Il mondo è in movimento...e sempre più spesso guida una donna.
Chef, imprenditrici e direttrici di sala guidano ristoranti identitari tra territorio, visione e ospitalità contemporanea.

Entrare in un ristorante significa attraversare molto più di una porta. Significa entrare in una visione. In un carattere. In un modo di stare al mondo.
Sempre più spesso quella visione ha mani femminili.
Non parliamo solo di fornelli. Parliamo di scelte coraggiose, di passaggi generazionali, di imprese costruite con determinazione silenziosa. Parliamo di donne che guidano cucine, orchestrano sale, aprono nuovi format, tengono insieme creatività e contabilità, squadra e famiglia. Donne che non chiedono spazio: lo abitano.
Abbiamo scelto di raccontarle perché il movimento è reale. E si sente.

Antonella Ricci, radici profonde e sguardo lontano
Crescere tra i tavoli di un ristorante stellato significa imparare presto che il talento da solo non basta. Servono disciplina, studio, visione.
Antonella Ricci porta nel sangue la storia de Il Fornello da Ricci, stella Michelin confermata dal 1996, ma la sua traiettoria non è mai rimasta ferma. Lione, Normandia, ALMA, la Mediterranean Cooking School: il percorso parla di curiosità e metodo.
L’incontro con Vinod Sookar aggiunge una dimensione nuova. Le spezie orientali dialogano con la Puglia, senza forzature. La cucina si fa racconto di un amore e di un territorio che accetta di cambiare restando fedele a sé stesso.
Trent’anni di stella non sono un numero. Sono coerenza.

Monica Robaldo, il ritmo della sala
La montagna insegna equilibrio. A Courmayeur, Monica Robaldo è il tempo del ristorante Pierre Alexis 1877.
Il suo lavoro non fa rumore, ma si percepisce in ogni dettaglio: uno sguardo che anticipa una richiesta, una parola che scioglie una tensione, un servizio che accompagna la cucina con naturalezza.
Accanto al marito chef e ai figli, Monica tiene insieme generazioni e identità. L’ospitalità, nelle sue mani, diventa una forma di intelligenza emotiva. E la sala smette di essere uno spazio di passaggio: diventa relazione.

Costanza Zanolini, l’energia delle idee
Milano corre. E Costanza Zanolini corre con lei, ma con direzione precisa.
Mezè, Maido!, Amuse Bouche: tre format, tre mondi, un unico filo conduttore. Portare culture gastronomiche lontane senza trasformarle in cartolina. Farle vivere, renderle accessibili, farle diventare parte del tessuto urbano.
Dietro l’estetica pop e la convivialità c’è struttura, studio dei quartieri, selezione delle location, strategia. Accanto a lei Daniela Giustino, equilibrio operativo di una visione istintiva.
L’imprenditoria femminile qui non è slogan. È concretezza quotidiana.

Ilaria Grando, accogliere è un’arte
Sestri Levante ha il profumo del mare e delle famiglie che resistono nel tempo. A Rezzano Cucina e vino, il riconoscimento Michelin 2026 è anche il risultato di una sala che sa ascoltare.
Ilaria Grando arriva da Milano, dal mondo degli eventi. Porta con sé organizzazione e sensibilità. In pochi anni costruisce un’identità di accoglienza che le vale un premio dedicato proprio all’ospitalità.
Il fine dining che sceglie di rappresentare non è distante né rigido. È misurato, umano, coerente con il territorio. Dietro ogni servizio c’è la consapevolezza che l’esperienza non è solo tecnica, ma memoria.

Giorgia Proia, costruire bellezza
burro, farina, tempo. Casa Manfredi è il progetto di una mente che pensa per proporzioni e armonie.
Giorgia Proia arriva dall’architettura e forse non è un caso. La precisione dei suoi lievitati, la pulizia degli spazi, la cura per il dettaglio raccontano una visione progettuale prima ancora che gastronomica.
Roma la riconosce come riferimento per la colazione di qualità. Ma ciò che colpisce è la coerenza: nessuna rincorsa all’effetto, solo ricerca continua. Una forma di eleganza che non ha bisogno di alzare la voce.

Elisabetta Guaglianone, rigore romano
Restituire alla cucina romana la sua dignità più profonda richiede studio e coraggio.
A Proloco Trastevere, Elisabetta Guaglianone lavora sulla filiera con precisione quasi scientifica. Ogni ingrediente ha un’origine chiara, ogni scelta è motivata.
La romanità qui non è folklore. È cultura gastronomica. carbonara, amatriciana, quinto quarto diventano esercizi di consapevolezza. Un presidio, più che un ristorante.

Giorgia Ozzano, identità italiana all’estero
Genova, Tunisi, Salamanca, Amsterdam. Il percorso di Giorgia Ozzano parla di lingue, incontri, cambi di rotta.
Giò Cucina Italiana nasce dal desiderio di raccontare l’Italia senza stereotipi. Menù che cambia ogni giorno, materia prima selezionata, cucina espressa. Il riconoscimento nei Paesi Bassi conferma che autenticità e qualità viaggiano bene.
Con AMO by Giò, lo Street food italiano trova casa nel cuore di Amsterdam. Un’altra prova che imprenditoria e identità possono crescere insieme, anche lontano.
Esperienze da vivere, storie da ascoltare
Raccontare queste donne non significa costruire un elenco. Significa riconoscere un movimento.
Significa invitare chi legge a scegliere ristoranti dove dietro un piatto esiste una visione precisa. Significa dare valore a chi lavora con metodo, sensibilità, ambizione.
E significa aprire uno spazio.
Perché molte altre storie stanno prendendo forma. In città, in provincia, all’estero. Storie guidate da donne che stanno costruendo imprese solide, identitarie, contemporanee.
Noi continuiamo a cercarle.
A incontrarle.
A raccontarle.
Il mondo è in movimento...e sempre più spesso guida una donna.