi esiste un’infrastruttura che potrebbe cambiare davvero la lettura turistica di questa parte dell’isola: la ferrovia Noto–Pachino. Fondazione FS la include tra le linee storiche destinate a nuova vocazione turistica e sta portando avanti il progetto di recupero del tracciato. Una ferrovia che attraversa il paesaggio del Sud-Est siciliano e che rende molto meno teorica l’idea di collegare treno, bicicletta, cammino, vino e costa.

Vino e cucina possono raccontare lo stesso territorio

La Festa della Vendemmia ha lavorato anche su un secondo collegamento: quello tra cantine e produzioni agroalimentari. A Pachino il confronto ha coinvolto Consorzi e Presìdi Slow Food, provando a ragionare su un principio semplice: vino e cucina funzionano meglio turisticamente quando smettono di procedere su binari separati.
Lo ha mostrato anche Vincenzo Ridolfo, chef del ristorante Camparia di Marzamemi, con il suo “Cubo della Vendemmia”, costruito attorno a uva Nero d’Avola, acciuga, cipolla e mosto in scaglie. Nadia Angelico, da Ispica, ha invece vinto “La Vendemmia nel Piatto” con il dolce “Vite d’autunno”.
Sono episodi, certo, ma raccontano una direzione. Il turismo gastronomico diventa più interessante quando non mette semplicemente prodotti sul tavolo, ma riesce a spiegare perché quei prodotti esistano proprio lì.

Nero Pachino

Le cantine e il vino del Sud-Est siciliano

La festa ha mantenuto naturalmente il vino al centro. Nei “Vini dello Scagno”, il riconoscimento per il Miglior Rosso è andato a Ramaddini con Note Nere Syrah DOC Sicilia, quello per il Miglior Bianco a Marilina con Flo IGP Terre Siciliane, mentre Lauretta con Bacio di Rosa si è imposta tra i rosati.
Premi anche a Sissiri con Donna Rosa Passito IGP, Maccari con Saia DOC Sicilia, Marino con Marinè IGP Terre Siciliane e Cammisuli con Zizzo IGP Terre Siciliane. Sullo sfondo rimane soprattutto il Nero d’Avola, varietà profondamente legata alla provincia di Siracusa e al racconto vitivinicolo di questa parte della Sicilia.

Il Palio serve, se poi resta qualcosa

Sette squadre hanno riportato la vendemmia alla sua dimensione più popolare nel Palio della Botte, vinto da La Voga 3 con la botte della Consulta Giovanile. È la parte festosa, immediata e partecipata dell’evento.
Ma il risultato più interessante della Festa della Vendemmia potrebbe essere un altro. Una manifestazione territoriale diventa realmente utile quando, smontati stand e palchi, lascia qualcosa che può continuare a essere vissuto.
Il Cammino del Nero Pachino va esattamente in questa direzione. La sfida viene adesso: renderlo riconoscibile, percorribile, raccontabile, collegarlo alle cantine e alla ristorazione, farlo dialogare con Marzamemi, Vendicari e con la futura fruizione turistica della Noto–Pachino, portandolo sui mercati internazionali.
Perché il passaggio da evento a destinazione avviene proprio qui: quando il visitatore non viene più soltanto per una data sul calendario, ma trova un motivo per mettersi in viaggio.
E forse il Sud-Est siciliano ha proprio questo vantaggio. Per chi, come noi, continua ad amare quella Sicilia che unisce Noto, Marzamemi, Scicli e Ibla, ogni nuova strada capace di collegare vino, paesaggio e persone non è soltanto una buona notizia turistica.
È un motivo in più per tornare.

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