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Poltu Quatu, il porto nascosto che riaccende l’estate sarda

Tra W Sardinia, marina, tavole sul mare e lifestyle, il borgo tra Porto Cervo e Baja Sardinia vive una nuova stagione.


W Sardinia

Chi ha la Sardegna nel cuore dai primi anni Ottanta sa che quest’isola non si concede mai tutta al primo sguardo. Bisogna tornarci, attraversarla, ascoltarla, lasciarsi sorprendere da un odore di mirto, da una curva improvvisa, da una luce che cambia in pochi minuti il colore del mare. La Sardegna, per chi la ama davvero, non è una destinazione: è una geografia affettiva.

Poltu Quatu appartiene a questa famiglia di luoghi. Sta lì, tra Porto Cervo e Baja Sardinia, lungo uno dei tratti più desiderati della costa nord-orientale, ma conserva ancora nel nome la sua natura più segreta. In gallurese significa “porto nascosto”, e non è solo una definizione suggestiva: il borgo si affaccia su un’insenatura riparata, protetta dalla vegetazione e aperta verso l’Arcipelago di La Maddalena. Un approdo più che una località.

Nato tra i primi anni Ottanta e il 1987 come borgo marinaro affacciato su un’insenatura naturale, Poltu Quatu ha trovato nei primi anni Duemila una nuova forma con il progetto dell’hotel firmato da Jean Claude Lesuisse. Piazzette, archi, intonaci bianchi, curve morbide e scorci sul mare hanno costruito nel tempo l’immagine di un villaggio mediterraneo pensato per essere vissuto, non solo attraversato.

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Per chi ha cominciato a frequentare la Sardegna in quegli anni, Poltu Quatu racconta bene un passaggio importante: il momento in cui la costa, senza perdere il suo richiamo naturale, iniziava a disegnare nuovi modi di abitare la vacanza. Non solo spiagge e barche, ma luoghi costruiti intorno al desiderio di restare, camminare, sedersi, cenare, riconoscersi in un ritmo.

Oggi Poltu Quatu torna al centro dell’estate con una nuova energia. Dopo il rilancio avviato da Castello Sgr e l’apertura del W Sardinia – Poltu Quatu, il borgo sembra voler riprendere la sua identità originaria e portarla nel presente. Non più soltanto un indirizzo elegante della Costa Smeralda, ma una destinazione da vivere nell’arco dell’intera giornata: dal primo caffè alla sera, dalla marina alla tavola, dal benessere alla musica, dalla vacanza in appartamento all’ospitalità alberghiera più contemporanea.

La mattina comincia al Caffè della Piazza, quando il borgo ha ancora il passo lento delle ore migliori. Le barche sono ferme nella Marina dell’Orso, la luce scivola sugli intonaci, i tavolini si riempiono senza fretta. È il momento in cui la giornata può prendere molte direzioni: una partenza in barca verso Spargi, Caprera e le altre isole dell’arcipelago, una nuotata in una caletta riparata, una camminata lungo la darsena, oppure semplicemente il piacere di restare a guardare il porto che si sveglia.

W Sardinia

Poltu Quatu funziona proprio perché non impone un solo modo di stare in vacanza. Chi cerca autonomia può scegliere Il Borgo Marina Homesuites, appartamenti pensati per vivere la destinazione con maggiore libertà. Chi vuole prendersi cura del corpo trova un’area Technogym affacciata sul porto, con trainer e programmi dedicati. Chi ama lo sport può alternare tennis e padel con LUX Tennis, tra lezioni private e percorsi su misura.

Nel pomeriggio il centro della scena si sposta verso il W Sardinia – Poltu Quatu. L’arrivo del brand W sull’isola segna una tappa importante per l’hôtellerie sarda: l’hotel porta nel borgo un’idea di ospitalità informale, di design, musicale e internazionale. Il progetto di restyling firmato dallo studio newyorkese Meyer Davis ha lavorato su forme, colori, materiali e richiami all’immaginario dell’isola, mantenendo il dialogo con l’architettura originaria del luogo.

La W Lounge e il WET Deck, con terrazza e piscina, accompagnano il passaggio verso il tramonto. Musica dal vivo, DJ set, appuntamenti e una scena sociale in movimento cambiano il passo del borgo, senza cancellarne il rapporto con il paesaggio. Il mare resta sempre lì, dentro lo sguardo. E forse è questa la misura giusta: portare nuova vita senza dimenticare che in Sardegna la prima regia appartiene sempre alla natura.

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La sera, poi, Poltu Quatu diventa una piccola mappa gastronomica. Lungo la passeggiata che attraversa la darsena e prosegue verso la Marina dell’Orso, gli indirizzi raccontano un borgo sempre più aperto a linguaggi diversi. La novità più attesa è IYO, insegna di riferimento della cucina giapponese contemporanea in Italia, guidata dall’Executive chef Takeshi Iwai insieme al Resident Chef Andrea Besana. Un arrivo che parla a chi viaggia anche per assaggiare, scoprire, confrontare cucine e culture.

C’è poi Carnissage, il format di Martino Uzzauto, con una proposta che attraversa carne, crudi di pesce, primi mediterranei, crostacei e frutti di mare. Accanto alle nuove aperture, restano gli indirizzi già entrati nella vita del borgo: il Caffè della Piazza, che inaugura l’American Bar con drink d’autore da bere al tramonto o a fine serata; CouCou Sardinia, con cucina mediterranea dal tocco francese e cocktail dagli ingredienti fuori dagli schemi; Le Specialità, dedicato alla pizza romana ultra-fine; Il Marchese, dove cucina romana contemporanea e rituali dell’amaro incontrano sapori sardi.

Aruanã Churrascaria porta invece il ritmo conviviale del churrasco e del rodizio brasiliano, mentre il Tanit, affacciato direttamente sulla marina, riporta il racconto al mare con una cucina essenziale, centrata sulla materia prima locale.

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Poltu Quatu, oggi, sembra vivere una seconda giovinezza. Per chi ama la Sardegna da decenni, questa nuova stagione ha un valore particolare: mostra come un luogo possa cambiare senza perdere del tutto la propria memoria. Il porto nascosto resta nascosto nella sua forma, nella sua insenatura, nel suo modo di apparire all’improvviso. Ma adesso accende l’estate con una vitalità nuova, fatta di ospitalità, tavola, musica, sport e mare.

E forse è proprio questo che rende ancora interessante tornare: ritrovare una Sardegna conosciuta e, allo stesso tempo, scoprire che ha ancora qualcosa da raccontare.

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