Glera, cuore del Prosecco: origine, territorio e futuro del vigneto
Dal Nord Est al mondo: la Glera racconta il Prosecco, il suo paesaggio UNESCO e la ricerca che guarda al domani
La Glera nasce qui. Tra le colline dolci e verticali del Nord Est, fra Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove il vigneto non è mai semplice agricoltura ma paesaggio, racconto, quotidianità. È questo il vitigno alla base del prosecco DOC e delle due DOCG – Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e Asolo Montello – un universo produttivo che ha saputo trasformarsi in uno dei più potenti volani dell’enoturismo italiano.

Il legame tra Glera e territorio è profondo. Le colline di Conegliano Valdobbiadene, riconosciute Patrimonio UNESCO, raccontano una viticoltura “eroica” fatta di pendii ripidi, vigneti frammentati, piccoli borghi e cantine che oggi accolgono viaggiatori da tutto il mondo. Strade del vino, percorsi panoramici, degustazioni, agriturismi, ristorazione locale e ospitalità diffusa hanno reso il Prosecco una destinazione prima ancora che un vino.
All’origine di tutto resta la Glera, vitigno dalla naturale freschezza, capace di esprimere leggerezza, bevibilità e un profilo aromatico immediato. Qualità che incontrano perfettamente i gusti delle nuove generazioni di consumatori e che spiegano il successo globale del Prosecco, ma anche l’attenzione crescente verso il futuro del vigneto.
Proprio a Rauscedo, in provincia di Pordenone, uno dei luoghi simbolo della ricerca viticola italiana, il 29 gennaio 2026 si terrà l’evento “La Glera del futuro”, promosso da VCR – Vivai Cooperativi Rauscedo. Un appuntamento che mette al centro il miglioramento genetico applicato a questo vitigno chiave, attraverso la presentazione di cinque nuove varietà di Glera resistenti alle principali malattie fungine.

Quattro di queste selezioni arrivano dai programmi di VCR, una dal Crea Viticoltura ed Enologia di Conegliano. Tutte saranno protagoniste di una degustazione tecnica comparativa alla cieca, basata su micro-spumantizzazioni, che metterà alla prova la capacità di tecnici e produttori di riconoscere le differenze rispetto ai vini ottenuti dal vitigno originario.
Il lavoro di selezione, come spiegato dal direttore di VCR Yuri Zambon, ha puntato a preservare l’impronta sensoriale della Glera, introducendo allo stesso tempo una maggiore capacità di adattamento ai diversi areali e alle nuove condizioni climatiche. La resistenza a peronospora e oidio consente una forte riduzione dei trattamenti, con benefici evidenti per l’ambiente, per chi lavora in vigna e per i territori che vivono anche di accoglienza.
Non è un tema secondario. L’enoturismo del Prosecco si fonda su un equilibrio delicato fra produzione, paesaggio e qualità della vita. Vigneti più sostenibili significano colline più tutelate, percorsi più autentici, esperienze più credibili per chi sceglie di visitare queste zone non solo per bere un calice, ma per comprenderne l’identità.

L’evento di Rauscedo vedrà la partecipazione dei tre Consorzi di tutela – Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG e Asolo Montello DOCG – a testimonianza di un percorso condiviso che guarda al domani senza perdere il legame con l’origine. Un dialogo che coinvolge anche le istituzioni e che si inserisce in un contesto normativo europeo sempre più aperto all’utilizzo dei vitigni resistenti nelle denominazioni.
Accanto a questo percorso, si affaccia anche il tema delle Tea/Ngt, le nuove tecniche di evoluzione assistita, che potrebbero aprire ulteriori scenari nella viticoltura europea. Per realtà come VCR, si tratta di strade che possono affiancarsi agli incroci guidati, rafforzando un modello produttivo capace di rispondere alle esigenze del mercato e alle aspettative dei territori.

Raccontare la Glera oggi significa quindi raccontare un vino, ma anche un sistema. Un mosaico fatto di colline, ricerca, cantine, persone e viaggiatori. Ed è proprio da qui che passa il futuro dell’enoturismo del Prosecco: dalla capacità di custodire il paesaggio, rendere il vigneto più resiliente e continuare a offrire esperienze che parlano la lingua dei luoghi.