La Cina guarda la Sardegna. Ma la vera sfida comincia oltre la spiaggia
La Cina sceglie la Sardegna: prenotazioni +108%. La sfida della Regione è portare turisti anche nei borghi e nell'entroterra, oltre l'estate.
- Prenotazioni in crescita del 108% e soggiorni più lunghi: il mercato cinese può aiutare la sardegna a valorizzare borghi, enogastronomia e territori durante tutto l’anno.
- Dalla cina arrivano segnali che vanno oltre le prenotazioni
- Il turista che non si accontenta del mare
- Dalla costa smeralda alla barbagia: la distanza che conta davvero
- La strategia della regione sardegna: distribuire il turismo nello spazio e nel tempo
- La vera sfida comincia dopo il clic
- Il successo non sarà soltanto contare quanti cinesi arriveranno
Prenotazioni in crescita del 108% e soggiorni più lunghi: il mercato cinese può aiutare la Sardegna a valorizzare borghi, enogastronomia e territori durante tutto l’anno.
La Sardegna piace ai cinesi. Ma la notizia più interessante non è che la cercano sempre di più, bensì che potrebbero essere proprio loro i viaggiatori capaci di scoprire un’isola diversa. Quella che comincia dove finiscono gli stabilimenti balneari, attraversa i paesi della Barbagia, incontra i pastori, entra nei laboratori artigiani e si siede a tavola per conoscere una delle culture gastronomiche più riconoscibili del Mediterraneo.
È questa la prospettiva che rende particolarmente interessante la campagna di promozione turistica realizzata dalla Regione Sardegna sul mercato cinese, i cui risultati sono stati presentati il 23 ottobre 2026 a Cagliari, durante l'incontro Sardegna chiAMA Cina – Scoprire, connettere, attrarre.
Numeri importanti, certo. Ma soprattutto un'occasione per interrogarsi su quale turismo la Sardegna voglia attrarre nei prossimi anni.

Dalla Cina arrivano segnali che vanno oltre le prenotazioni
La campagna realizzata dall'Assessorato regionale del Turismo con Petal Ads, la piattaforma pubblicitaria di Huawei, ha prodotto risultati significativi: le ricerche online sulla Sardegna sono aumentate del 90% e le prenotazioni attraverso le agenzie di viaggio online del 108%.
I messaggi promozionali hanno generato 21 milioni di impression sugli smartphone Huawei, ai quali si aggiungono 8,65 milioni di visualizzazioni della pubblicità digitale negli aeroporti e negli spazi urbani di Pechino e Shanghai. Sei creator cinesi hanno inoltre raccontato la destinazione sulle piattaforme social Douyin e RedNote.
Ma i dati che meritano maggiore attenzione sono altri.
secondo le prime rilevazioni presentate da Huawei, i visitatori cinesi in Sardegna sono aumentati del 5,4% e la durata media dei soggiorni del 13,6%.
È proprio quest'ultimo indicatore a suggerire una riflessione. Perché un turista che arriva dall'altra parte del mondo e decide di fermarsi più a lungo potrebbe essere il viaggiatore ideale per una destinazione che vuole distribuire meglio i benefici del turismo.
Naturalmente, serviranno dati consolidati per comprendere quanto questi risultati possano essere attribuiti direttamente alla campagna. Ma la direzione è interessante.

Il turista che non si accontenta del mare
Il mercato cinese non è soltanto un grande bacino di potenziali visitatori. È anche un osservatorio dei cambiamenti nelle modalità di viaggio.
I turisti internazionali più interessati alle esperienze cercano sempre più spesso cultura locale, gastronomia, natura e occasioni per entrare in contatto con la vita dei territori.
Per la Sardegna questo significa poter proporre qualcosa di molto più articolato della classica vacanza balneare.
Un viaggio tra i nuraghi e i vigneti del Cannonau, le botteghe dei coltelli di Pattada, i murales di Orgosolo, i pani rituali, i formaggi delle montagne e i piccoli borghi dell'interno.
Esperienze che non hanno bisogno dell'ombrellone e che, proprio per questo, possono vivere anche in primavera e in autunno.
Il tema non è convincere i visitatori cinesi a rinunciare al mare. Sarebbe assurdo, considerando quanto le coste contribuiscano alla notorietà internazionale dell'isola. La sfida è piuttosto utilizzare quella straordinaria capacità di attrazione come porta d'ingresso verso una Sardegna più ampia.

