Manuela Fomiatti: le polpette e la fame che non passa
Non sono solo polpette: Manuela Fomiatti racconta le emozioni attraverso il cibo, tra ironia, relazioni e vita adulta.
- Quando la fame non riguarda il cibo
- Manuela fomiatti, dalla valtellina alla vita milanese
- La ceo del caos emozionale
- Le emozioni assomigliano più ai ceci che alla pasta
- Non sono solo polpette: sei capitoli senza ricette perfette
- Un libro di cibo che non parla di cucina
- Il libro e l'autrice

Una polpetta può essere molto più di una polpetta. Può raccontare una famiglia, un ricordo, una domenica, una cucina. Nelle mani di Manuela Fomiatti diventa persino una metafora dell'amore: ingredienti diversi da mettere insieme, equilibri da trovare, tentativi riusciti e altri decisamente meno. Perché alcune cose si possono preparare seguendo una ricetta. Le persone no.
Non sono solo polpette. Storie dalle quali non ho imparato a cucinare è il primo libro di Manuela Fomiatti, autrice nata in Valtellina e milanese d'adozione, che ha scelto il linguaggio del cibo per raccontare le complicazioni emotive della vita adulta.
Già il sottotitolo chiarisce una cosa: chi cerca un manuale di cucina ha sbagliato scaffale.
La cucina, però, è dappertutto. Non come esercizio gastronomico, ma come vocabolario per parlare di relazioni, aspettative, solitudini, paure, amici, terapia, partenze, ritorni e di quella straordinaria capacità umana di trasformare un messaggio senza risposta in un lungometraggio completo di sceneggiatura, colonna sonora e finale immaginario.

Quando la fame non riguarda il cibo
Mangiare e amare condividono più parole di quanto sembri. Fame, desiderio, attesa, sazietà, gusto, mancanza, eccesso. Persino il verbo "digerire" viene continuamente preso in prestito dalla tavola per raccontare quello che succede nella testa e nello stomaco quando la vita decide di complicarsi.
Fomiatti costruisce il suo libro proprio dentro questo territorio.
Le polpette sono qualcosa di apparentemente semplice che nasce mettendo insieme ingredienti differenti. Ogni casa ha la propria versione, qualcuno cambia le dosi, qualcun altro aggiunge qualcosa che nella ricetta originale non esisteva. Talvolta funzionano, talvolta si sfaldano.
Più che una ricetta sembra la descrizione di molte relazioni.
Le emozioni non cuociono in dieci minuti. È questa l'immagine che accompagna le 95 pagine del libro, un racconto nel quale il cibo diventa lo strumento per osservare tutto ciò che spesso facciamo fatica a comprendere di noi stessi.

Manuela Fomiatti, dalla Valtellina alla vita milanese
Dietro le polpette c'è soprattutto una donna che ha scelto di raccontarsi senza costruire un'autobiografia classica.
Manuela Fomiatti nasce a Morbegno nel 1983, cresce in Valtellina e da oltre vent'anni vive a Milano. Laureata in Comunicazione d'Impresa e Marketing, lavora come Event Manager e collabora con Event Addicted, piattaforma dedicata al settore degli eventi.
Due territori molto diversi accompagnano quindi la sua storia: da una parte la Valtellina, con la sua cultura gastronomica e il rapporto profondo tra cucina, famiglia e territorio; dall'altra Milano, città della velocità, delle relazioni, del lavoro, degli appuntamenti e delle vite che si incrociano.
Nel mezzo una professionista abituata per mestiere a organizzare tempi, persone e situazioni.
Forse è proprio questo il cortocircuito più divertente del libro: nella vita professionale gli eventi devono avere una scaletta, una partenza, uno svolgimento e possibilmente nessun imprevisto. Le emozioni fanno esattamente il contrario.

La CEO del caos emozionale
Fomiatti non prova a trasformarsi in psicologa e nemmeno a impartire lezioni. Preferisce usare l'ironia, anche quando affronta argomenti che di divertente hanno ben poco.
Dentro il libro convivono così la "direttrice del dipartimento decisioni sensate" e la "CEO del caos emozionale", due definizioni che valgono probabilmente per molte più persone di quante siano disposte ad ammetterlo.
Una parte suggerisce di aspettare, riflettere, proteggersi. L'altra vorrebbe rispondere subito, capire tutto, avere certezze e possibilmente ricevere quel messaggio adesso.
In mezzo passa la vita adulta.
Amori che sembrano giusti, altri che evidentemente non lo sono, relazioni sane che rischiano di apparire meno intense proprio perché non fanno male, momenti nei quali persino stare bene può sembrare sospetto.
La scrittura diventa allora un modo per mettere un po' d'ordine senza fingere che l'ordine sia davvero possibile.
"Mi piaceva l'idea che un libro che parla di amore, ansia, solitudine, paura e di tutte quelle cose tremendamente serie che chiamiamo emozioni potesse farlo senza diventare tremendamente serio", racconta Manuela Fomiatti.
Ed è proprio questa leggerezza, che non significa superficialità, a dare carattere alla narrazione.

