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Louis Roederer entra in Borgogna con Domaine Pierre Damoy

Roederer acquisisce la tenuta di Gevrey-Chambertin con quasi otto ettari Grand Cru. In Francia si parla di un affare da 300 milioni.



La maison dello champagne acquisisce la storica proprietà di Gevrey-Chambertin: quasi otto ettari di Grand Cru tra Chambertin, Chapelle-Chambertin e Chambertin Clos-de-Bèze. Il prezzo non è stato comunicato, ma in Francia si parla di circa 300 milioni di euro.

Domaine Pierre Domoy

Otto ettari possono sembrare pochi. A Gevrey-Chambertin, nel cuore della Côte de Nuits, possono invece rappresentare un patrimonio difficilmente replicabile.

Con l’acquisizione di Domaine Pierre Damoy, Louis Roederer entra per la prima volta direttamente in Borgogna, aggiungendo alla propria collezione alcuni dei vigneti più prestigiosi dedicati al Pinot Nero. L’operazione riguarda una proprietà di circa 11 ettari, quasi otto dei quali classificati Grand Cru.

Il nome che più di ogni altro spiega la portata dell’acquisizione è Chambertin Clos-de-Bèze. Domaine Pierre Damoy ne possiede circa 5,36 ettari, oltre un terzo dell’intero climat, risultando uno dei proprietari di riferimento di questa denominazione della Côte de Nuits.

A questi vigneti si aggiungono parcelle in Chambertin e Chapelle-Chambertin, oltre al Clos Tamisot, vigneto di circa 1,45 ettari a Gevrey-Chambertin gestito in monopole.

Per capire il senso dell’operazione bisogna partire proprio dalla terra.

Perché Domaine Pierre Damoy è così importante

In Borgogna pochi filari possono avere un peso enorme.

Il sistema dei climats borgognoni lega infatti il vino a parcelle precisamente delimitate, spesso conosciute e coltivate da secoli. Non conta soltanto il vitigno, ma il punto esatto nel quale cresce: esposizione, suolo, pendenza, microclima e storia concorrono a costruire l’identità del vino.

Domaine Pierre Damoy possiede un patrimonio particolarmente raro perché concentra una parte rilevante dei propri vigneti all’interno di alcuni dei Grand Cru di Gevrey-Chambertin, uno dei territori più celebrati della Borgogna per il Pinot Nero.

Qui il vino diventa anche una forma di geografia.

Camminare tra Gevrey-Chambertin, Morey-Saint-Denis, Chambolle-Musigny e Vosne-Romanée significa attraversare paesi separati spesso da pochi chilometri, ma associati a vini molto differenti. Per chi viaggia cercando il gusto dei territori, la Côte de Nuits è probabilmente uno degli esempi più evidenti di quanto una bottiglia possa diventare una mappa.

Dallo Champagne alla Côte de Nuits

Per Louis Roederer l’ingresso in Borgogna assume un significato particolare.

La maison di Reims, fondata nel 1776, celebra nel 2026 i suoi 250 anni. Sotto la guida di Frédéric Rouzaud, settima generazione della famiglia, il gruppo ha costruito nel tempo una presenza internazionale che comprende tenute nello Champagne, a Bordeaux, in Provenza, nella Valle del Rodano, nel Douro portoghese e in California.

Mancava proprio la Borgogna.

Champagne e Borgogna, del resto, dialogano attraverso due vitigni fondamentali come Pinot Nero e Chardonnay, ma rappresentano modi profondamente differenti di interpretare il vino e il territorio.

Con Domaine Pierre Damoy, Roederer mette piede direttamente nel cuore del Pinot Nero borgognone.

Non si tratta nemmeno del primo interesse del gruppo per questa regione. La stampa francese ricorda che nel 2017 Louis Roederer era stata tra le realtà interessate al Clos de Tart, storico Grand Cru di Morey-Saint-Denis poi acquistato dal gruppo Artémis di François Pinault.

Questa volta l’operazione si è conclusa.

Tutto cominciò con un commerciante normanno

La storia di Domaine Pierre Damoy ha poco della genealogia aristocratica che si potrebbe immaginare osservando oggi il valore dei suoi vigneti.

All’origine troviamo Julien Damoy, figlio di un droghiere di Yvetot, in Normandia.

Trasferitosi a Parigi, sviluppò l’attività familiare fino a costruire una grande rete commerciale. Parallelamente iniziò a interessarsi al vino e, negli anni Venti del Novecento, acquistò vigneti a Gevrey-Chambertin.