Dalla Costa Smeralda alla Barbagia: la distanza che conta davvero
Tra le spiagge della Costa Smeralda e i paesi della Barbagia ci sono distanze relativamente contenute. Eppure, dal punto di vista turistico, sembrano talvolta appartenere a due mondi differenti.
Da una parte la Sardegna conosciuta, desiderata e fotografata. Dall'altra un patrimonio di paesaggi, comunità, produzioni agricole, artigianato e cultura alimentare che potrebbe trovare nei viaggiatori internazionali un pubblico particolarmente interessato.
È qui che il turismo enogastronomico può assumere un ruolo decisivo.
Il Cannonau non è soltanto un vino da degustare, il pecorino Sardo non è soltanto un formaggio da acquistare, il pane carasau non è soltanto qualcosa da assaggiare. Sono occasioni per conoscere le persone, le economie e i paesaggi che rendono la Sardegna diversa da qualsiasi altra destinazione.
Un valore che cresce quando il visitatore incontra direttamente chi produce, ascolta una storia, visita un laboratorio o partecipa a un'esperienza gastronomica.
Per i piccoli territori, intercettare anche una quota limitata di viaggiatori ad alta capacità di spesa può avere un significato economico importante, purché l'offerta sia organizzata, accessibile e capace di mantenere la propria autenticità.

La strategia della Regione Sardegna: distribuire il turismo nello spazio e nel tempo
L'assessore regionale del Turismo Franco Cuccureddu ha indicato nella diversificazione dei mercati internazionali e nella valorizzazione dell'intero territorio due elementi centrali della strategia regionale.
La collaborazione con Huawei si inserisce in questo percorso, insieme alle iniziative dedicate ai borghi, al turismo lento e alla promozione delle esperienze culturali ed enogastronomiche.
La sfida è duplice: destagionalizzare, portando visitatori anche oltre l'estate, e distribuire maggiormente i flussi, coinvolgendo territori che oggi partecipano solo marginalmente all'economia turistica.
La campagna cinese offre un'opportunità per verificare concretamente questa strategia.
Il pubblico intercettato è interessante: secondo i dati diffusi, l'81% degli utenti che hanno cliccato sugli annunci proviene dalle grandi città e oltre l'87% manifesta una buona propensione alla spesa turistica.
Ma un turista con elevata disponibilità economica non diventa automaticamente un turista interessato ai territori. Occorrono prodotti turistici riconoscibili, collegamenti, guide preparate, strumenti digitali nella sua lingua e proposte capaci di trasformare la curiosità in esperienze prenotabili.

La vera sfida comincia dopo il clic
Una campagna digitale può far conoscere una destinazione a milioni di persone. Non può, da sola, convincerle a visitare un piccolo caseificio nell'entroterra, partecipare a una vendemmia o trascorrere una notte in un borgo lontano dalle località più celebri.
Per questo la fase successiva alla promozione è probabilmente quella più importante.
Servono operatori dell'ospitalità, produttori, artigiani e comunità locali in grado di costruire un'offerta coordinata. Ma serve anche una narrazione capace di raccontare la Sardegna attraverso ciò che la rende unica, senza ridurla a una sequenza di spiagge spettacolari.
La Regione ha già annunciato nuove attività promozionali sul mercato cinese, con il coinvolgimento di creator digitali e una campagna orientata anche ai periodi esterni alla stagione estiva.
Una scelta coerente con l'obiettivo di intercettare una domanda internazionale più diversificata.

Il successo non sarà soltanto contare quanti cinesi arriveranno
Per misurare davvero il risultato di questa strategia, in futuro sarà interessante conoscere non soltanto quanti turisti cinesi avranno scelto la Sardegna, ma anche quando saranno arrivati, quanto avranno soggiornato, quali territori avranno visitato e quanto valore avranno generato per le economie locali.
Perché la crescita delle prenotazioni è una buona notizia. Quella dei soggiorni più lunghi potrebbe esserlo ancora di più.
E se domani un viaggiatore di Shanghai dovesse scegliere la Sardegna per conoscere i vini del Mandrolisai, la lavorazione del filigranato o i sapori delle montagne del Gennargentu, il risultato sarebbe ben più significativo di un clic pubblicitario.
Portare più turisti è un obiettivo. Portarli dove possono fare la differenza, e nei periodi in cui il territorio ne ha maggiore bisogno, è una strategia.
La Cina sta guardando la Sardegna. Adesso tocca alla Sardegna decidere quanto di sé vuole mostrare.