Le emozioni assomigliano più ai ceci che alla pasta
Tra le immagini più riuscite del libro c'è quella dell'ammollo.
Le emozioni, suggerisce Fomiatti, assomigliano più ai ceci che alla pasta. Non bastano dieci minuti. Alcune hanno bisogno di una notte, altre di settimane, mesi o anni.
Serve tempo. Servono amici. Conversazioni. Silenzi. Pagine scritte. Talvolta terapia.
Soprattutto serve accettare che non ogni esperienza debba trasformarsi immediatamente in una morale da conservare nel cassetto delle cose imparate.
Una relazione può essere finita senza essere stata inutile. Una persona può aver lasciato qualcosa anche senza essere rimasta. Un dolore può non avere una data di scadenza.
Il libro funziona quando smette di cercare risposte e comincia semplicemente a fare domande.
La più forte è anche la più semplice: quanto tempo passiamo ad aspettare di essere felici invece di accorgerci che, nel frattempo, stiamo già vivendo?
Non sono solo polpette: sei capitoli senza ricette perfette
Diviso in sei capitoli leggibili anche separatamente, Non sono solo polpette procede come spesso procedono i pensieri: avanti e indietro, tra ricordi, salti temporali, incontri e situazioni che assumono significati diversi a seconda del momento in cui vengono rilette.
Non è un romanzo sentimentale nel senso classico e nemmeno un manuale per trovare l'amore.
È piuttosto un racconto di quello che facciamo mentre lo cerchiamo.
Fomiatti lascia volutamente sfumati i confini tra realtà e invenzione. Personaggi ed episodi possono essere stati rielaborati, uniti o trasformati. Ciò che rimane autentico è la materia emotiva.
E in questo percorso entrano anche gli amici, la musica, il lavoro, il rapporto con sé stessi e quella solitudine che qualche volta proviamo a riempire con il cibo, altre con una relazione.
L'autrice non promette soluzioni, ma offre la possibilità di riconoscersi in qualche situazione. E magari sorridere di qualcosa che, mentre accadeva, faceva tutt'altro che ridere.

Un libro di cibo che non parla di cucina
Per Cibovagare questo piccolo libro offre anche uno spunto interessante per guardare alla gastronomia da una prospettiva diversa.
Il cibo non è soltanto ciò che mangiamo. È memoria, famiglia, appartenenza, conforto, desiderio. È una delle lingue che utilizziamo per raccontare noi stessi anche quando crediamo di stare parlando d'altro.
Dalla Valtellina a Milano, Manuela Fomiatti porta dentro il suo primo libro una storia personale che si apre a esperienze nelle quali è facile riconoscersi.
E lo fa partendo dal piatto più democratico possibile.
Niente virtuosismi, niente cucina irraggiungibile, nessuna preparazione riservata agli chef: una polpetta.
Qualcosa che quasi tutti conoscono e che quasi nessuno prepara esattamente nello stesso modo.
Proprio come le relazioni.
Forse il dettaglio più interessante è proprio questo: continuiamo a cercare la ricetta perfetta per stare bene, amare meglio, soffrire meno e scegliere le persone giuste.
Poi arriva la vita.
E cambia gli ingredienti.
Il libro e l'autrice
Non sono solo polpette. Storie dalle quali non ho imparato a cucinare è il primo libro di Manuela Fomiatti, nata a Morbegno, in provincia di Sondrio, nel 1983 e residente a Milano da oltre vent'anni.
Event Manager, laureata in Comunicazione d'Impresa e Marketing, Fomiatti collabora con Event Addicted. Ama la musica, il suo cane e gli amici, che considera una forma di terapia non dichiarata.
Il libro conta 95 pagine ed è proposto a 15,60 euro nella versione cartacea e a 8 euro in formato e-book, secondo le informazioni editoriali fornite.