LiSignori, il vino che apre la porta alla Gallura rurale
Ad Aglientu, 27 ettari tra granito e vento raccontano una Sardegna di stazzi, sentieri, Vermentino e ospitalità di campagna.
- Aglientu, una cantina dentro la civiltà degli stazzi
- Lisignori, un progetto partito nel 2017
- Granito, scisto e vento: qui il vermentino cambia voce
- Il vino come ingresso nella gallura rurale
- Una sardegna da bere e attraversare

La Sardegna che interessa di più comincia spesso qualche chilometro dopo il mare. Ad Aglientu, nell’Alta Gallura, il paesaggio cambia velocemente: granito, macchia mediterranea, sugherete, vigne e vecchi stazzi disegnano una campagna battuta dal vento. È qui che LiSignori sta costruendo la propria identità vinicola. E proprio il luogo, più ancora delle bottiglie, rende interessante questa storia.
Aglientu, una cantina dentro la civiltà degli stazzi
La cantina si trova in località Stazzu Muntigghioni, sulle colline di Aglientu. Il nome LiSignori arriva invece da Lu Signori, la collina granitica che domina il territorio e apre lo sguardo verso l’Asinara, le Bocche di Bonifacio, la Corsica e l’interno della Sardegna.
La geografia raccontata dall’azienda trova anche una conferma meno promozionale e molto più interessante: il Piano Paesaggistico Regionale della Sardegna censisce sia lo Stazzo Lu Signori sia lo Stazzo Lu Montigghioni tra gli elementi identitari della rete infrastrutturale storica di Aglientu.
Una traccia importante perché permette di leggere LiSignori dentro una storia rurale che in Gallura ha segnato per secoli l’organizzazione del territorio. Lo stazzo non era semplicemente una casa di campagna: abitazione, pascolo, coltivazioni e lavoro formavano una piccola unità agricola spesso autosufficiente. Più stazzi costituivano la cussogghja, una comunità legata anche alle chiese campestri e ai rapporti di collaborazione tra famiglie.
Il vino, quindi, arriva dentro un paesaggio che era agricolo molto prima di diventare turistico.

LiSignori, un progetto partito nel 2017
Il debutto mediatico del 2026 potrebbe far pensare a una cantina appena nata. In realtà il lavoro sulla proprietà viene fatto risalire al 2017, mentre la 2024 è stata la prima annata arrivata sul mercato.
Oggi LiSignori dichiara 27 ettari di vigneto e quattro proprietari: Urs Brunner, Giorgio Stock, Giuseppe Loi e Harald Steingroever. Le prime presentazioni internazionali raccontavano il progetto nato dall’amicizia tra Brunner, Stock e Loi; Steingroever compare nella compagine più recente.
Anche la natura dei soci rende l’operazione interessante. Brunner arriva dal mondo imprenditoriale tedesco ed è legato alla Praterinsel di Monaco, uno degli spazi per eventi più conosciuti della città. Stock è già comparso in incontri e degustazioni dedicati alla nuova viticoltura sarda, mentre Giuseppe Loi è il riferimento operativo indicato dalla cantina.
Una componente internazionale che, almeno nelle intenzioni, non cerca però di spostare il baricentro fuori dall’isola.

Granito, scisto e vento: qui il Vermentino cambia voce
La Gallura è una delle zone nelle quali il rapporto tra vino e geologia si percepisce con maggiore immediatezza. I terreni poveri, gli affioramenti di granito e scisto, il sole e soprattutto il vento creano condizioni che diventano parte del carattere dei vini.
LiSignori sta percorrendo la strada della conversione biologica e punta su lavorazioni poco invasive, Biodiversità della proprietà e materiali diversi in cantina, dall’acciaio al cemento fino al legno utilizzato soltanto quando serve.
A guidare la vinificazione è Andrea Pala, enologo originario di Luras, quindi figlio di questa parte della Sardegna, inserito nel 2025 da Forbes Italia tra i Best Under 40 del mondo del vino.
Il Vermentino è inevitabilmente il primo interprete.
Emmu, Vermentino di Gallura Superiore DOCG 2025, rappresenta la lettura più strutturata, mentre Tandu, Vermentino di Gallura DOCG 2025, cerca una dimensione più immediata, salina e mediterranea.
Il racconto continua con Mecala, Cannonau di Sardegna Rosato DOC 2025; Liadori, Cannonau di Sardegna DOC 2025; e Melaiu, Syrah Isola dei Nuraghi IGT 2024, prodotto in quantità più limitate e dedicato a Bastiano “Melaiu”, agricoltore profondamente legato proprio ai terreni di Lu Signori.

Il vino come ingresso nella Gallura rurale
Qui sta forse la parte più interessante per chi viaggia.
Aglientu viene inevitabilmente associata alle spiagge di Vignola Mare, Rena Majore e Monti Russu. Eppure basta lasciare la costa per pochi minuti per entrare in un territorio completamente differente, fatto di strade secondarie, granito, pascoli, vigne e case rurali.
Il Comune ha sviluppato una rete di circa 117 chilometri di sentieri che permette di attraversare il territorio a piedi e, lungo diversi percorsi, anche in bicicletta o a cavallo. Le direttrici arrivano verso Aggius, Tempio Pausania e Luogosanto e incontrano chiese campestri, siti archeologici e testimonianze nuragiche come Tuttusoni e Finucchjaglia.
Accanto ai percorsi esiste già un sistema diffuso di agriturismi e strutture di turismo rurale ricavate negli stazzi, dove il viaggio torna anche a tavola: zuppa gallurese, cjusoni, carni, formaggi, seadas e prodotti delle aziende agricole.
Proseguendo verso Luogosanto, il paesaggio rurale diventa ancora più evidente tra boschi di leccio, querce da sughero, piccoli eremi in granito, chiese campestri e vecchie strade immerse nella macchia.
Il mare rimane vicino, ma smette finalmente di essere l’unico motivo per arrivare fin qui.

Una Sardegna da bere e attraversare
Per LiSignori la vera opportunità potrebbe essere proprio questa: non limitarsi a portare la Gallura dentro una bottiglia, ma usare la bottiglia per portare le persone dentro la Gallura.
Il luogo ne avrebbe tutte le caratteristiche. La collina, lo stazzo storico, le vigne, i resti rurali presenti nella proprietà e una rete di esperienze già esistente nei dintorni possono costruire un racconto di enoturismo molto più ampio della semplice degustazione in cantina.
In questa prospettiva persino Vermentino e Cannonau cambiano funzione. Non sono soltanto vini da assaggiare, ma coordinate per leggere il territorio.
Ed è forse questa la Sardegna più interessante: quella che, allontanandosi dalla spiaggia, non perde il mare ma ritrova la campagna.