Era una Borgogna molto diversa da quella attuale.

Le conseguenze della fillossera e le difficoltà del mondo viticolo avevano modificato profondamente il valore delle proprietà. Julien Damoy riuscì così ad acquistare parcelle in Chapelle-Chambertin, Chambertin e Clos-de-Bèze.

Nel 1936 entrò nel patrimonio familiare anche il Clos Tamisot.

Parte delle vigne oggi acquisite da Louis Roederer affonda quindi le proprie radici negli impianti realizzati circa un secolo fa.

Pierre Damoy, nipote di Julien, ha assunto la guida della proprietà nel 1992, proseguendo il lavoro sul vigneto e sulla cantina e contribuendo a costruire l’attuale reputazione del domaine.

Louis Roederer ha davvero pagato 300 milioni?

È la cifra che inevitabilmente attira l’attenzione.

Il prezzo dell’acquisizione non è stato comunicato ufficialmente né da Louis Roederer né dalla famiglia Damoy. Diversi media francesi hanno però indicato un valore vicino ai 300 milioni di euro.

La cifra deve quindi essere considerata una stima e non un dato ufficiale.

Resta comunque utile per comprendere ciò che sta accadendo nei vigneti più ricercati della Borgogna.

Quando sul mercato arriva una proprietà con diversi ettari di Grand Cru, e soprattutto con una presenza tanto importante nel Chambertin Clos-de-Bèze, il valore agricolo si intreccia inevitabilmente con quello patrimoniale.

secondo la stampa specializzata francese, applicando ai vigneti Grand Cru le valutazioni teoriche utilizzate per il mercato fondiario, il patrimonio del domaine potrebbe arrivare persino a cifre superiori rispetto ai 300 milioni ipotizzati.

Il punto interessante, però, non è stabilire se un ettaro valga trenta, quaranta o cinquanta milioni.

La domanda è un'altra: cosa succede a un territorio agricolo quando la terra diventa un bene quasi irraggiungibile?

Il prezzo della Borgogna

La questione preoccupa da tempo il mondo del vino borgognone.

La terra disponibile è pochissima e le proprietà che arrivano sul mercato attirano produttori, investitori e grandi gruppi internazionali.

In Borgogna non si possono creare nuovi ettari di Chambertin o Clos-de-Bèze. Le superfici sono delimitate e finite. È proprio questa rarità a rendere il territorio economicamente così particolare.

Ma dietro ogni quotazione rimane il lavoro agricolo.

Potare, legare, lavorare il terreno, controllare le malattie della vite, vendemmiare. Gesti che hanno poco a che vedere con le cifre milionarie associate alle compravendite, ma senza i quali quelle cifre non avrebbero alcun significato.

È forse questa la contraddizione più affascinante della Borgogna contemporanea: alcuni dei terreni agricoli più costosi del mondo continuano a essere coltivati vite per vite, filare dopo filare.

La Borgogna come destinazione del vino

L'acquisizione di Domaine Pierre Damoy racconta anche perché la Borgogna continui ad avere una forza straordinaria nell'immaginario dei wine lover.

A Gevrey-Chambertin il vino non è separabile dal paese.

I muri di pietra, le strade che salgono verso le vigne, i clos, le cantine e i nomi scritti sui cartelli lungo i filari costruiscono un paesaggio nel quale le denominazioni diventano fisicamente visibili.

Chi arriva qui dopo aver bevuto per anni Chambertin o Clos-de-Bèze scopre qualcosa di sorprendente: luoghi conosciuti in tutto il mondo sono spesso appezzamenti di terra relativamente piccoli, percorribili a piedi.

È uno degli aspetti che rendono la Borgogna una grande destinazione enoturistica internazionale.

Non soltanto per assaggiare bottiglie rare, ma per comprendere quanto possa essere stretto il rapporto tra un vino e pochi metri di terreno.

Una terra che non si può replicare

Louis Roederer possiede uno dei nomi più conosciuti dello Champagne e produce Cristal, una delle cuvée più celebri al mondo.

Con Domaine Pierre Damoy acquista qualcosa di molto diverso.

Acquista vigne vecchie, parcelle delimitate, una storia familiare e soprattutto una parte consistente di uno dei luoghi più desiderati del Pinot Nero mondiale.

Una maison può aumentare la produzione. Una cantina può essere ampliata. Una bottiglia può raggiungere nuovi mercati.

Un altro Chambertin Clos-de-Bèze, invece, non si può costruire.

Probabilmente è proprio questo, più dei 300 milioni di cui si parla, il vero valore dell'operazione.

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